Don Camillo, le acque e la pandemia più grave

di Rita Bettaglio

“Fratelli”, disse don Camillo. “Le acque escono tumultuosa dal letto dei fiumi e tutto travolgono: ma un giorno esse ritorneranno placate, nel loro alveo e ritornerà a risplendere il sole. E se, alla fine, voi avrete perso ogni cosa, sarete ancora ricchi se non avrete persa la fede in Dio. Ma chi avrà dubitato della bontà e della giustizia di Dio, sarà povero e miserabile anche se avrà salvato ogni sua cosa”.

Questo disse don Camillo quando il Po ruppe gli argini e inondò tutto il paese e la campagna circostante. Solo lui era rimasto al suo posto e portava Dio agli sfollati attraverso il suono delle campane: lo scandire delle ore e soprattutto la Santa Messa.

Abbiamo negli occhi le immagini del film in bianco e nero, immagini che confrontiamo con quelle di oggi: non solo alluvioni e calamità (che pure ci sono) ma soprattutto la desolazione di un mondo in cui regnano la paura, la menzogna, l’incapacità di distinguere il bene e il male.

È questa la pandemia più grave: quella della mente e dell’anima. Sono quasi due anni che pare che la gente abbia smesso di vivere, ma il tempo corre e non fa sconti.

C’è chi nasce, pochi invero, e chi muore. Chi si presenta davanti a Dio potrà ragionevolmente sostenere che ha tralasciato di rendere il dovuto culto a Dio e la cura della propria anima, a causa del Covid? Perché stiamo su questa terra?

Il catechismo di san Pio X recita: “Dio ci ha creato per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell’altra in paradiso”.

Don Camillo lo dice in maniera più semplice, ma è la stessa cosa. Il tempo che ci è dato su questa terra è per conoscere, amare e servire Dio. Questo qualunque cosa capiti. Non è una cosa in più: è la cosa fondamentale. Ricordiamo l’uomo della parabola che aveva avuto un buon raccolto e faceva progetti di costruire un nuovo granaio. Come lo chiama Dio? Stolto!

Tutto ciò che esula da questo, o che lo impedisce e gli è contrario, va eliminato dalla nostra vita e dalla nostra giornata. In questo senso Gesù disse: “Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna” (Mc 9, 47).

Abbiamo perso questo senso completo, vero, ampio della vita e ci siamo attaccati agli idoli, che hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono. Tra questi la salute del corpo. Essa non è un valore assoluto.

Il corpo del battezzato è tempio dello Spirito Santo e come tale va curato, ma, dopo il peccato originale, è destinato alla terra. Risorgerà nell’ultimo giorno ed avrà il premio o la pena eterna. Tutto qui. Lazzaro fu risuscitato da Nostro Signore, attraversò il Mediterraneo fino alla Francia dove fu vescovo, ma alla fine morì anch’egli.

Beátus vir, qui invéntus est sine mácula, et qui post aurum non ábiit,* nec sperávit in pecúnia et thesáuris: beato l’uomo che è trovato senza macchia e che non corre dietro all’oro né spera nel denaro o nei tesori.

Come dice don Camillo, potremmo aver salvato ogni cosa, ma se avremo dubitato della bontà e della giustizia di Dio, saremo poveri e miserabili.

Questo significa che, in mezzo alla follia di questo momento storico e spirituale, dobbiamo chiedere la fede e difenderla da ogni attacco, da qualunque parte provenga. Sappiamo che l’avremo, che la Santa Vergine, che ha dato la vittoria a Lepanto, non ci farà mancare i mezzi per la vittoria.

“Pietà Vi prenda, o Madre buona, pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici, e di tanti che si dicono cristiani, e pur dilacerano il Cuore amabile del vostro Figliuolo. Pietà, deh! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, che torni pentito al cuor vostro. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia” (Supplica del beato Bartolo Longo alla Madonna di Pompei, testo originale).

E allora anche noi ci inginocchieremo sull’argine, come i parrocchiani di don Camillo, quando le campane annunceranno l’Elevazione: noi sfollati dall’impeto delle acque, rigenerati dall’Acqua Viva e dal Sangue del nostro Redentore.

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