Raccontino di Natale / Un incarico facile facile

Le istruzioni erano state semplici: “Tu vai là, fai l’annuncio e torni. Ok?”

“Un incarico facile facile” lo aveva definito il Capo.

“Ok” aveva risposto Zefirino. Anche se, in cuor suo, sapeva che raramente le cose, alla prova dei fatti, erano facili facili.

Poi, come faceva spesso, il Capo aveva aggiunto: “Oh, già che sei lì, frequenta un po’ i luoghi d’incontro, guarda come va, ascolta i discorsi. Così poi mi riferisci. Buon viaggio.”

Il Capo diceva sempre così: “Già che sei lì”. E Zefirino sapeva che quella era la parte più complicata.

Prima della partenza, Cherubino, che si occupava dell’equipaggiamento, gli allungò un pezzo di stoffa e gli disse: “Mettila.”

Zefirino guardò lo straccetto, dubbioso.

“È una mascherina. Laggiù ci vuole.”

Il viaggio andò bene, la discesa perfetta. A Roma pioveva. Acqua calda. Non sembrava neanche dicembre. A dare l’illusione del Natale provvedevano le luminarie.

“Vai nei luoghi d’incontro”. Così aveva detto il Capo. Per cui Zefirino si avviò verso un ristorante, ma ecco che un signore grande e grosso lo bloccò sulla porta.

“Ce l’ha l’SGP?”

“Prego?”

“Il Super Green Pass.”

“Il Super… che? Non capisco…”

“Senta, non mi faccia perdere tempo.”

“Gentile signore, non voglio farle perdere tempo.”

“Ecco, allora smamma, aria!”

Zefirino rimase perplesso. SGP, Super Green Pass. Cos’erano quelle novità?

Provò con una trattoria più alla buona, ma stessa storia.

Passava di lì un poliziotto, Zefirino lo vide e chiese: “Mi scusi tanto, gentile agente. Volevo entrare in un ristorante ma mi è stato chiesto il Super Green Pass, o qualcosa del genere. Non capisco…”

“Straniero?”

“Beh, in un certo senso…”

“Guardi. È una certificazione verde. Ma rafforzata.”

“E io?…”

“La può ottenere se è vaccinato o guarito. Lei è vaccinato?”

“Mah… io… ecco…”

“Ah, ho capito. È guarito.”

“Ma io… io… no, non so, non sono mai stato malato… che io sappia…”

“Comunque, per partecipare alla vita sociale del Paese, ci vuole il Super Green Pass. In zona bianca.”

“Ah. Capisco, grazie.”

In realtà Zefirino non aveva capito un bel niente. Certificazione verde? Zona bianca? Il Capo non lo aveva informato.

Lasciò perdere i ristoranti e provò con un bar.  Entrò, ma fu subito fermato.

“Dove va?”

“Al bancone.”

“E ce l’ha il Super Green Pass?”

“Anche qui?…”

“Signore, in tutta Italia in zona bianca e gialla serve il Super Green Pass per le attività di ristorazione, autogrill inclusi. Anche per il consumo al bancone e per i tavoli all’aperto. L’asporto rimane invece permesso. Lei che fa? Asporta?”

Zefirino non voleva asportare. Voleva solo fare un po’ di vita sociale, per riferire al Capo. Ma era confuso.

All’edicola comprò un giornale e lesse che c’era appunto questa cosa del Super Green Pass e che non era tutto chiarissimo, perché c’erano state numerose circolari e precisazioni, ma, insomma, se non avevi quel lasciapassare non potevi fare quasi niente.

Mentre leggeva fu avvicinato da un signore che gli disse: “Situazione difficile, eh?”

“Già…”

“Ma d’altra parte dobbiamo combattere.”

“E contro chi?”

“Ma come contro chi? Contro le varianti!”

“Sarebbe a dire?”

“La Delta, l’Omicron! L’Epsilon! La Lambda! La Sigma! Sono ovunque! Lei è straniero?”

“Beh, in un certo senso…”

Quello fece un passo indietro, lo guardò con orrore e gridò: “Sudafricano!!”

“Ma no, ma no, che sudafricano…”

Troppo tardi. I passanti ora guardavano Zefirino come fosse un appestato.

Tutti dicevano: “È sudafricano! Aiuto! La variante!”

Arrivò un’ambulanza e due infermieri cercarono di afferrare Zefirino, ma lui volò via appena in tempo.

Il cuore gli batteva ancora forte quando arrivò in una piazza. Sopra un grande schermo scorrevano alcuni avvisi e dicevano cose tipo “Attenzione! Attenzione! Revisione protocollo sanitario!”

Zefirino cercò di capire, ma le parole si confondevano davanti ai suoi occhi. Colse qualcosa come “curva epidemica”, “quarantena”, “casi positività”.

Cercò di scambiare quattro chiacchiere con i passanti, ma tutti andavano di fretta e si capiva che non avevano voglia di essere avvicinati da uno sconosciuto. Aprì bene le orecchie e si rese conto che la gente parlava solo di vaccini, terza dose, quarta dose, positivi, negativi, mascherine, green pass, zone bianche, zone gialle, zone rosse, tamponi, distanziamento.

Guardò di nuovo lo schermo e proprio in quel momento scorreva l’ennesimo avviso: “In zona bianca sarà valido anche il certificato ottenuto con il tampone per accedere a…”.

Pensò: come potrò riferire qualcosa di sensato al Capo?

