Vade retro tagliatelle! Il delirio di onnipotenza di un preside nell’Italia dei divieti e della paura

di Fabio Longo

Caro Valli,

qualche giorno fa ho letto questa ennesima perla nel marasma generale italiano: “Andria, a scuola con la pasta al forno come merenda: dieci alunni rischiano la sospensione”.

Perché la sospensione? Perché gli studenti, di un liceo classico, hanno portato in classe vaschette monoporzione di tagliatelle al forno, e il signor preside Cosimo Antonio Strazzeri ha sentenziato: “Non abbiamo una mensa autorizzata dalla Asl dove poter gestire cibi caldi e, oltretutto, siamo in emergenza sanitaria da covid-19 ed è inimmaginabile manipolare cibi cotti; è vietato se non autorizzato dagli organismi competenti: questo ci impone un rispetto delle regole e massima attenzione dal punto di vista igienico e sanitario”.

Il dirigente, avvertito da vicepreside e professori, è dunque entrato in classe ed ha ammonito gli alunni facendo scattare un provvedimento disciplinare: “Questo è un luogo deputato all’insegnamento e non alla consumazione di pasti caldi che compromettono anche la fase digestiva. In questa scuola non è previsto il rientro ed è ingiustificata l’introduzione di cibi caldi dall’esterno e di incerta provenienza!”.

Credo che qualsiasi persona dotata di un minimo di dignità e di amor proprio non possa che guardare a questi proclami del preside con desolazione, e viene una gran voglia di andare a vivere in qualche altro Paese meno ottuso e anestetizzato.

Mi ricordo che a scuola, nel mio caso a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, ci rimproveravano aspramente se ci si presentava con merendine confezionate, ci ricordavano in continuazione il primato delle cose genuine fatte in casa, e certe mamme snaturate e frettolose erano portate a esempio negativo.

Adesso ci bombardano di pubblicità orgogliosamente patriottiche, le eccellenze italiane, le filiere a chilometro zero, pomodori che sorridono, sughi meravigliosi, la carne italiana, i formaggi italiani, il grano italiano, la frutta italiana, insomma il paradiso gastronomico italiano: peccato però che tutto questo a scuola non debba entrare!

Un preside in evidente crisi di nervi, con zelo isterico minaccia di sospendere (e magari denunciare e fare incarcerare, fate voi) quattro ragazzini colpevoli di – udite udite, che delinquenti! – aver portato da casa la pasta al forno, di origine incerta.

I delinquenti devono invece consumare le merendine, sigillate e di origine controllata.

Il preside gastroenterologo si lancia poi in una valutazione clinica raffinata, ammonendo che tale pasto compromette la fase digestiva. È inimmaginabile – tuona – manipolare cibi cotti in tempi di emergenza covid (ma perché poi?)

Al valoroso e resiliente preside interessa soprattutto l’imminente importante mostra d’arte che si terrà nel suo Istituto (Botticelli? Tintoretto? Klimt? Chissà) e non vuole che si parli della sua come della scuola dei maccheroni: di sicuro con un preside di tal fatta si sforneranno svariati premi Nobel e non lasagne.

Oppure è terrorizzato dalle possibili sanzioni, peraltro possibili in uno Stato che scatena elicotteri e forze speciali contro uno che corre sul lungomare (Pescara, 2020).

Chissà se l’intransigente preside Strazzeri è altrettanto tetragono al bullismo, agli spinelli, ai genitori diciamo così invadenti, all’assenteismo di studenti e docenti e a tutti i soliti problemi di tutte le scuole: di sicuro il suo istituto sarà un’oasi nello sfacelo scolastico italiano, là non si scherza!

Comunque, va bene così. Viva le merendine industriali confezionate con ingredienti di origine certa (?), abbasso la pasta della nonna.

Viva i presidi gastroenterologi esperti d’arte, viva i lemming ottusi che corrono verso il precipizio: un giorno si accorgeranno tutti di quanti danni la follia isterica legata al covid avrà provocato, tra utili idioti e pecore in gregge.

Chissà se tra le macerie sociali fumanti si aggirerà ancora qualcuno, stordito e terrorizzato ma in grado di ragionare e di mangiarsi un’eccellenza italiana alla salute del povero Strazzeri, al quale farebbe bene una bella imbattibile burrata locale.

 

 

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