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“Così abbiamo scoperto il giorno della crocifissione di Gesù”

Terza puntata dell’intervista integrale di Edward Pentin al professor Liberato De Caro, del Cnr, sulle più recenti ricerche per stabilire la data di nascita di Gesù, ricerche che per estensione hanno portato anche a identificare il giorno della crocifissione.

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Professor De Caro, lei ha anche stabilito che la crocifissione è avvenuta venerdì 23 aprile 34 a.C. Come è giunto alla conferma di questa data?

E perché ritiene che la Pasqua possa essersi effettivamente verificata il sabato?

Il calendario ebraico è luni-solare. Dodici mesi lunari durano 354 giorni, circa 11 giorni in meno rispetto all’anno solare. Per questo motivo gli anni del calendario luni-solare ebraico sono costituiti o da 12 o da 13 mesi lunari. Gli anni di 13 mesi sono detti embolismici. Infatti, all’incirca ogni tre anni è necessario aggiungere un mese lunare per riallineare il calendario con le stagioni. Il calendario ebraico moderno ha già prefissato gli anni costituiti da 13 mesi. Duemila anni fa, invece, non era così, e gli anni con 13 mesi erano ufficialmente proclamati dal Sinedrio quando necessario. Non sappiamo quali siano stati gli anni embolismici del I secolo poiché non ci sono pervenuti documenti storici in tal senso, ma l’Astronomia permette di determinare quali possano essere stati gli anni di quel periodo storico caratterizzati da una maggiore probabilità di essere stati di 13 mesi.

Il giorno della Pasqua ebraica, a differenza di quella cristiana, poteva cadere in qualsiasi giorno della settimana poiché cadeva nel primo plenilunio di primavera. Quella cristiana cade nella prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera, giorno della risurrezione di Cristo. Per gli Ebrei di duemila anni fa i mesi iniziavano con il novilunio, appena il primo spicchio di luna nuova diventava visibile a occhio nudo, al tramonto del sole. L’anno iniziava dopo l’equinozio di primavera, quando la durata del giorno si equivale esattamente a quella della notte (12 ore). L’equinozio di primavera, duemila anni fa, cadeva il 23 marzo del calendario giuliano, a quell’epoca in vigore in tutto il territorio dell’Impero Romano, cui apparteneva anche la Palestina. L’equinozio di primavera, che segna astronomicamente la fine dell’inverno, di solito era una condizione sufficiente per garantire una crescita sufficiente degli agnelli da immolare per la Pasqua e la presenza delle prime spighe di grano mature da offrire durante la liturgia del 16 di Nisan, che dava inizio al conteggio delle Sette Settimane che portavano alla Pentecoste, altra festa di pellegrinaggio. Quando ciò non succedeva, a causa di un inverno troppo rigido, anche se era già passata la data dell’equinozio di primavera, era inserito un tredicesimo mese nell’anno che stava per terminare, per far slittare di circa trenta giorni l’inizio di quello nuovo.

Fatte queste premesse, per quanto concerne la datazione della crocifissione, dai Vangeli sappiamo che Gesù è stato crocifisso di venerdì. Per questi motivi l’astronomia è utile anche per datare la morte di Gesù, poiché permette di ricostruire il calendario luni-solare ebraico di duemila anni fa e verificare quando la Pasqua ebraica sia caduta proprio di venerdì negli anni in cui Ponzio Pilato fu governatore della Palestina (26-36 d.C.). Ciò permetterebbe, in linea di principio, una facile datazione della morte di Gesù.

A riguardo esiste, però, un importante problema esegetico e di concordanza dei quattro Vangeli. Infatti, Matteo, Marco e Luca lasciano chiaramente intendere che il venerdì in cui morì Gesù era il giorno di pasqua ebraica. Mentre Giovanni lascia intendere che quel venerdì era la vigilia di Pasqua. Difatti Giovanni parla esplicitamente di immolazione degli agnelli nel giorno della crocifissione (cfr. Gv 18,28; 19,31). Quindi, secondo quanto scrive Giovanni, gli animali non erano stati ancora sacrificati mentre Gesù era sulla croce e dovevano, evidentemente, essere consumati proprio durante la cena pasquale, appena dopo il tramonto del sole. Secondo la convenzione del tempo, al tramonto del sole terminava il giorno, il 14 del mese di Nisan, vigilia di Pasqua, e iniziava il nuovo giorno, il 15 di Nisan, giorno di Pasqua. Dunque, tutt’e quattro i Vangeli concordano nel dire che Gesù morì di venerdì, ma tre di essi ci dicono che era il giorno di Pasqua (15 di Nisan), mentre Giovanni ci dice che era la vigilia (14 di Nisan). È anche ammissibile che i Vangeli possano essere non concordanti su aspetti secondari del ministero pubblico e della vita di Gesù, come, ad esempio, il numero di ciechi guariti in un miracolo, ecc. Ma non è pensabile che essi non concordino sulla ricostruzione cronologica degli avvenimenti più importanti della vita di Gesù, come la sua crocifissione, morte e risurrezione. C’è, dunque, qualcosa di importante che, sino ad oggi, nelle nostre analisi, è stato trascurato.

