Cardinale Zen: “La Messa tradizionale ha un futuro, anche se qualcuno vorrebbe farla sparire”

Anche se ha dei sospetti circa le intenzioni di alcuni critici della Messa tradizionale strettamente legati a papa Francesco, non è detto che il motu proprio Traditionis custodes debba necessariamente avere effetti disastrosi sulla celebrazione della Messa vetus ordo.

Questa la posizione del cardinale Joseph Zen, intervenuto in live streaming all’incontro organizzato da Aurelio Porfiri.

“Penso che l’effetto del motu proprio potrebbe non essere così devastante”, ha detto il cardinale, esprimendo la sua soddisfazione per il fatto che i vescovi di Hong Kong abbiano deciso, per il momento, di non introdurre alcun cambiamento circa la celebrazione della Messa antica nella loro diocesi. Tuttavia, Zen si è detto anche preoccupato, perché ci sono persone che sperano che il documento del papa serva non solo a regolare la Messa vetus ordo, ma a farla sparire del tutto.

Secondo Zen, che ha parlato della Messa vetus ordo come di “qualcosa di molto prezioso e molto benefico per la pietà e il nutrimento della fede”, dietro Traditionis custodes potrebbe esserci, all’origine, non tanto papa Francesco quanto quale esponente della Segreteria di Stato.

Durante la tavola rotonda, che ha visto la partecipazione anche del vescovo Athanasius Schneider e di John Rao, Felipe Alanis, James Bogle e Robert Moynihan, il cardinale Zen, parlando della sua educazione e delle sue prime esperienze con la Messa antica, ha ricordato che suo padre, un convertito al cattolicesimo, avrebbe voluto diventare sacerdote, ma fu scoraggiato dai missionari perché era appena stato confermato.

I missionari, ha detto Zen, suggerirono a suo padre di sposarsi e di mandare suo figlio al seminario. “Così mio padre si è sposato ed ha avuto cinque figlie prima di me. Io sono stato il sesto e il primo maschio. Mio padre mi portava a messa tutti i giorni, e la domenica a cinque messe in cinque diverse chiese cattoliche. Era meraviglioso. Non mi sono mai annoiato, anzi era molto piacevole. E questa è stata l’origine della mia vocazione”.

L’ultima messa della domenica, ha aggiunto Zen, era sempre una Messa alta in latino, con bella musica che catturava la sua attenzione di bambino. Poi, dopo aver detto che ancora oggi ricorda la sequenza latina del Dies Irae “dalla prima all’ultima parola”, il cardinale, su richiesta di un altro partecipante, ne ha cantato una parte.

“Mi piacerebbe avere questo canto per il mio funerale. Quindi, se non c’è nessuno in grado di eseguirlo, lo registrerò”.

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