Sulla situazione drammatica di molti non vedenti disallineati

di Marco Bongi*

Nei giorni scorsi molti organi d’informazione hanno pubblicato, con accenti scandalistici e letteralmente “strappandosi le vesti”, la denuncia di un non vedente che si è visto impedire l’ingresso al Duomo di Torino a causa del suo cane guida.

Nulla da dire ovviamente sul merito della questione. Anche i teologi tradizionalisti, del resto, mi hanno confermato più volte che non vi è alcun problema ad accogliere in Chiesa un animale che svolge attività di assistenza. Mi permetto tuttavia, con pacata umiltà, di fare qualche semplice considerazione e raffronto.

Cosa succederebbe infatti se qualcuno si alzasse e dichiarasse candidamente: “Beh, in fin dei conti, cosa vuole quel cieco? Nessuno gli impediva di entrare. Bastava che andasse con il bastone bianco e non col cane guida! In fin dei conti, se l’è voluta!”.

Immagino le urla dei soliti maîtres à penser: questa è discriminazione, razzismo, una posizione inaccettabile, fate scattare le querele, chiudete la bocca a quel fascista!

Giusto, ineccepibile, nulla da dire. Ma veniamo ora a un confronto di stretta attualità.

Da lunedì 10 gennaio non a uno ma a decine, forse a centinaia di non vedenti sarà impedito l’accesso ai treni locali e agli altri mezzi di trasporto pubblico perché saranno privi di green-pass rafforzato e non potranno neppure più sottoporsi al tampone. I non vedenti, per chi non lo sapesse, non possono guidare l’automobile e quindi, se vivono da soli, saranno letteralmente rinchiusi in casa e impossibilitati a qualsiasi opportunità di movimento autonomo. Una eventualità drammatica che mi viene costantemente segnalata in queste ore da vari amici privi della vista. Costoro, se non assistiti da familiari o amici, non potranno più non solo lavorare, ma neppure raggiungere l’ospedale per una visita, il negozio di alimentari che non sia proprio sotto casa, il mercato ortofrutticolo, l’associazione che li tutela eccetera.

Eppure, quando provo a far presente questa cosa a politici, giornalisti, o anche ai responsabili di alcune associazioni di categoria, ottengo sempre la medesima risposta: “Embè? Hanno solo da vaccinarsi. A loro non è precluso alcun diritto alla mobilità. In fondo se la sono voluta!”.

Già. Se siete un minimo onesti, non vi sembra un paragone calzante e una contraddizione terribile?

Non vado oltre. Rilevo solo che di contraddizioni palesi come questa è letteralmente pieno il periodo che stiamo vivendo. Chi intende soltanto pensare è giudicato un soggetto pericoloso e da isolare. Nessuno mi darà pertanto una risposta sul merito ma solo – e già sarebbe meglio del silenzio assoluto – qualche insulto o insinuazione di bassa lega, che comunque non mi toccheranno minimamente.

*presidente Associazione pro retinopatici e ipovedenti  

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