Perché il Vaticano se la prende con la vita contemplativa?

di Mary Cuff

Il futuro degli ordini contemplativi nella Chiesa cattolica è sotto assedio, ma non a causa della crisi delle vocazioni spesso lamentata, bensì da parte di monsignor Josè Rodrìguez Carballo, segretario della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica. Nel 2018, Carballo ha pubblicato Cor orans, una serie di regolamenti sugli ordini monastici femminili, attuazione pratica di Vultum Dei quaerere di papa Francesco, del 2016. Se era previsto che gli ordini femminili a livello globale dovessero conformarsi entro un anno solare, Cor Orans si è dimostrata così tossica per l’autentica vita monastica che molti monasteri hanno chiesto esenzioni, solo per avere in risposta silenzio, ritardi e ritorsioni.

Su Cor orans si possono dire tante cose, ma essenzialmente si tratta di un programma per un piano di dismissione pianificata del monachesimo contemplativo, progettato da un vescovo che ha più volte annunciato che tale vocazione ha fatto il suo tempo.

Carballo non ama il monachesimo contemplativo. Ha detto che il crollo delle vocazioni religiose negli ultimi cinquant’anni è la prova che questa forma di vita religiosa è antiquata. Anche quando un ordine ha vocazioni fiorenti, egli lo liquida come un colpo di fortuna. In un discorso del 2015, ha affermato che la vita contemplativa è superata e “non dice quasi nulla alle persone di oggi”. A un’assemblea di carmelitani ha negato che Teresa volesse che rimanessero fedeli alla sua regola: “Cosa vuole Teresa adesso? Non vogliamo camminare come facevamo cinquecento anni fa”.

Uno dei cambiamenti più duri fra tutti quelli previsti riguarda l’aggiornamento attraverso la formazione. Secondo le regole di Carballo per ogni comunità monastica femminile la formazione deve durare come minimo da nove a dodici anni. Prima di Cor orans, nove anni era il massimo consentito. Per molti ordini, la formazione è l’equivalente dell’esperienza del campo di addestramento di un Navy Seal. Ci sono regole e regolamenti aggiuntivi, e devono essere tutti seguiti alla lettera.

È spietato e insostenibile richiedere una tale formazione per nove anni. Una volta che una suora sa essere suora, c’è più flessibilità e libertà nella sua vita in monastero che in un corso di formazione. Il miglior marine non sopravvivrebbe a un campo d’addestramento di nove anni. Perché le suore dovrebbero sottoporsi a una simile prova? Una madre superiora mi ha detto che il suo boom vocazionale si esaurirà se costringerà le sue novizie a resistere per nove anni. Ora sia le sue novizie sia le suore professe sono felici e nessuno vuole andarsene.

Le motivazione che tentano di giustificare questo cambiamento sono deboli: “L’impegno è per la vita, proprio come un matrimonio, e le persone hanno bisogno di tempo per esserne sicure!”. Ma la maggior parte delle coppie sposate probabilmente sarebbe d’accordo sul fatto che un fidanzamento di nove anni (o peggio, un corso di preparazione al matrimonio di nove anni gestito da una diocesi che si riunisce ogni singolo giorno) è eccessivo. Anche le migliori relazioni soffrirebbero di esaurimento e burnout se lasciate in uno stato tale per così tanto tempo. In un momento in cui Roma si fa in quattro per essere più pastorale per i laici che cercano di sposarsi o risposarsi, perché pone un onere così gravoso sulla vita religiosa?

Inoltre, la Maestra delle novizie sotto Cor orans è tenuta a frequentare costantemente corsi di formazione continua al di fuori del suo monastero. È come se a una madre venisse chiesto di frequentare infiniti programmi di indottrinamento burocratico per poter essere mamma dei propri figli. Eppure, secondo Cor orans se le maestre delle novizie non si conformano alle politiche stabilite in questi programmi, il futuro dell’intero monastero può essere minacciato dalla federazione.

Sotto Cor orans, ogni monastero è tenuto ad aderire a una federazione e, se non lo fa, viene iscritto forzatamente. Le federazioni violano l’autonomia dei monasteri dettata dalle regole dei loro santi fondatori. Santa Teresa d’Avila, ad esempio, era fermamente convinta che i monasteri debbano mantenere una stretta autonomia gli uni dagli altri e da altre strutture di governo monastico, in particolare le federazioni, una tradizione riaffermata da papa Giovanni Paolo II nel 1990, ma Cor orans elimina questa autonomia monastica a lungo riconosciuta. Carballo lo descrive come un “privilegio” che, in base al suo regolamento, il presidente della federazione può decidere di sottrarre a un monastero, sostanzialmente a sua discrezione e con ampio margine di causa.