Andò davanti a una chiesa, ma anche lì, sul portone, c’erano cartelli con avvisi sui soliti argomenti. Entrò e fu accolto da un flacone con sopra un altro avviso: “Igienizzare le mani”. E sulle panche c’erano tanti segnali, per indicare dov’era possibile sedersi e dove no, sempre per via di quella cosa chiamata distanziamento.

Davanti all’altare provò a rivolgere un pensiero al Capo, ma un prete lo guardò storto (forse perché si era inginocchiato?) e lui, sentendosi sgradito, uscì.

Sul sagrato si avvicinò a due signore e colse qualche frase. Una diceva: “Io ho fatto il vaccino Tal dei tali, terza dose, e tu?”. “Io ho fatto il Pinco Palla, quarta dose, ma ho già prenotato la quinta. Non si sa mai, cara mia.”

Provò con due uomini, si accostò, tese l’orecchio.

“In zona arancione – diceva uno – le limitazioni saranno valide solo per chi non è vaccinato.”

E l’altro: “Ma sei sicuro?”

“Certo. In zona rossa invece limitazioni e chiusure scatteranno per tutti.”

“E la mascherina?”

“Beh, in zona bianca resterà obbligatoria solo al chiuso, a meno di ordinanze comunali che la prevedano anche all’aperto.”

Si allontanò dai due e cercò di appuntarsi nella mente quei discorsi, per riferirli al Capo, ma si accorse che non ci riusciva.

Imboccò una via piena di negozi e camminò accanto alle persone per cogliere qualche parola, ma di nuovo sentì parlare soltanto di terza dose, quarta dose, vaccini, positivi, negativi, mascherine, green pass, zone bianche, zone gialle, zone rosse, tamponi, distanziamento… Sembrava una triste litania infinita.

Pensando che il problema riguardasse le persone di una certa età si accostò a un gruppo di giovani.

“Sì – diceva una ragazza – te l’assicuro: è sempre necessario averla con sé, perché va indossata in caso di assembramenti o affollamenti.”

Un ragazzo confermava: “Esatto, e non saranno fatte eccezioni per i vaccinati né per i guariti.”

Un altro parlava della terza dose, e un altro ancora di tamponi e test, rapidi o molecolari…

E arrivò il momento di fare l’annuncio.

Zefirino tirò fuori la tromba, si abbassò la mascherina, suonò con tutto il fiato che aveva in corpo e poi proclamò:

Puer natus est nobis,

et filius datus est nobis:

Cantate Domino canticum novum:

quia mirabilia fecit.

Puer natus est nobis!

Zefirino si guardò attorno. Non ci furono reazioni apparenti. Un passante, senza neanche guardarlo in faccia, gli mise in mano una moneta da cinquanta centesimi. Un altro gli disse: “Mettiti la mascherina, idiota”. Solo un bimbetto, che si teneva stretto al cappotto della mamma e aveva un orsacchiotto in braccio, gli sorrise, e Zefirino gli strizzò l’occhio.

Durante la risalita Zefirino fu preso da cupi pensieri. Altre volte era stato laggiù per l’annuncio e altre volte aveva incontrato gente preoccupata o triste, ma adesso era diverso: sembrava che tutti fossero sotto un incantesimo. Quanta angoscia. Mai visto nulla di simile.

Zefirino andò da Cherubino e gli restituì la mascherina, poi chiese: “Lui c’è?”

“Certo. C’è sempre.”

“Posso andare su?”

“Vai.”

Il Capo era lì.

“Bentornato, Zefirino.”

“Grazie, Capo.”

“Allora, fatto l’annuncio?”

“Fatto.”

“E…”

“E ho cercato di ascoltare, come lei mi ha chiesto, ma…”

“Ma…”

“Niente, non ho raccolto niente. La gente laggiù non fa altro che parlare degli stessi argomenti.”

“Tipo?”

“Terza dose, quarta dose, vaccini, mascherine, tamponi, zone bianche, zone gialle, zone rosse, positivi, negativi, distanziamento. E poi di un green… green pass, o come si chiama.”

“Quindi qualcosa hai raccolto, in realtà.”

“Sì, ma non ho altro da riferire, perché non c’è altro.”

“Non ti preoccupare. Sei stato molto utile. Ma, dimmi, come hanno preso l’annuncio?”

“Capo, che vuole che le dica… Non mi sono sembrati contenti. Distratti, direi. Indifferenti, anche.”

“Uhm… Tutto qui?”

“Sì, tutto qui, mi spiace”

“Pensaci bene.”

Zefirino ci pensò su. E allora gli venne in mente il bambino.

“Guardi, Capo, dopo che ho fatto l’annuncio… ecco… solo un bimbetto mi ha sorriso.”

“Come sarebbe a dire solo un bimbetto?”

“Sì, solo lui, in mezzo a tanta gente e a tanta indifferenza…”

“Mi sembra un gran bel risultato.”

“Capo, se lo dice lei…”

“Sì, lo dico io. E ora vai, sarai stanco”

Zefirino ringraziò, si inchinò e uscì.

Mentre volava, ripensò alle parole del Capo circa il sorriso del bimbetto: “Mi sembra un gran bel risultato”. Come poteva dire così?

“Beh, chi si accontenta gode” concluse Zefirino dando un bel colpo d’ala.

E il Capo, senza dubbio, era uno che, misteriosamente, si accontentava.

 

 

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