Lo stato di eccezione perenne e il sortilegio della “nuova normalità”

di Massimo Viglione
“Niente sarà più come prima”, dicevano tutti e sempre fin dai primi giorni del marzo 2020, senza alcuna reale ragione per dirlo.
E infatti, da allora, siamo in emergenza perenne.
In tal modo, l’emergenza rende lo stato di eccezione “normalità “, e di conseguenza la normalità si trasforma nell’emergenza perenne.
Da normali diventiamo eccezionali, e quindi normali nella follia collettiva.
Chi si adegua non è più normale, e per questo odia chi resta normale, che ai suoi occhi appare l’eccezione pericolosa.
Siamo quindi pienamente precipitati nel totalitarismo nuovomondialista, fondato sulla paura e sull’odio della massa “eccezionalizzata”.
La separazione dell’umanità è in corso, inarrestabile: da un lato la massa, che per paura o vile interesse individuale si “nuovonormalizza”; dall’altra l’élite dei veri normali, privata ormai degli antichi schemi ideologici.
L’ultima epocale e tragica divisione della storia umana non è solo religiosa, politica, ideologica, economico-sociale, o anche solo sanitaria: è intrinsecamente psicologica, nel senso dell’anima nella sua completezza.
La più epocale di tutte le divisioni.
E ci si riconosce al volo in base alla cecità che è caduta nelle menti dei normalizzati.
Una cecità ogni giorno più incredibilmente visibile.
Un sortilegio collettivo.

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