Ecco perché l’élite mondialista non può permettersi la democrazia

Cari amici di Duc in altum, spesso, tutti presi dalle notizie quotidiane, non riusciamo a vedere il quadro d’insieme. Oppure non vogliamo vederlo. Oppure non siamo più in grado di vederlo. Ecco perché questo tipo di analisi è più che mai necessario. Compito gravoso ma urgente, al quale offre un contributo Davide Lovat, storico della politica e filosofo del diritto, con la riflessione che ha inviato al blog e che volentieri vi propongo.

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di Davide Lovat

“È più facile che un cammello entri per la cruna di un ago che un ricco entri nel Regno dei Cieli”, dice Gesù nel Vangelo. Alla luce del momento storico in cui viviamo, possiamo aggiornare il paragone col cammello nella cruna e dire: è più facile quel buon esito improbabile che l’élite globalista accetti l’esistenza di una vera democrazia.

Semplicemente, i ricchi non possono permettersi la democrazia perché le decisioni assunte da un popolo correttamente informato possono divergere nettamente dai loro desideri e dalle loro pianificazioni. Fin tanto che il voto veniva incanalato tramite i mass media nella direzione gradita, manipolando e orientando l’opinione pubblica verso il consenso a partiti controllati da persone di loro fiducia, la finzione della democrazia era ideale. Ma quando la maggiore circolazione di persone e di notizie ha generato una crescita della libertà di pensiero e dell’indipendenza di giudizio si è verificato un problema, dal loro punto di vista: votazioni di cruciale importanza hanno avuto l’esito opposto a quello che avrebbe dovuto verificarsi secondo i piani.

L’élite mondialista ha perciò reagito con inusitata violenza ai due voti democratici che determinarono, in rapida successione, la Brexit e l’elezione di Trump, ovvero i due episodi che hanno segnato lo spartiacque nel loro atteggiamento.

Di colpo, essi realizzarono che una società veramente aperta diventava anche davvero democratica e le decisioni non erano più necessariamente quelle preconfezionate dall’élite finanziaria.

La prima conseguenza si è avuta con la stretta alla libera informazione e la guerra alle “fake news“, ovvero in realtà al pensiero non allineato, con la immediata censura intervenuta sui social e sui mass media, sottoposti da allora a restrizioni crescenti.

Poi è stato avviato il “Great Reset” annunciato sfacciatamente al World Economic Forum, con l’emergenza sanitaria esagerata ad arte dalla propaganda, in modo che tramite il terrore si possa imporre ai popoli la triplice transizione verso il dominio assoluto: primo, la “transizione umana” con la destrutturazione dell’uomo e della famiglia (gender theory, diretta emanazione dell’antropologia esoterica gnostico-cabalistica in voga presso le élites americane) e l’avvio del controllo tecnologico invasivo dei corpi; secondo, la “transizione ecologica”, con la diffusione dell’ecologismo ideologico, l’imposizione degli interessi delle aziende della “green economy” e di limitazioni draconiane delle libertà dei cittadini ridotti a sudditi nei consumi e nello stile di vita; terzo, la “transizione politica”, attraverso la sostituzione graduale della democrazia con una tecnocrazia plebiscitaria, fondata sulle “libertà ottriate”, ovvero su permessi di agire concessi solo agli obbedienti e sottomessi, mentre il pluralismo di idee e il dissenso vanno repressi ed eliminati.

Loro, i ricchi dell’élite mondialista, sono decisi e hanno pianificato tutto. Contano su migliaia di servi in ogni Paese, corrotti dal denaro, a cui sono stati promessi privilegi anche per il dopo transizione. Hanno mezzi enormi, hanno in mano le 3W (Washington, Wall Street e West Point, cioè politica, economia, esercito), controllano Onu e Ue, dominano banche centrali e circuito massmediatico, dirigono le forze di polizia, guidano i partiti politici come i burattinai con le marionette.

Questa élite dominante negli Usa e, di conseguenza, al vertice dell’Occidente intero, è una casta che si perpetua col metodo della cooptazione per via iniziatica da generazioni, con potere sempre crescente. Essa, per lunga tradizione, pratica e vive valori radicalmente anticristici e oggi sente di poterli imporre al mondo intero, tale è il potere economico e politico che ha conquistato, arrivando a piegare dopo secolare attesa anche la Chiesa al suo volere. Sto dicendo in altri termini, e sarebbe interessante approfondirlo nel dettaglio in contesto adeguato, quello che monsignor Viganò cerca di far capire quando parla di “deep State” e di “deep Church“.

La situazione è perciò drammatica, forse già tragica, e dunque cosa si deve fare? Innanzitutto, prendere coscienza che questo è lo stato delle cose. Non siamo in democrazia, forse non lo siamo stati mai davvero, ma adesso è evidente che un gruppo organizzato e potentissimo, con una visione del mondo totalitaria fondata su princìpi filosofici e morali del tutto antitetici al cristianesimo, influenza in maniera diretta, coordinata e stringente la vita politica di tutto l’Occidente.

Noi cristiani non possiamo vincere contro di loro, salvo un aiuto celeste; ma abbiamo il dovere di provare a resistere, organizzandoci sia socialmente, dando vita a reti di mutua assistenza in previsione della crescente emarginazione che toccherà a chi non vorrà rinunciare ai suoi valori, sia politicamente, provando a dar vita a reti civiche (non a partiti!) fondate sui princìpi della Dottrina sociale della Chiesa, prima che anche questa venga cambiata per input dell’élite che attualmente detta l’agenda. Dobbiamo infine cercare di portare dalla nostra parte chi non è ancora apertamente compromesso con loro.

E, dato che senza l’aiuto celeste sarà comunque sempre una lotta segnata nell’esito come quella eroica di Ettore contro Achille, dobbiamo aumentare il tempo dedicato alla preghiera per invocare l’intercessione della Santa Vergine affinché il Signore abbrevi il tempo della desolazione, della persecuzione e della sofferenza, compiendo finalmente la promessa del Suo trionfo.

 

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