Il dio verde. Ecolatria e ossessioni apocalittiche

Siamo tutti peccatori ambientali e dobbiamo cercare la salvezza nella Sostenibilità. Dio non è morto. È diventato verde.

Il comunismo esaltava il proletariato, l’ambientalismo esalta l’ecosistema, ma il mostro da combattere è sempre lo stesso: l’Occidente capitalista che produce e consuma.

In Il dio verde. Ecolatria e ossessioni apocalittiche (Liberilibri) Giulio Meotti racconta l’altra faccia, la vera faccia, dell’ecologia, convertita ormai nella religione laica dell’ecologismo.

“L’illusione progressista – scrive Robert Redeker nella prefazione – è cambiata nei contenuti: è passata dal comunismo all’ecologismo”. Tramontate le illusioni targate Marx, ora la salvezza è verde. Non la scienza e la tecnica possono garantire la palingenesi, bensì il ritorno alla Natura. La religione ecologista, con i suoi dogmi, i suoi riti e le sue scomuniche, si manifesta in un “conservatorismo distruttore”: nella pretesa di conservare la natura, distrugge la storia e le sue tracce. Nel cuore dell’ecologismo alligna il disprezzo dell’uomo.

“Il Ventunesimo secolo – sottolinea Redeker –, quasi sulla via di un ritorno al paganesimo, feticizza tutto ciò che può essere etichettato come naturale”. La religione verde è il novo oppio dei popoli occidentali. Di verde è dipinto il conformismo che non ammette critiche alla visione dualistica degli ecologisti: o con la natura (il bene) o con l’uomo (il male). Il senso di colpa va instillato costantemente.

In questo quadro, la giovane Greta Thunberg, la profetessa dell’ecotopia, è incarnazione di saggezza e senso di responsabilità. E poco importa che lo sia in modo parodistico. Nella chiesa ecologista l’undicesimo comandamento va proclamato con sprezzo del ridicolo: l’Occidente deve morire.

Verdi fuori e rossi dentro, i paladini del naturale si battono per riconoscere i diritti degli animali ma sostengono l’aborto. Il cucciolo umano non ha tutele perché, in quanto potenziale consumatore, è un parassita in nuce.

Poiché odia l’uomo, l’ecologista radicale odia l’identità. È contro le patrie e le differenze di genere. Il sogno dei talebani verdi è l’estinzione programmata, il che mostra, annota Meotti, che il suicidio demografico dell’Occidente è voluto.

I cavalieri senza macchia che hanno sposato la causa verde guardano il volgo dall’alto in basso e non nascondono il loro disprezzo. In quanto illuminati, possiedono la conoscenza che salva.

Sulla via della salvezza verde il virus è arrivato come una grazia, una falce che contribuisce a eliminare il parassita. Il Covid, mettendo in ginocchio il mondo industrializzato, fa pulizia. Come ha scritto uno storico inglese, i polmoni del mondo respirano già meglio grazie al crollo della produzione industriale.

Il buco nell’ozono, la Co2, il surriscaldamento del globo: tutto fa brodo pur di mortificare l’uomo e indurlo al suicidio. E poco importa che i dati dicano che non ci sono mai state così poche carestie, che il tenore di vita in generale non è mai stato così alto e che l’aspettativa di vita in un secolo è raddoppiata. I verdi profeti di sventura, da buoni ideologi, non guardano alla realtà effettuale, ma leggono la realtà sulla base delle loro ossessioni.

La pandemia eco-nichilista, scrive Meotti concludendo il suo saggio, è l’ultimo stadio. Il dio verde chiede in sacrificio la morte dell’uomo. In particolare dell’uomo occidentale, il grande consumatore. Una pulsione di morte che non conosce remore.

Leggo che l’ente di beneficenza Population Matters, in occasione della Giornata mondiale della popolazione voluta dalle Nazioni Unite, ha deciso di premiare il principe Harry e Meghan Markle per la loro “decisione illuminata” di avere solo due figli, “riducendo l’impatto ambientale per una popolazione sostenibile”. “Avere una famiglia più piccola riduce il nostro impatto sulla Terra” ha detto un portavoce del duca e della duchessa.

Il sonno della ragione genera mostri verdi.

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Giulio Meotti, Il dio verde. Ecolatria e ossessioni apocalittiche, Introduzione di Robert Redeker, Liberilibri, 104 pagine, 14 euro

 

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