Saviano, il sesso e la mafia. Chi lo capisce è bravo

di Aurelio Porfiri

Mi sono già occupato in passato degli interventi del noto scrittore Roberto Saviano, specie nello spazio che gli mette a disposizione il Corriere della sera, “quotidiano autorevole”, come si dice. Malgrado la mia buona volontà, fatico a capire la logica dei suoi ragionamenti e mi sembra sempre più che egli tenti di dimostrare tesi che gli stanno a cuore partendo da un argomento a caso.

Per esempio, sul Corriere di qualche giorno fa Saviano ci parla della moralità familiare e sessuale nella mafia e, secondo il suo racconto, sembra che all’interno dell’organizzazione ci sia un codice rigidissimo, che non tollera tradimenti e scostamenti dalla monogamica. Chi sgarra, dice Saviano, rischia anche la morte.

Va da sé che ogni comportamento sessuale non in linea con quella che è ritenuta la norma viene fortemente condannata. Ora, io non ho elementi per dire se questa analisi sia accurata o no, e posso anche credere a ciò che sostiene Saviano. Tuttavia, non posso non rimanere, quanto meno, perplesso quando Saviano scrive: “Ma la premessa per l’esistenza di una morale mafiosa è la capillarità di una morale repressiva – ancora bigotta – nella società. Una morale per cui il sesso è male, va praticato in circostanze limitate, riscattato col sentimento dentro un impegno monogamico. Se le mafie sono strutturate sempre intorno all’ossessione monogamica, se i boss sentono il proprio potere vacillare quando la monogamia è violata, allora scegliere la vita, la sessualità libera dai vincoli, un corpo non assoggettato dalla morsa della convenzione, è un atto antimafia. Anzi è l’atto antimafia”.

Non avevamo mai sospettato che gli attori e le attrici porno stessero facendo attività antimafia. Invece di premiarli con i porno awards, avrebbero dovuto dare loro medaglie al valore per la lotta contro la mafia.

Scherzi a parte, dov’è la logica? Se a coloro che fanno parte delle organizzazioni criminali piacciono le bistecche vuol dire che essere vegetariani è un atto antimafia? Oppure, visto che molti mafiosi parlano in dialetto siciliano, non parlarlo sarebbe un gesto antimafia?

Legare un comportamento mafioso a elementi sociali e culturali che in nessun modo lo provocano è un’acrobazia mentale davvero difficile da seguire.

Stelio Fergola (su Il primato nazionale) si augura ironicamente “sesso libero per combattere la mafia e, perché no, per i più smaliziati si potrebbe pensare anche a perversioni sessuali estreme per combattere il male mafioso, giacché si parla di libertà della sfera sessuale. Che dire, chapeau per l’idea. Potrebbe funzionare”.

Io posso anche ammettere che Saviano straparli, ma non capisco il “giornale autorevole” che pubblica castronerie del genere.

Comunque, ogni società ha gli intellettuali che merita.

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