Lettera ad Aurelio Porfiri sull’Anticristo e l’ultima battaglia

Caro Aurelio,

ho ricevuto in questi giorni un libro di don Carlo Giuseppe Adesso, che è stato parroco nella bellissima San Leo, nel Montefeltro, in provincia di Rimini, e che so essere un lettore di Duc in altum. Il libro si intitola Omelie sul Natale e sull’Anticristo (Solfanelli, 112 pagine, 10 euro) ed ha una prefazione del cardinale Gerhard Ludwig Müller e una postfazione dell’eremita padre Nicola Lomurno.

Il titolo mi ha molto incuriosito, specie per quel riferimento all’Anticristo. Poi la curiosità è aumentata quando, accanto al frontespizio, ho letto questa nota: “I proventi di questo libro andranno a favore dei cristiani della Terra Santa, tra i quali mi recherò per trascorrere un congruo tempo di preghiera, penitenza e radicalità evangelica”.

La conferma dell’intenzione dell’autore l’ho trovata nel biglietto che ha gentilmente allegato, e nel quale si legge: “Accingendomi a partire per la Terra Santa, mi permetto di farti dono di queste dieci omelie che rappresentano una sorta di testamento spirituale per i miei parrocchiani. Il covid e le ultime vicende ecclesiali mi hanno indotto a ritenere del tutto necessario un ricentramento del mio sacerdozio in Cristo. Di qui la decisione di lasciare tutto e recarmi nella Terra del Signore, sperando di poter essere un po’ più utile alla Chiesa e al mondo”.

Impossibile non rilevare una nota di amarezza. E poi c’è quel riferimento al “testamento spirituale”, alquanto singolare se si pensa che don Carlo non è un prete anziano, ma è nato nel 1976.

La prima omelia contenuta nella raccolta risale alla vigilia di Natale del 2005 e si apre con queste parole: “Oggi, fratelli e sorelle, carissimi, le tenebre vengono sconfitte dalla luce splendente che promana dal volto di Cristo”, ed è significativo che subito ci sia questo contrasto tra tenebre e luce, perché è il tema che fa un po’ da filo conduttore all’intero libro.

Dopo ogni omelia, don Carlo scrive una breve nota per spiegare che cosa faceva in quel periodo della sua vita e dove si trovava.  Un percorso variegato: da vicario in una parrocchia del Ferrarese a officiante e confessore nella basilica cattedrale di Ferrara, da collaboratore della nunziatura apostolica in Italia e collaboratore della parrocchia di San Tommaso Moro a Roma (mentre lui aveva espresso il desiderio di essere inviato in Turchia come missionario fidei donum) a parroco di San Leo. E poi ecco la conduzione di una trasmissione su Radio Maria dedicata al commento della Cronache di Narnia di C.S. Lewis.

Proprio in una di queste trasmissioni don Carlo parla del romanzo finale delle Cronache di Narnia: L’ultima battaglia, nel quale compare Cambio, la gigantesca scimmia che era uno degli esseri più intelligenti e allo stesso tempo più malvagi che si potessero immaginare e aveva come unico amico l’asino Enigma, il quale però era più servo che amico. Senza farla troppo lunga, riporto qui quanto don Carlo disse alla radio e ora pubblica nel libro: “Va anche detto che in inglese il nome dell’asino, di per sé, andrebbe tradotto non tanto col termine Enigma, quanto col termine confusione! Una confusione pericolosa, sia perché l’asino travestito da leone confonderà gli abitanti di Narnia che si chineranno davanti a un’immagine falsa di Aslan (noi diremmo che Narnia è a rischio idolatria). Ma, soprattutto, l’artefice di questa confusione non è uno straniero, ma è un abitante di Narnia! L’apostasia di Narnia viene dal proprio interno e non da fuori”.

Per Lewis lo scimmione è chiaramente l’Anticristo, “colui che nega il Figlio”, come si legge nella prima Lettera di san Giovanni apostolo. E don Carlo commenta: “Non c’è ombra di dubbio che lo scimmione rappresenti l’Anticristo, anche perché Cambio possiede dei tratti chiaramente satanici: è superbo, malvagio, iracondo, tiranneggia e manipola un asino debole e sciocco”. Lo scimmione, la simia Dei, l’imitator che, sicut simia, cerca di copiare Dio ma produce, appunto, solo una scimmiottatura. Purché ci sia ancora qualcuno in grado di riconoscere e svelare l’inganno.

“Le nostre lampade di vigilanza, senso critico, prontezza alla testimonianza e al martirio, siano pertanto ben ardenti” scrive pertanto l’eremita padre Nicola Lomurno a conclusione dell’opera, dopo che don Carlo ha proposto anche tre omelie espressamente dedicate all’Anticristo.

La vittoria finale di Cristo sulla simia Dei è certa, spiega il cardinale Müller nella prefazione, ed è “la vittoria a cui tutti siamo chiamati, ma che possiamo ottenere esclusivamente attraverso una battaglia e solo camminando radicati in Cristo!”.

Ecco perché, credo, don Carlo ha deciso di partire per la Terra Santa. Certamente accompagnato dalle mie preghiere.

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L’ultima battaglia. In un futuro non troppo lontano…

In un futuro non troppo lontano fatto di cyborg e veicoli volanti, la Chiesa cattolica è cambiata, trasformata da una riforma interreligiosa e umanitaria che ha vietato il segno della croce e la preghiera alla Madonna in nome dell’ecumenismo, della tolleranza e della fratellanza universale. La teologia è smart, proliferano i papi emeriti che si ritirano a vita privata, la basilica di San Pietro è divenuta il Tempio Numero Uno, i preti possono sposarsi con altri uomini e si sono visti riconosciuto canonicamente il diritto ad avere dei figli. Il nuovo corso della Chiesa del dialogo e della misericordia nasconde però un volto spietato e crudele: da qui nasce l’alleanza tra un monsignore, un giornalista e il comandante delle guardie svizzere per rovesciare una situazione ormai intollerabile. Riuscirà questo “piccolo gregge” di fedeli, alle soglie di un nuovo conclave, a combattere la buona battaglia e salvare la vera fede sulla terra?

Aldo Maria Valli, L’ultima battaglia, Fede & Cultura

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