La Chiesa e l’inutile rincorsa al mondo

di Aurelio Porfiri

La Chiesa cattolica è stata la matrice su cui si è formata la cultura occidentale. Pure un ateo incallito riconoscerebbe il contributo cattolico alla versione migliore del mondo in cui anch’egli vive. Pensiamo soltanto al contributo nel campo artistico, musicale, delle arti figurative. I musei di tutto il mondo traboccano di opere d’arte realizzate per committenza cattolica. Questo perché la Chiesa comprendeva quello che Gramsci (e più tardi Andrew Breitbart) comprenderanno: le persone non si conquistano a colpi di encicliche, discorsi dotti, sinodi su sinodi (per quanto essi possano essere importanti), ma attraverso il mondo emozionale che trova sbocco nella cultura. Ecco perché la Chiesa investiva tanto per abbellire le sue chiese di immagini, suoni, parole alate. Tutto era visto in verticale.

Cosa ci dice il fatto che la Chiesa si trovi oggi a inseguire la cultura dominante? Ci fa capire certamente molte cose, tra cui il fatto che quando insegui poi arrivi stanco a ghermire la tua preda (se ci arrivi). E nella Chiesa questo affanno lo sentiamo, unito a un senso di profonda frustrazione quando ci si accorge di aver inseguito una preda che non faceva per noi. E con il rischio che poi la preda indigesta ci formi (o deformi) a sua immagine e somiglianza.

Un tempo, quando il clero veniva scelto e selezionato su una base molto ampia, esso costituiva la forza anche culturale della Chiesa e i suoi uomini migliori si facevano onore in svariati campi, dall’arte alla scienza. Oggi il clero è divenuto il limite della Chiesa stessa, costretta a riempire le caselle con quello che si trova in casa, ma con la consapevolezza che non si fanno le nozze con i fichi secchi. E poi questa cultura mondana è come un virus, muta continuamente, e quando la Chiesa sembra averla raggiunta è già altro. E allora via di nuovo a cercare di essere accettati da quel mondo che il suo Signore aveva già vinto una volta per tutte.

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