È di enorme aiuto, nel risolvere il dilemma, l’ipotesi che la Pasqua (15 di Nisan), nell’anno in cui fu crocifisso Gesù, sia sì caduta di venerdì ma che possa essere stata “spostata di proposito” dal Sinedrio al giorno dopo, di sabato, per conformarsi alle prescrizioni levitiche. In effetti, nel Levitico 23,5-8 viene descritto il rito dell’offerta delle primizie dei raccolti, una liturgia che andava fatta il 16 di Nisan, il giorno dopo la Pasqua, che dava inizio al conteggio delle Sette Settimane che portavano a fissare la Pentecoste nel cinquantesimo (7×7=49+1=50) giorno da quello di Pasqua. Il rito prevedeva che i covoni fossero energicamente scossi, cioè prevedeva un lavoro fisico non compatibile con il riposo sabbatico se il 16 di Nisan fosse caduto di sabato. Pertanto, negli anni in cui la Pasqua cadeva di venerdì, tutti gli Ebrei non direttamente legati ai sacerdoti del tempio, o per parentela o per servizio, avrebbero celebrato la Pasqua la sera del plenilunio, cioè all’inizio del venerdì. Invece i sacerdoti, vincolati dalla suddetta prescrizione levitica, sarebbero stati costretti ad attendere il tramonto del sole del giorno successivo per celebrare la Pasqua, all’inizio del sabato. Evidentemente, Matteo, Marco e Luca ci hanno raccontato l’Ultima Cena, pasquale, di Gesù alla fine del giovedì, inizio del venerdì, inizio del 15 di Nisan. Mentre, Giovanni, più attento a fornire informazioni cronologiche accurate, anche in relazione al Calendario ufficiale del Tempio, ci fa capire che i sacerdoti e una parte degli abitanti di Gerusalemme, quell’anno, non avevano ancora festeggiato la Pasqua per i motivi suddetti. In definitiva, nell’anno in cui fu crocifisso Gesù, per la maggior parte dei pellegrini proveniente dalla Galilea e Giudea la pasqua cadde di venerdì. Gran parte dei residenti di Gerusalemme, invece, in particolare i sacerdoti e tutto il loro entourage, la festeggiarono di sabato. E ciò accadeva periodicamente, ogni qual volta il primo plenilunio di primavera cadeva di venerdì, per permettere ai sacerdoti di adempiere tutte le prescrizione levitiche, in particolare quelle riguardanti il riposo assoluto nei giorni di sabato e di festa.

Chiarito questo punto, basta verificare con l’astronomia quando il primo plenilunio di primavera sia caduto proprio di venerdì, nel periodo storico in cui Gerusalemme fu governata da Ponzio Pilato, e la datazione della morte di Gesù è ottenuta. L’anno 34, in caso di anno di tredici mesi, soddisfa tutti i precedenti vincoli, poiché il venerdì 23 aprile del calendario giuliano può essere stato un 15 di Nisan di quello ebraico, essendoci stato un plenilunio. Anzi, questa spiegazione, che recupera l’accordo tra i quattro Vangeli sugli avvenimenti più importanti della vita di Gesù, è possibile solo se l’anno della crocifissione è il 34. Essa, infatti, non è ammissibile se la crocifissione fosse avvenuta nell’anno 30 che, lo ricordiamo, è spesso considerato quale anno in cui potrebbe essere avvenuta la crocifissione. In effetti, il 7 aprile del 30 è la datazione della crocifissione privilegiata dagli storici, poiché è messa in relazione alla nascita di Gesù avvenuta almeno nel 5 a.C. e alle informazioni contenute nel vangelo lucano che Gesù aveva circa 30 anni quando iniziò il suo ministero pubblico e alla durata di tale ministero di circa tre anni, come deducibile dal vangelo giovanneo. Se, però, l’anno di nascita è l’1 a.C., queste informazioni cronologiche contenute nei Vangeli ci portano direttamente all’anno 34. Inoltre, l’aspetto più importante della questione è che nell’anno 30 il plenilunio (15 di Nisan) cadde di sabato, l’8 aprile. Quindi, il venerdì 7 aprile fu una viglia della Pasqua. Pertanto, il 16 di Nisan, giorno del rito dell’offerta dei covoni cadde di domenica e le due diverse versioni dei Vangeli, Matteo-Marco-Luca da una parte, Giovanni dall’altra, non sarebbero più conciliabili. Infatti, per questo motivo gli storici che sostengono la datazione della crocifissione nell’anno 30 ammettono che gli evangelisti Matteo, Marco e Luca si sarebbero sbagliati nell’indicare la morte di Gesù nel giorno di Pasqua, minando gravemente alla radice l’unità dei quattro Vangeli che, per la dottrina cattolica, sono stati scritti sì da uomini ma sotto la divina ispirazione dello Spirito Santo (cfr. Dei Verbum, n. 11).

Lo stesso accade per il 3 aprile dell’anno 33, altra data in cui è possibile porre la crocifissione di Gesù. Anche in questo caso il 15 di Nisan cadde di sabato, 4 aprile e, quindi, i sacerdoti non avrebbero avuto nessun motivo di ritardare di un giorno la Pasqua. Quest’analisi pone in enorme vantaggio la datazione del 23 aprile dell’anno 34, come giorno della crocifissione di Gesù, sulle altre degli anni 30 e 33, poiché è l’unica che permette di recuperare l’unità dei 4 Vangeli, dal punto di vista storico-cronologico, circa gli ultimi avvenimenti della vita di Gesù.

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Per saperne di più:

La Greca e L. De Caro, Approfondimenti sulla nascita di Gesù nell’1 a.C. e sulla datazione della crocifissione nel 34, Annales Theologici 34 (2020), 13-58: https://www.ifpress-ecommerce.com/ojs/index.php/ATh/article/view/450

La Greca e L. De Caro, Nuovi studi sulla datazione della crocifissione nell’anno 34 e della nascita di Gesù il 25 dicembre dell’1 aC, Annales Theologici 31 (2017), 11-52: https://www.ifpress-ecommerce.com/ojs/index.php/ATh/article/view/191

3. continua

 

Aldo Maria Valli:
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