Scuole parentali, così la Repubblica francese si fa Dio in terra

di Stefano Fontana

La decisione della Francia di non permettere la scuola parentale fatta a casa sotto responsabilità dei genitori contrasta con tutti i principi della Dottrina sociale della Chiesa. Proprio con tutti. Per questo è un atto politico gravissimo. La “Legge per il rispetto dei principi della Repubblica” che ha avuto il via libera definitivo e verrà applicata a breve contiene molti aspetti allarmanti, ma uno in particolare ci interessa qui per la sua valenza innaturale e irreligiosa: appunto il divieto della scuola parentale, non quindi della scuola paritaria che riceve finanziamenti statali (pochi o tanti che siano) ma della scuola fatta a casa dai genitori o da gruppi di famiglie, su cui lo Stato non ha alcun titolo per intervenire. I diritti della famiglia non sono di sua competenza. La Legge francese ammette la scuola parentale solo in quattro casi: problemi sanitari del bambino, pratiche sportive intensive, lontananza eccessiva dell’abitazione dalla scuola, situazione specifica del bambino che richieda interventi educativi particolari e documentabili.

Il principio fondamentale della legge è che i principi della Repubblica vengono prima di tutti gli altri: “La scuola deve prima inculcare i valori della repubblica, non quelli di una religione”. Essendo il principio fondamentale, questo è anche il motivo principale per cui deve essere contestata. La Repubblica in questo modo fa di se stessa un assoluto e si sbarazza di tutto quanto le stia sopra in termini di principi e valori della convivenza civile. Essa dichiara che prima dei principi della Repubblica non c’è nulla e che la Repubblica si fonda perciò su se stessa. Ma cosa è che crea se stessa (causa sui) se non Dio? La Repubblica si fonda allora su un atto di volontà privo di motivazioni e fini, perché se esistessero motivazioni e fini allora questi precederebbero la Repubblica. La Repubblica diventa un fatto che si impone da sé, la cui giustificazione di esserci e solo il fatto di esserci, la giustificazione del suo porre è solo il suo porsi. Ma cosa è quella realtà la cui esistenza si spiega solo con se stessa se non Dio? La Repubblica francese quindi è un Dio in terra.

Non è questa una novità perché la moderna cultura francese, a cominciare dall’Illuminismo, ha di fatto sempre sostenuto questo principio, che essi chiamano di laicità ma che in realtà è una religione secolare. La nuova Legge Macron non dice che le religioni vengono dopo la Repubblica e possono contare su una presenza educativa solo in dipendenza dai valori della Repubblica, no, dice che le religioni devono dipendere da un’altra religione principale e fondamentale: la Religione della Repubblica. La quale religione, tuttavia, come abbiamo visto, non ha dei principi ad essa anteriori da difendere, perché in questo caso essa avrebbe qualcosa al di sopra di sé di più assoluto di se stessa.

L’unico suo principio è se stessa, quello che essa dice, fa e ordina di fare. Quello che dice, fa e ordina di fare oggi vale come principio, allo stesso modo di ciò che dirà, farà e ordinerà di fare domani. E questo in tutti i campi, perché anche un Dio in terra – come il Dio del Cielo – non può avere ambiti da lui indipendenti e autonomi. Se la Repubblica decide che uno dei suoi principi è il gender, tutta la scuola francese dovrà insegnare il gender. Per quale motivo? Ma perché la Repubblica ha detto, fatto e ordinato di fare così. Se la Repubblica dice che appartiene ai suoi principi la Legge sulla Bioetica, non ci si potrà appellare a principi di ordine superiore per criticarla e combatterla, perché sarebbe come introdurre un’altra religione diversa dalla religione ufficiale della Repubblica: la stessa accusa che ha portato Socrate a bere la cicuta.

Le nuova Legge francese contrasta con tutti i principi della Dottrina sociale della Chiesa – ma proprio con tutti – per questo motivo: chi pensa di governare senza riconoscere niente di superiore (superiorem non recognoscens), in altre parole chi pensa di avere un potere assoluto capace di auto-fondarsi, nega che la convivenza comunitaria tra gli uomini abbia un senso indisponibile. Negato questo, viene negato anche tutto il resto.

La Legge francese è l’applicazione coerentissima e pericolosissima del principio moderno dell’autosufficienza (totalitaria) della politica, sicché è abbastanza inutile pensare di contrastarla appellandosi alle libertà di tipo liberale. Certo viene facile accusare il liberalismo di Macron di essere illiberale – e quindi di contraddirsi platealmente -, ma non può essere sufficiente, anzi può essere fuorviante. Perché la concezione liberale di libertà consiste nel ritenerla assoluta e senza qualcosa di superiore da rispettare (superiorem non recognoscens) proprio come la Repubblica intende se stessa. Il principio per cui il cittadino deve potersi autodeterminare è lo stesso per cui la Repubblica – che è come un Cittadino in Grande – si autodetermina e, così facendo, stabilisce per tutti cosa significa autodeterminarsi. Non si difende la scuola parentale appellandosi alle libertà liberali dei genitori, ma, al contrario, al fatto che i genitori hanno dei doveri che precedono e fondano la stessa famiglia, qualcosa di superiore da riconoscere.

Fonte: vanthuanobservatory.org

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