Cronache dal Paese Più Bello del Mondo / Tutti in maschera! Anche per il Quirinale…

Il Paese Più Bello del Mondo era anche il Paese del Carnevale. Agli abitanti piaceva moltissimo mettersi in maschera. E così i governanti, che volevano il bene del Paese e soprattutto desideravano che la gente fosse felice, imposero l’obbligo di andare in giro sempre mascherati. Si badi: non la possibilità, ma l’obbligo. I governanti, infatti, non tolleravano che qualcuno potesse essere triste.

Il clima di festa generalizzato era proprio il tratto caratteristico del Paese Più Bello del Mondo. La gente lo sapeva, e infatti controllava. Se qualcuno, per un motivo o per l’altro, non indossava la maschera, erano gli stessi cittadini, in uno slancio di solidarietà e altruismo, a ricordargli l’obbligo e a invitarlo a metterla subito: perché non approfittare dell’occasione di far festa?  E se quello insisteva a non indossarla, c’era sempre qualcuno pronto a chiamare la forza pubblica. Che generosità!

La stampa era in prima linea in questo slancio festoso. Praticamente non passava giorno senza che giornali, radio e televisioni ricordassero che la maschera andava indossata sempre e ovunque, perché nessuno doveva restare escluso dal carnevale permanente.

I telegiornali mostravano a tutte le ore gente in maschera e questo era precisamente il loro contributo alla causa: facendo vedere quanto le persone mascherate fossero felici e contente incoraggiavano tutti a comportarsi nello stesso modo.

Per invogliare a mettersi in maschera furono assoldati anche artisti, cantanti e attori che dicevano: “Amici! Mascheratevi! Non lasciatevi sfuggire questa occasione così lieta! È un dovere, in nome del bene comune!”.

In effetti, quando si trattava di far festa, il Paese Più Bello del Mondo non voleva essere secondo a nessuno, e così il carnevale divenne pane quotidiano. Bastava uscire e ti imbattevi in stuoli di persone mascherate: uomini, donne, bambini, giovani, anziani. Una carnevalata continua. Persino i guidatori solitari, chiusi all’interno delle loro auto, si mascheravano. Accanto a loro non c’era nessuno con cui condividere la festa, ma volevano comunque esser parte di quel clima carnascialesco.

Quando arrivò febbraio, il mese del carnevale ma anche dell’altro appuntamento festoso per eccellenza, ovvero il Festival della Canzone, il Paese Più bello del Mondo si mise ancor di più in maschera. Infatti al Festival fra i conduttori ci fu anche un uomo travestito da donna (o forse era una donna che all’occorrenza poteva diventare uomo? Non ricordo bene) e così il carnevale fu completo.

Ma quel febbraio si segnalò per un altro avvenimento festoso: l’elezione del Presidente della Repubblica. Elezione per la quale erano in lizza diversi personaggi mascherati.

Uno, per esempio, era noto, e quindi molto apprezzato, per i suoi festini detti Bunga Bunga, ma amava mascherarsi da statista. Un altro girava mascherato da economista e banchiere, ma era in realtà specializzato in svendite e liquidazioni. Poi c’era un Candidato a Tutto, uno di quei Candidati professionisti che vivono negli anfratti dell’apparato statale, ma si mascherava da Dottor Sottile. Poi c’era un Maneggione mascherato da giornalista e politico. C’era una Nullità che però da anni si mascherava da Centrista e questo gli procurava consensi. E non mancavano due signore che, in mancanza d’altro, giravano mascherate da loro stesse.

Nel Paese Più Bello del Mondo, in mezzo a tutte queste maschere, la gente si divertiva davvero tanto. E rideva, rideva, rideva.

Pensate che perfino in Vaticano, per sommo spasso e generale diletto, tutti portavano la maschera e i due papi si scambiavano di posto, in modo che non si sapesse mai bene chi fosse l’uno e chi fosse l’altro.

Si può immaginare una situazione più gioiosa? Certo che no.

Infatti, per coerenza, qualcuno propose di cambiare l’articolo uno della Costituzione. Togliere che il Paese Più Bello del Mondo era fondato sul lavoro (un palese anacronismo) e mettere che era fondato sul divertissement.

Aggiungo che fu subito votato un Testo Unico il quale, con la motivazione che “a carnevale ogni scherzo vale”, estese a dodici mesi il periodo atto a festeggiare e fece sì che il Paese Più Bello del Mondo fosse guardato con invidia dalla comunità internazionale.

E memorabile fu il giorno in cui il nuovo Presidente, per celebrare, fece mettere in scena una bella commedia, oggettivamente adatta al Paese Più Bello del Mondo: Arlecchino servitore di due padroni.

 

 

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