Secondo il regolamento unico di Carballo, per ogni ordine e carisma le federazioni hanno un potere assoluto sui singoli monasteri e sulle loro monache. I beni e i membri devono essere condivisi, il che significa che una federazione può richiedere a un monastero di consegnare denaro e sorelle in qualsiasi momento, per qualsiasi motivo. Inoltre, la federazione può visitare e ispezionare i monasteri in qualsiasi momento e per qualsiasi periodo di tempo.

Le comunità sono tenute a seguire tutte le modifiche alle regole richieste dalla federazione, modifiche che possono alterare qualsiasi aspetto del monastero: le federazioni sono persino autorizzate a rimuovere le novizie da una comunità, educarle nel proprio programma fuori sede per anni e restituirli solo come suore professe. Per una comunità monastica, questo è l’equivalente di servizi per l’infanzia che possono entrare nella tua famiglia senza un mandato, rimanere tutto il tempo che vogliono, modificare le regole o le abitudini della tua famiglia e rimuovere i tuoi figli e la carta di credito a piacimento.

Forse in modo ancora più nefasto, le federazioni fungono da registrazione della morte ufficiale per le comunità monastiche. Cor orans definisce arbitrariamente una comunità vitale come una che abbia sei o più membri professi. Ciò significa che potresti avere un monastero vivace con cinque monache professe e dieci novizie, alcune delle quali potrebbero essere lì da quasi un decennio, a causa dei nuovi anni minimi di formazione, eppure questo sarebbe tecnicamente un monastero da non tenere in vita. La federazione può chiudere queste comunità “non vitali” a suo piacimento, riassegnando le suore dove vuole.

Alle piccole comunità non è più permesso perseverare fedelmente e devotamente fino alla fine. Dio non può più sorprendere un ordine in declino con una nuova crescita. Carballo non si accontenta di permettere alle comunità la loro morte naturale né di negare ogni speranza di vita. In molti casi, i monasteri che hanno nuove vocazioni vengono ostacolati. Ad esempio, come riportato dal National Catholic Register, al monastero domenicano della Santissima Annunziata a Marradi, in Toscana, è stato ordinato di chiudere alla morte della sua sesta monaca, anche se il monastero è autosufficiente finanziariamente. Suore di altri paesi hanno chiesto di essere trasferite al monastero, che ha più di quattro secoli, ma le autorità ecclesiastiche hanno bloccato questi ingressi, perché Cor orans proibisce esplicitamente tali trasferimenti e ordina la chiusura del monastero. Le suore hanno risposto barricandosi all’interno e rifiutandosi di uscire. Sono ancora lì.

Le possibilità di corruzione finanziaria sono dilaganti nel sistema federativo. I beni dei monasteri chiusi sono ripartiti tra la federazione, la diocesi e la Santa Sede (secondo le norme 72 e 73). Da quando Cor orans ha previsto questo potere, le federazioni hanno la possibilità di finanziare le proprie spese burocratiche, il che conferisce loro un interesse acquisito nella chiusura dei monasteri. La proprietà è detenuta dalla federazione con un avvertimento: che la Santa Sede possa intervenire in qualsiasi momento e reclamare per sé il monastero chiuso (regolamento, 72).

Dal 2018 Carballo ha chiuso centinaia di monasteri in tutto il mondo. Nella prima settimana di attuazione di Cor orans, nella sola Italia sono stati chiusi trenta monasteri. Molti di questi ordini avevano proprietà storiche del valore di milioni di dollari. Il cardinale Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, è entusiasta delle opportunità offerte da tutto ciò: “Desidero la razionalizzazione delle nostre strutture, il riutilizzo delle grandi case [cioè la vendita di proprietà monastiche] a favore di opere che soddisfino le attuali esigenze di evangelizzazione e di carità, e l’adeguamento delle opere a queste nuove esigenze”. Giuda lo disse più succintamente: questo profumo valeva il salario di un anno; avrebbe dovuto essere venduto, e il denaro dato ai poveri…

Cor orans è stata usata come una mazza per colpire monasteri tradizionali, non semplicemente per sopprimere quelli morenti. L’avvocato canonista suor Nancy Bauer, benedettina, esortando i monasteri a seguire il programma, ha osservato che le dimensioni non sono l’unica cosa che le federazioni considerano quando giudicano la vitalità di una comunità, “in quanto a fronte di fattori come l’età dei membri e la mancanza di candidati per diversi anni, si terrà conto dell’incapacità di trasmettere il carisma e della mancanza di capacità di governo e di formazione”. Ciò significa che la maestra delle novizie che si oppone ai programmi di formazione preferiti dalla federazione può rendere “non vitale” il suo fiorente monastero di ben più di sei monache.

