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Lettera / Cronaca familiare in tempo di pandemia

Cari amici di Duc in altum, vi propongo questa lettera che ho ricevuto.

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Caro Valli,

il giorno di Natale ci siamo trovati a pranzo in casa nostra. Eravamo io, mia moglie, due dei miei tre figli, mia sorella A con figlio (d’ora innanzi detto nipote) e l’altra mia sorella B.

Anche in vista del pranzo del giorno dopo, Santo Stefano, quando sono venuti da noi il mio terzo figlio C con moglie, io, mia moglie e i miei figli abbiamo fatto il tampone, quello cosiddetto veloce (For-self-Testing-Use),.

Risultato: tutti negativi. A Santo Stefano, dopo pranzo, arriva però la notizia infausta: il nipote, avendo saputo di un precedente contatto ravvicinato, ha fatto il tampone ed è risultato positivo. Conseguenza: panico e fuga precipitosa del terzo figlio con moglie.

Dopodiché tutti si scatenano a verificare quarantene, scadenze, exit strategies. Tutti tranne il sottoscritto. Il quale, essendo un non vaccinato, è privato di qualunque diritto di parola e anche di pensiero (invidio i paria indiani). I vaccinati, invece, sono per definizione responsabilissimi e, soprattutto, scientificissimi.

Cala sulla famiglia una cappa di sospensione. Tutti in quarantena fiduciaria, guardinghi, in trepida attesa di vedere cosa succederà, attenti a ogni minimo segnale di malessere (inutile dire che la suggestione fa novanta), con persistenti consultazioni internet e intra-familiari sul che cosa fare e su come regolarsi riguardo alle disposizioni vigenti. Si naviga nella nebbia. Unica cosa certa: le disposizioni vigenti vanno interpretate sempre e rigorosamente nel senso più restrittivo. Per contribuire al bene comune.

Nel frattempo il mio figlio sposato non si sente bene. Panico. Baratro. Il giorno dopo si riprende prontamente, tutto passato. Ma ormai è costretto all’odissea: trovare un posto dove poter fare il tampone che certifichi che non è positivo.

E arriviamo al fatidico sesto giorno di quarantena. Mi faccio il tampone: negativo. E il mio figlio presente in casa ne resta scandalizzo: come può essere? Un non vaccinato che risulta, per l’ennesima volta, negativo! Non ha senso!

Sia mia moglie sia mio figlio invece di felicitarsi con me (e dovrebbero farlo innanzitutto per loro stessi) spiegano che il tampone rapido fai-da-te è in realtà farlocco, inattendibile. Al che obietto: “Ma come? Se ne fanno e vendono milioni! E a quanto pare sono attendibili, perché se uno con questo tampone risulta positivo scatta immediatamente tutta la trafila di protezione”. E loro: “Certo! Il tampone funziona di sicuro per attestare la positività, ma non per la negatività”.

Ho replicato, pacatamente: “Tamponi che sono attendibili solo se danno un certo risultato ma non se ne danno un altro, cioè, in pratica, solo se alimentano la covid-fobia. Quarantene che si allungano e si accorciano a seconda che ci si trovi prima delle festività o durante le festività. Efficacia del vaccino che dipende dalla valutazione politica del governo. Tutto molto scientifico!”.

Sono intervenuto senza alzare la voce, solo con qualche accenno, ma mi hanno aggredito. Come avrete notato, i lealisti vaccinali si arrabbiano facilmente. Basta una domanda o un’osservazione al di fuori della narrativa dominante, ed ecco che inveiscono, accusano, si arrabbiano.

E, a questo punto, non sanno neanche perché.

Lettera firmata

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Aldo Maria Valli:
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