Dopo il decreto della diocesi ambrosiana / Il prete? Se non si vaccina, non incontra nessuno. La “Chiesa in uscita” ha deciso così

Cari amici di Duc in altum, dopo che ieri abbiamo pubblicato il decreto e la nota esplicativa della diocesi di Milano sulle misure anti-Covid, il Giovane Prete mi ha inviato la lettera che trovate qui sotto. Pronta reazione a due documenti sconcertanti.

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Caro Aldo Maria,

come avevamo previsto, ci siamo. Il grande onore di portare la fiaccola ed aprire la nuova stagione ecclesiale 2021-2022 spetta alla gloriosa arcidiocesi di Milano.

In data 9 settembre dalla Curia arcivescovile escono un Decreto e una Nota esplicativa destinati a cambiare profondamente il volto delle nostre comunità.

Dal Decreto si dispone che debbano sottoporsi ad almeno una dose di vaccino o al tampone con validità 48 ore, oppure debbano essere guariti dal Covid da non oltre centottanta giorni, le seguenti categorie: catechisti, educatori, insegnanti del doposcuola, maggiorenni che svolgono qualche servizio all’interno della parrocchia, accoliti, ministri straordinari della Comunione, coristi e cantori. Tutte queste persone si dovranno impegnare in forma scritta a rispettare tali disposizioni.

Le autorità di riferimento che il fedele deve tenere in considerazione per orientare il suo assenso sono, in ordine di importanza: il presidente della Repubblica Mattarella (“Vaccinarsi è un dovere”) e il Santo Padre Francesco (“Vaccinarsi è un atto d’amore”), mentre deve accontentarsi di un bel misero terzo posto la presidenza Cei (“Siamo chiamati noi per primi a rispondere ad un atto d’amore”).

E come cambia la vita del sacerdote che non si intende vaccinare?

Per ora la sua giornata potrà essere solo questa: dalla canonica alla Chiesa per celebrare l’Eucaristia. Guai se si azzarderà a fare catechismo, a giocare con i ragazzi, a tenere incontri con gli adulti, a visitare i malati… a meno che non siano in pericolo di vita! Bontà loro…

Alla faccia della Chiesa in uscita! Sì, praticamente dalla canonica al presbiterio!

Ci sarebbe da ridere se la cosa non fosse tremendamente seria.

Infine, la Nota esplicativa contiene un’ultima “perla”: perché al sacerdote non è chiesto di assumersi l’impegno in forma scritta come agli altri operatori pastorali? Semplice: perché lui “ha già un particolare dovere di obbedienza in virtù del vincolo di Ordinazione”!

Hai capito caro Aldo Maria? Il sacerdote dovrebbe obbedire a queste disposizioni – che ledono platealmente la sua libertà della coscienza e che potrebbero mettere a rischio la sua vita (non quella degli altri), dato che l’autorizzazione di questi vaccini è ancora “condizionata”, non essendone dimostrata né l’efficacia né la sicurezza, sulla base del sacramento dell’Ordine ricevuto e dell’obbedienza dovuta al vescovo. Quest’operazione è veramente sporca: danno per scontato che l’obbligo vaccinale rientri nell’obbedienza gerarchica dovuta al proprio ordinario, quando è evidentemente un abuso.

A questo punto consiglio all’arcidiocesi di Milano di suggellare il tutto mettendo mano a una piccola correzione nella liturgia di ordinazione sacerdotale. Il vescovo unge con il sacro Crisma le palme delle mani di ciascun ordinato dicendo: “Il Signore Gesù Cristo che il Padre ha consacrato in Spirito Santo e potenza, ti custodisca per la sanificazione del suo popolo e per l’offerta del sacrificio”.

Povera Chiesa, poveri noi!

Il Giovane Prete

 

 

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