Meditazione sul Natale che viene / Non siamo noi…

di Rita Bettaglio

“Non siamo noi che facciamo spirare il vento dell’ispirazione, né che gonfiamo le vele, né che imprimiamo movimento alla nave del nostro cuore; noi non facciamo altro che ricevere il vento che viene dal cielo, acconsentire al suo movimento e lasciar andare la nave sottovento, senza ostacolarla con la remora della nostra resistenza” (san Francesco di Sales, Teotimo, L.IV, cap.6)

San Francesco di Sales (1567-1622) fu il santo vescovo di Ginevra che affrontò molte difficoltà e con coraggio combatté l’eresia protestante. È noto come il santo della dolcezza e della mansuetudine, ma anche della forza indomita nella difesa della dottrina cattolica.

Non siamo noi… non siamo noi che possiamo aggiungere un’ora alla nostra vita, né toglierla. Tutti i capelli del nostro capo sono contati e non abbiamo di sicuro deciso noi quanti fossero.

Chi può dire il contrario? Può forse il vaso vantarsi della sua bella forma, lui che era e sarebbe rimasto solo informe creta?

Ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall’alto e discende dal Padre della luce, nel quale non c’è variazione né ombra di cambiamento (Gc 1, 17).

Questo dono perfetto, il vento dell’ispirazione, lo dobbiamo chiedere al Padre che lo manderà. Come? Non sappiamo di preciso, ma siamo sicuri che lo manderà attraverso Maria Santissima, mediatrice di ogni grazia, avvocata nostra.

Questo periodo ci conduce al Natale, un Natale di cui l’Europa, dimentica di sé e di chi l’ha creata, voleva proibire persino di pronunciare il nome: molti sono così oppressi e confusi dall’attuale situazione da sembrar loro assurdo solo il pensare al Natale. Certo molti si adoperano, con tutte le armi delle tenebre per cancellare Dio e il Natale dalla nostra vita, dal nostro cuore. Ci sarà sempre un Cesarino che, come il bimbo del racconto di Guareschi, scapperà dall’anonimo palazzone di cemento, per tornare al paese e preparare il sacchetto dei crostini per santa Lucia.

La realtà profonda, la più vera, è invisibile agli occhi corporali, ma l’anima ne è partecipe più di quanto noi pensiamo. Nessuno può fermare Dio, nessuno può allontanarci dall’amore di Cristo ed è per questo che sono così furiosi e con la bava alla bocca…

Il Signore Gesù ci ha abituati a questa solo apparente assurdità. La stoltezza della croce, l’apparente sconfitta, ignominiosa, del Figlio dell’Uomo. Neanche gli Apostoli la capivano e scapparono tutti tranne san Giovanni. Si lasciarono prendere dalla paura, proprio come noi. Eppure erano tutti vescovi, compreso Giuda Iscariota. Gesù aveva dato loro il potere di scacciare i demoni, perdonare i peccati, celebrare il Santo Sacrificio. Ma ancora erano preda della loro umana debolezza. Solo con la Pentecoste, la venuta del Consolatore, avrebbero ricevuto un amore più forte, l’Amore divino, la Carità virtù teologale, che li rese capaci di testimoniarLo fino agli estremi confini della terra.

Tuttavia umanamente, agli occhi degli stolti, parve che perissero. Invece furono più che vincitori grazie a colui che ci ha amati (Rm 8,37). Anche noi, ognuno nel proprio piccolo, nel proprio stato di vita, siamo chiamati a essere testimoni della Verità, che è Cristo Signore. Nacque in una mangiatoia, nella povertà, nel nascondimento. Eppure era ed è il Re dei Re, il Re dell’universo. Se ne ricordino coloro che pensano di poter impunemente opprimere e scandalizzare i piccoli, con la menzogna, la paura, il ricatto.

Noi ascoltiamo e facciamo nostre le parole di san Giacomo.

Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, 3sapendo che la prova della vostra fede produce la pazienza. 4 E la pazienza completi l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla (Gc 1, 2-4).

È Dio che regge l’universo perché ne è il Creatore. Questo è certo e questo ci basta per essere orgogliosamente suoi, gregge del Suo pascolo.

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