“Noi, infermieri sospesi, viviamo così. Tra lacerazioni profonde e piccoli miracoli”

Cari amici di Duc in altum, la testimonianza che qui vi propongo è preziosa. L’autrice è Rita Bettaglio, infermiera che ha già scritto per il blog e in questo nuovo intervento accende una luce sulla vita del personale sanitario sospeso dal servizio per non aver ceduto al ricatto vaccinale. Che cosa fanno i sospesi? Come cambiano le loro vite? Come tirano avanti?  “Molti – scrive Rita – hanno pagato cara la loro scelta, perché amici e familiari gli hanno voltato le spalle. Tutti però hanno trovato amici nuovi, con cui è un attimo intendersi a perfezione, con cui si è creata subito un’intesa profonda”. Per cui si può dire, davvero, che “questo tempo difficile è un tempo di grazia”.  

di Rita Bettaglio 

Sono un’infermiera sospesa e oggi voglio parlarvi di chi sono e cosa fanno i molti che, come me, dopo decenni di onorato servizio, si sono visti sospendere e relegare in una sorta di limbo. Fino al 31 dicembre, è scritto nelle lettere che ci hanno mandato. Poi, mistero…

Non è mia ambizione rappresentarli né tutti né punto, ma solo raccontarvi cosa vivo in quella piccola (neanche poi tanto) parte di mondo in cui vivo.

Anzitutto una domanda: vi siete accorti che l’infermiera che vedevate sempre alla Asl, il medico o il fisioterapista che trattava vostra mamma, non c’è più? Avete domandato il perché? Cosa vi hanno risposto?

La prima cosa che è successa a tutti è un subitaneo, totale e impenetrabile oblio. Come non fossimo mai esistiti. Nessuno vuol parlare con noi o di noi al lavoro. Facciamo paura, forse, o comunque mettiamo in grande imbarazzo colleghi e superiori. O forse l’autorità ha dato disposizioni in merito: nessuno deve sapere, forse perché tutti sentono, anche se lo negano persino a se stessi, che ci hanno fatto torto. Forse irritiamo le coscienze come fece il grillo parlante, cui Pinocchio, adirato, scagliò un martello di legno.

Perché ti faccio compassione? domandò Pinocchio al grillo.

Perché sei un burattino e, quel che è peggio, perché hai la testa di legno.

Ma torniamo a noi. Che facciamo tutto il giorno noi a cui è impedito per legge di essere quel che siamo, cioè professionisti sanitari, talora con decenni di esperienza, gli ex eroi, per intenderci? Ve lo siete mai chiesto?

Molti hanno pagato molto cara la loro scelta, perché amici e familiari gli hanno voltato le spalle. Tutti però hanno trovato amici nuovi, con cui è un attimo intendersi a perfezione, con cui si è creata subito un’intesa profonda.

Sono sorte iniziative di sostegno reciproco, di scambio di beni e servizi: ognuno mette a disposizione ciò che può e a poco a poco si costruisce un modo di vivere nuovo, più semplice, ma più umano. Molti non sono più disposti a tornare al vecchio modo di vivere e questa è stata l’occasione di dare una svolta, soprattutto qualitativa, alla propria vita. Certo non è facile far fronte ai problemi economici ma la solidarietà fra di noi è grande e spontanea. E non solo fra di noi: giorni fa sono andata da una parrucchiera, che non mi conosceva affatto, ed ella, saputo che ero una sanitaria sospesa, non ha voluto essere pagata. In pochi minuti si è creata un’intesa e abbiamo parlato anche di Dio e della necessità del Suo aiuto.

Stanno sorgendo scuole parentali e luoghi alternativi di socialità. Stiamo scoprendo risorse che pensavamo di non avere e una grande dignità in chi è impedito di svolgere la propria professione ma accetta volentieri lavori umili per mantenere la famiglia. Sta sorgendo una società alternativa e forse è questo che fa tanta paura.

Quando si costringe il corpo e la sua libertà, l’anima non può far altro che elevarsi al Cielo. Un’amica fisioterapista mi ha fatto notare che la domanda di spiritualità è forte da parte di tutti. Pochi sono i cattolici tra di noi, ma tutti hanno la netta percezione che questa sia una battaglia tra bene e male e che il male sia in azione. Non un male generico, ma personale. Fa effetto sentire gente che non frequenta la chiesa citare l’apocalisse o la lotta di Davide contro Golia. Anche i più dichiaratamente atei, li puoi sentire dire convintamente: “Siamo nelle mani di Dio”.

Una domanda mi è stata rivolta più volte: perché la Chiesa si comporta così? Perché sta col nemico? Perché ci ha abbandonato?

Eh, già…perché? I miei colleghi, specie quelli che frequentano poco la Chiesa, non si capacitano e sono scandalizzati. Nono capiscono come si possa schierarsi col potere e abbandonare i poveri, gli umili, coloro che soffrono. Avrebbero bisogno di una parola, il conforto della fede, di qualcuno che portasse a Dio il loro grido e a loro la carezza di Dio.

Ogni tanto accadono piccoli miracoli che danno tanto conforto: le campane di una chiesa suonano al passaggio del corteo del sabato. Quanto bene fanno quei rintocchi che tutti sentono come la voce di Dio.

Questo tempo difficile è un tempo di grazia e, davvero, nulla sarà più come prima. Finirà che dovremo ringraziare i nostri persecutori. Ma guai a chi scandalizza questi piccoli perché, se questi taceranno, grideranno le pietre e il loro grido arriverà al cielo.

Dal pianeta dei sospesi per oggi è tutto. Ricordate anche voi, come noi sentiamo nettamente, che:

La nostra battaglia non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male (Ef 6,12).

Poco importa che molti di noi non sappiano neppure chi fosse san Paolo, ma contro chi combattiamo lo sappiamo benissimo.

 

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