Lettera ad Aldo Maria Valli sul modernismo

di Aurelio Porfiri

Caro Aldo Maria,

noto che nelle tue lettere tu usi la parola “modernismo”. Come forse sai o avrai notato, mi sto occupando molto di questo fenomeno che gli storici collocano tra la fine del diciannovesimo secolo, il tramonto di Leone XIII e l’inizio del ventesimo secolo, prendendo tutto il papato di san Pio X che termina con la sua morte nell’agosto del 1914. In realtà, quel fenomeno di riformismo in senso liberale del cattolicesimo non è mai veramente terminato, anche pensando che due dei tre modernisti più celebri (il terzo era George Tyrrell, morto nel 1909) saranno attivi ben oltre il 1914: Alfred Loisy morirà nel 1940 ed Ernesto Buonaiuti nel 1946.

In realtà, il modernismo non è mai finito: è un fenomeno intrinseco alla Chiesa come l’acidità di stomaco. Va combattuto, ma poi sempre rispunta. Questo perché riguarda la relazione che la Chiesa ha con il mondo, relazione che tende spesso a essere squilibrata. Nei miei studi recenti ho capito che la nouvelle théologie, il Concilio, la teologia della liberazione non sono momenti sorgenti ma tappe del percorso segnato dal modernismo, a sua volta non estraneo ai valori dell’umanesimo, della Rivoluzione francese, del protestantesimo liberale, dell’illuminismo e del lavoro dietro le quinte delle società segrete, di un certo sionismo e di sette esoteriche. Ora il Concilio Vaticano II mi appare sotto una luce più chiara perché capisco che il vero problema non è il Concilio stesso, ma tutto ciò che viene molto prima e in esso è sfociato.

Lo studio della storia della Chiesa mi fa vedere tutto con più chiarezza. Il vero problema della Chiesa non è questo o quel papa, ma proprio il modernismo, una attitudine che la consuma dal di dentro. Se tu vedessi come il modernismo era diffuso ai tempi di san Pio X resteresti stupefatto. Certo, quel pontefice reagì con impeto, ma oggi il veleno modernista si è evoluto sviluppando anche qualità anestetiche. Molto clero non si accorge nemmeno più che lo spirito da essi seguito non è quello che viene da Dio, ma quello insinuato dal mondo.

Vorrei poterti dire che c’è una soluzione, ma non è così. C’è chi crede di farsi la sua “Chiesa perfetta in miniatura” (che poi perfetta non è mai), come il presidente della Costa d’Avorio che si fece riprodurre una basilica di San Pietro a grandezza naturale. Eppure, io continuo a pensare che fra una cadente basilica di San Pietro in Vaticano e una sfolgorante basilica di San Pietro in Costa d’Avorio sia sempre meglio affidarsi, consapevoli della verità, alla prima.

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