Dibattito / Rubén Peretó Rivas replica a Massimo Viglione

Cari amici di Duc in altum, dopo l’articolo del professor Massimo Viglione (qui) in risposta al testo (qui) che il professor Rubén Peretó Rivas ha pubblicato nel suo blog, lo stesso professor Peretó Rivas ha replicato inviandomi questo contributo che vi propongo nella versione originale e in quella italiana. Buona lettura
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El Prof. Massimo Viglione ha tenido la amabilidad de redactar un largo y minucioso artículo en respuesta a mi escrito titulado Resignación. No puedo si no agradecer su tarea y el interés puesto de manifiesto hacia mis breves líneas.

Sin embargo, me resulta difícil comprender el objeto de la respuesta del colega Viglione. Mi intención no fue discutir la Revolución sanitaria ni las eventuales tasas de contagio provocados por las vacunas, entre otras tantas cuestiones. Son temas que están fuera de mi competencia e interés.

Expresamente digo en mi artículo lo que me interesa discutir: “Ma non mi interessa qui discutere di queste cose che, in fondo, sono fenomeniche. Mi interessa indagare la psicologia di chi continua ad aspettare […] una prossima e imminente apoteosi finale. In fondo, credo, è forte il bisogno di popolare la loro fede e la loro speranza con fatti concreti che le confermino”.

En pocas palabras, lo que yo quería discutir es el modo que tenemos los cristianos de vivir las virtudes de la fe y la esperanza en el valle de sombras que estamos atravesando, oscuridades innegables que vemos en la Iglesia y en el mundo.

Y para hacerlo, proponía utilizar como clave de interpretación de la fe y la esperanza el concepto de “resignación” de San John Henry Newman, que cito textualmente al final de mi artículo. Como cualquiera puede observar, la resignación newmaniana nada tiene que ver con la resignación según la entiende el Prof. Viglione, que llega incluso a asimilarla a la complicidad con el mal y a la pereza.

Me da la impresión entonces, que no he sido suficientemente claro en mi artículo, o bien, que he sido interpretado erróneamente, y no puedo si no lamentar cualquiera de las dos posibilidades.

Prof. Rubén Peretó Rivas

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Il Prof. Massimo Viglione è stato così gentile da scrivere un lungo e dettagliato articolo in risposta alla mia lettera intitolata Rassegnazione. Posso solo ringraziarlo per il suo lavoro e per l’interesse che ha mostrato per le mie brevi righe.

Tuttavia, mi è difficile capire lo scopo della risposta del collega Viglione. La mia intenzione non era quella di discutere la rivoluzione sanitaria o i possibili tassi di infezione causati dai vaccini, tra le molte altre questioni. Queste questioni sono al di là della mia competenza e del mio interesse.

Nel mio articolo dico espressamente di cosa mi interessa discutere: “Ma non mi interessa qui discutere di queste cose che, in fondo, sono fenomeniche. Mi interessa indagare la psicologia di chi continua ad aspettare […] una prossima e imminente apoteosi finale. In fondo, credo, è forte il bisogno di popolare la loro fede e la loro speranza con fatti concreti che le confermino”.

In breve, quello che volevo discutere è come noi cristiani possiamo vivere le virtù della fede e della speranza nella valle delle ombre che stiamo attraversando, innegabile oscurità che vediamo nella Chiesa e nel mondo.

Per farlo, ho proposto di usare come chiave di lettura della fede e della speranza il concetto di “rassegnazione” di san John Henry Newman, che cito testualmente alla fine del mio articolo. Come si può vedere, la rassegnazione newmaniana non ha nulla a che vedere con la rassegnazione intesa dal Prof. Viglione, che arriva ad assimilarla alla complicità con il male e alla pigrizia.

Ho l’impressione, quindi, o di non essere stato sufficientemente chiaro nel mio articolo, o di essere stato male interpretato, e non posso che deplorare una delle due possibilità.

Prof. Rubén Peretó Rivas

 

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