Lettera ad Aurelio Porfiri sul gran ballo delle idee correnti

Caro Aurelio,

in una bella intervista – che ho volentieri tradotto per Duc in altum – il teologo Paul Haffner esprime un’idea che mi sembra molto sensata. A proposito dell’ecologismo spinto, del quale ormai si son fatti paladini anche tanti esponenti della Chiesa (purtroppo pure ai massimi livelli), padre Haffner suggerisce prudenza. Attenzione, spiega, a sposare la causa delle battaglie dell’Onu contro i cambiamenti climatici. Attenzione a prendere per oro colato tutto ciò che dicono e predicano i catastrofisti, i quali, almeno dagli anni Settanta del secolo scorso, si battono per la riduzione della popolazione mondiale poiché vedono nell’uomo soltanto un pericoloso parassita. A parte il fatto che la climatologia non è una scienza esatta, tanto è vero che in proposito esistono varie ed anche opposte teorie, c’è il rischio di dogmatizzare idee che sono del tutto estranee al patrimonio cristiano e cattolico. Noi, dice padre Haffner, non dobbiamo inseguire le idee del mondo, tanto più se sono quelle dell’Onu o dell’Unione europea, ma aiutare il mondo a incontrare la verità, che è Gesù Cristo. Per noi cattolici la creazione esiste come Dio l’ha voluta, ovvero in funzione della salvezza delle anime. Se invece deifichiamo la natura e dogmatizziamo le tesi ecologiste, cadiamo nell’apostasia, perché ci mettiamo ad adorare l’ennesimo vitello d’oro.

Dicevo che si tratta di riflessioni assai sensate, ma forse, proprio per questo, hanno scarsa circolazione tra i cattolici, ormai quasi completamente asserviti al pensiero dominante e sempre in cerca di novità che consentano loro di essere ammessi al gran ballo delle idee correnti.

Mi viene in mente un concetto (ne sono debitore, ancora una volta, a Vittorio Messori) espresso da Étienne Gilson, il grande filosofo cattolico francese, il quale diceva che “la Chiesa non deve battezzare, bensì cresimare”. Voleva dire che la Chiesa non deve battezzare ogni idea o ideologia o moda espressa dal mondo, ma deve vagliare attentamente, valutare, discernere e, nel caso, “cresimare”, ovvero accogliere ciò che c’è di buono inserendolo nella prospettiva cristiana, che è e resta, in ogni caso, una prospettiva sovrannaturale e non solo terrena.

Sappiamo bene che l’ideologia ecologista è l’ultima scialuppa alla quale si sono aggrappati i marxisti. Ormai privati del loro giocattolo, quel comunismo reale che non ha resistito alla prova della storia ed è collassato sotto il penso delle proprie contraddizioni e della propria intrinseca disumanità, costoro hanno visto nel tema ambientale la nuova frontiera, l’ultima spiaggia sulla quale far trionfare il sol dell’avvenir. Ma il loro errore è sempre lo stesso: mettere l’ideologia al posto della realtà, non guardare in faccia la realtà per ciò che è e pretendere di sostituirla con le loro idee prestabilite.

Purtroppo i marxisti, consapevoli o meno, abbondano anche nelle fila cattoliche, ed ecco spiegato il successo che l’ecologismo ha all’interno della Chiesa e perfino ai suoi vertici, dove i nostalgici delle rivoluzioni, i quali ritengono che la Chiesa esista non per la salvezza delle anime ma per produrre la giustizia sociale, continuano a essere attivi, specie se arrivano da quel Sudamerica orfano a sua volta della Teologia della liberazione.

Non so se l’hai notato anche tu, ma i cattolici che amano riempirsi la bocca con l’espressione “Chiesa profetica” sono proprio i più ideologizzati e, come tali, incapaci di esprimere autentiche profezie, perché obnubilati dalle loro idee. Questi ideologi sono gli stessi che pochi anni prima del crollo dell’impero sovietico sostenevano che la Chiesa, se avesse voluto sopravvivere, avrebbe dovuto dialogare (il dialogo, altro dogma!) con il pensiero marxista e confrontarsi con il comunismo, pena una rapida eclissi. Ebbene, abbiamo visto com’è finita: l’eclissi c’è stata, ma ha riguardato proprio comunismo e marxismo. E la spallata decisiva è arrivata, guarda un po’, da un movimento sindacale polacco di ispirazione cattolica e da un papa, anch’egli polacco, che non ha schierato truppe ma ha esortato tutti ad aprire le porte a Cristo.

Da buoni marxisti, gli ecologisti hanno la vista corta. Volendo ostinatamente rifiutare Dio e ridurre tutto all’uomo, non riescono a scorgere le vere cause dei problemi e, di conseguenza, prospettano soluzioni inefficaci o, addirittura, dannose. Eppure in Vaticano gli esponenti di queste ideologie vengono invitati e riveriti, come se avessero da offrire alla Chiesa chissà quali parole di verità. È una situazione veramente sconfortante, ma, grazie al Cielo, non tutti i fedeli, e non tutti i pastori, sono disposti a fare da servi sciocchi o, se preferisci, da utili idioti. Non saranno moltissimi, ma ce ne sono ancora. Sapendo benissimo che la smania di essere invitati al gran ballo delle idee correnti porta dritti dritti alla perdizione, rispondono come Pio VII a Napoleone: “Non debemus, non possumus, non volumus”. E tanti saluti al dialogo.

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