Cattiveria e stupidità. Ecco chi comanda nell’Italia trasformata in carcere

di Francesco Lamendola

Una donna in quarantena per il Covid sente un terribile schianto, si affaccia e vede un motociclista che è andato a sbattere e giace riverso nel fosso: corre fuori per soccorrerlo, e si becca una condanna penale a due mesi di galera, commutata poi in una multa di 4.500 euro. Non avrebbe dovuto uscire di casa, non avrebbe dovuto seguire l’impulso di prestare soccorso a un ferito.

Secondo episodio: delle ragazze vengono molestate e aggredite in una grande città, sotto gli occhi dei poliziotti, i quali stanno a guardare, senza muovere un dito. Quando infine riescono a svincolarsi dai loro aggressori e corrono, sconvolte e piangenti, a chiedere aiuto a quei poliziotti, la prima cosa che si sentono dire è: «Mettetevi la mascherina».

Di episodi così ne potremmo citare a dozzine, a centinaia, a migliaia. Accadono tutti i giorni, a ogni angolo di strada: spesso ciascuno di noi ne è testimone involontario. Nei negozi, nei ristoranti, negli alberghi, negli uffici pubblici e privati, lungo i marciapiedi: stupidità e cattiveria, in un miscuglio infernale, la fanno ormai da padrone. E la cosa peggiore è che il regime pandemico instaurato dai grandi criminali che sono attualmente al potere accentua e addirittura prescrive tali comportamenti, facendo leva su quel fondo fangoso che giace in ogni essere umano e che, in tempi di normalità, è costretto a starsene buono a cuccia. Nessuna categoria è esente, nessuna viene risparmiata. Ci sono preti che appendono sulla porta della chiesa un cartello per intimare ai non vaccinati con la terza dose (perché le prime due non contano nulla) di starsene alla larga; e altri che addirittura rifiutano l’estrema unzione al morente che la richiede, per non correre il rischio, statisticamente irrisorio e comunque inerente al loro ministero, di contagiarsi. E ci sono i direttori sanitari che posticipano di mesi e anni gli interventi da loro giudicati non urgenti di quanti avevano già preso da tempo l’appuntamento, ma sono risultati sprovvisti di certificazione della terza dose di vaccino (chiamiamolo così per intenderci, ma sia chiaro che non è affatto un vaccino e Dio solo sa cosa c’è dentro, o forse lo sa meglio il diavolo). Un popolo notoriamente indisciplinato e tendenzialmente anarchico è divenuto, tutto a un tratto, straordinariamente rispettoso delle regole, anche se queste regole sono illegittime, folli e distruttive. Ecco un tizio che telefona ai carabinieri per segnalare che il suo vicino di casa si trattiene a cena con quattro amici in tempi di reclusione; ecco una tranquilla signora che allerta le forze dell’ordine perché nel prato sotto casa sua ci sono quattro ragazzini che giocano al pallone, per giunta – ma dove andremo a finire? – senza indossare la prescritta mascherina. Ed ecco le suddette forze dell’ordine, con cani poliziotto e droni che si librano alti nel cielo, sguinzagliate a caccia di anziani signori che fanno un po’ di moto nei campi e di solitarie signore che prendono il sole su spiagge deserte. Le televisioni mostrano quelle immagini, giornalisti ci costruiscono sopra i loro servizi da mandare in onda, e nessuno trova che la cosa sia folle, demenziale e, per certi aspetti, criminosa. Un ministro della pubblica istruzione ordina milioni di banchi scolastici a rotelle per favorire il distanziamento fra un bambino e l’altro all’interno delle classi: ora quei banchi, smontati, giacciono accatastati nei magazzini perché, com’era ovvio, non sono serviti assolutamente a nulla se non contribuire ad accrescere la pressione fiscale sui cittadini, quegli stessi cittadini che vedono minacciato il posto di lavoro o sono costretti a chiudere le loro attività a causa della politica delle restrizioni decisa dal governo: ma nessuno chiede conto a quel ministro e a quel governo della follia che ha compiuto e del denaro pubblico che ha sperperato. La follia è andata al potere e assolve comunque se stessa. Come il sedicente comitato tecnico-scientifico che, per prima cosa, ha chiesto e ottenuto dal governo l’immunità giudiziaria per le decisioni che avrebbe preso. Come le multinazionali del farmaco che già da anni hanno preteso e ottenuto l’immunità giudiziaria per gli effetti indesiderati dei loro prodotti e, al presente, specie per il falso vaccino. E come il ministro della salute i cui protocolli sono stati sconfessati da una sentenza del Tribunale amministrativo regionale, alla quale però ha subito risposto il Consiglio di Stato sospendendo quella sentenza e così ripristinando la piena legittimità dei protocolli stessi. Il sistema è folle e distruttivo, ma è anche ben deciso a blindarsi, proteggendo se stesso da qualunque ragionevole contestazione.