Suor Nancy Bauer, parlando alla conferenza annuale del Resource Center for Religious Institutes, ha suggerito ridendo che i monaci tradizionali temono che Cor orans sia “un complotto di papa Francesco per costringere i monasteri più conservatori a diventare più liberali”. Tuttavia, anche lei ha convenuto che la struttura della federazione costringe i monasteri conservatori sotto il controllo di quelli progressisti.

I monasteri conservatori, soprattutto negli Stati Uniti, hanno già tentato di formare le proprie federazioni, ma le loro costituzioni sono state negate da Roma e ora è loro richiesto di aderire alle federazioni liberali. I monasteri – alcuni con numeri “vitali” e persino boom vocazionali – che resistono a questi cambiamenti forzati sono vessati con visite apostoliche e minacce di soppressione. Molti di questi monasteri hanno paura di farsi avanti e raccontare le loro storie perché temono ritorsioni da parte di Roma.

Sembra chiaro che Cor orans sia una fonte di guadagno per i progetti più brillanti del Vaticano e un modo per curare le suore in modo che presentino un’immagine uniforme. I monasteri la cui presenza, per quanto umile, sfida la narrativa ufficiale del cattolicesimo moderno e progressista saranno perseguitati e soppressi.

Sembra di aver toccato il fondo, ma c’è di più. Nel 2014, il nuovo ministro generale dell’Ordine dei frati minori ha annunciato che dal 2003 la cattiva gestione finanziaria e l’appropriazione indebita avevano lasciato l’ordine sull’orlo del fallimento. I pubblici ministeri svizzeri hanno sequestrato conti francescani a causa della loro connessione con attività illegali, incluso il traffico di droga e armi. Parte di questo scandalo ha coinvolto l’Hotel Il Cantico di Roma: un enorme edificio vuoto nel cuore della città che i francescani hanno trasformato in un hotel di lusso, apparentemente per sostenere finanziariamente il loro lavoro con i poveri. I soldi legati all’acquisto e alla ristrutturazione sono andati perduti .

L’indagine è in corso, senza dubbio ostacolata dal fatto che il ministro generale dei frati minori dal 2003 al 2013, Josè Rodrìguez Carballo, gode ora dell’immunità diplomatica come alto esponente della Curia romana. L’arcivescovo Carballo è stato il primo incaricato del suo caro amico, il neoeletto papa Francesco, che lo ha elevato al vescovado e alla Curia entro un mese dalla sua elezione e meno di un anno prima che scoppiasse lo scandalo finanziario dei frati minori. Ci si può solo chiedere se il prossimo hotel di lusso utilizzato per “soddisfare le attuali esigenze di evangelizzazione e carità” sarà un monastero ristrutturato, appena lasciato libero da suore a cui è stato negato il diritto monastico di vivere e morire nella loro comunità.

Fonte: crisismagazine.com

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Claustrofobia. La vita contemplativa e le sue (d)istruzioni

La vita di preghiera, nella contemplazione del mistero divino e per la riparazione dei peccati del mondo, è un tesoro grande, conservato in monasteri dalla vita millenaria, ma ora questo tesoro è in pericolo, e non per un attacco dall’esterno, ma per iniziativa della stessa gerarchia cattolica. L’attacco arriva dalla costituzione apostolica Vultum Dei quaerere e dall’istruzione applicativa Cor orans, un apparato normativo che minaccia l’autonomia dei monasteri, indebolisce la loro indipendenza e, con la scusa dell’aggiornamento e della formazione, mette in discussione l’idea stessa di isolamento e di vita di clausura. Ma perché questa “claustrofobia” da parte della Chiesa? Perché mortificare la scelta di chi consacra la propria vita alla preghiera nel nascondimento? Dietro s’intravvede un’idea di spiritualità tutta orizzontale, tutta giocata nel sociale, incapace di scorgere la bellezza e la grandezza di una relazione esclusiva con Dio. Una situazione grave che in Claustrofobia. La vita contemplativa e le sue (d)istruzioni Aldo Maria Valli descrive mettendone in luce i contenuti più letali per la fede e la Chiesa stessa.

Aldo Maria Valli, Claustrofobia. La vita contemplativa e le sue (d)istruzioni, Chorabooks, 2019

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