Del resto, è troppo semplicistico parlare di un sistema folle e malvagio. Il sistema, come qualunque sistema politico e sociale, cammina sulle gambe degli uomini. Pertanto la domanda giusta che ci si deve fare non è tanto come mai siamo caduti nelle mani di un sistema folle e malvagio, quanto piuttosto come mai il sistema folle e malvagio ha trovato così tanti volonterosi collaborazionisti. In altre parole, come mai ci sono in giro così tante persone stupide e cattive. Bisogna chiamare le cose con il loro nome, senza edulcorarle o minimizzarle. E la sola possibile risposta onesta è che stupidità e cattiveria c’erano già, non le ha create la falsa emergenza sanitaria, imposta per instaurare la dittatura della grande finanza; e c’erano da molto tempo. Ora che il colpo di stato mondiale è scattato e che il cittadino medio è stato messo nelle condizioni di dover scegliere fra la propria intelligenza, il proprio buon senso e la propria esperienza, e quel che incessantemente gli vomitano addosso i suoi governanti e una legione di cosiddetti esperti, per il tramite di televisioni e giornali, si è visto che la stupidità e la cattiveria erano molto più diffuse di quanto non si potesse immaginare. C’erano già, e tutti lo sapevamo; quel che molti non avrebbero creduto è quanto fossero diffuse e come fossero penetrate a fondo nella mente e nel cuore della gente comune. L’emergenza infinita nella quale siamo stati scaraventati, più rigida di quella del tempo di guerra e più terrorizzante di qualunque inondazione o terremoto, le ha per così dire fatte venire alla luce, le ha nutrite, le ha alimentate, le ha ulteriormente vitalizzate e soprattutto ha dato alle persone stupide e/o cattive quel poco o tanto di potere da poter far pesare sul prossimo. Ed è così che la qualità media delle persone, specialmente di quelle poste in ruoli dirigenti – magistrati, direttori e primari di ospedale, dirigenti scolastici, comandanti delle forze dell’ordine – è venuta a galla in tutta la sua pochezza, in tutta la sua miseria, ancor più evidenziata dal fatto che tali persone godono di una serie di privilegi, specialmente economici, per cui possono avere uno stile di vita assai superiore a quello del cittadino medio, mal al tempo stesso non vogliono, e non hanno mai voluto, assumersi responsabilità proporzionate ad essi: chiusi nella botte di ferro di uno stato totalitario che premia i servitori obbedienti e non domanda loro di pensare con la propria testa o di rischiare un mimino in prima persona, ma anzi considera queste ultime qualità come dei gravi difetti, li reprime e li punisce. Il bravo dirigente pubblico non è colui che si permette di pensare e di usare la ragione e il buon senso, ma colui che applica i protocolli e obbedisce ai decreti, anche i più stupidi e folli, anche i più criminali e distruttivi.

E così la catena si autoalimenta e non finisce mai: la catena della stupidità e della cattiveria che già esisteva, ma che ora ha conquistato le luci della ribalta e che consente, ad esempio, a dei sedicenti esperti e sedicenti scienziati di andare ogni giorno in televisione a ripetere i loro ritornelli terroristici e menzogneri per tenere il pubblico in uno stato di angoscia permanente, e spingono la loro tracotanza e la loro spudoratezza fino al punto di cantare dal piccolo schermo delle obbrobriose e grottesche canzoncine nelle quali esortano tutti a farsi inoculare il siero spacciato per vaccino, pena non poter mangiare il panettone insieme alle persone care a Capodanno. E già qui non stiamo parlando di persone che hanno dei ruoli dirigenti importanti, ma la cui visibilità è stata gonfiata a dismisura della propaganda di regime, attraverso l’uso spregiudicato dei mass-media; ma si tratta comunque di piccoli dirigenti e di persone che, prima della follia sanitaria, non avevano mai fatto parlare di sé, né avevano dei meriti speciali da far valere, e non li hanno avuti neppure negli ultimi due anni, a differenza di uomini come il dottor De Donno i quali, loro sì, hanno ben meritato dalla società per aver mostrato doti superiori d’intelligenza e dedizione alla professione medica, anche se sono stati mal ripagati e hanno perfino subito un linciaggio mediatico, evidentemente proprio perché si erano macchiati della colpa imperdonabile di trovare una cura efficace ed economica contro la malattia. Il guaio è che la società ha rivelato di essere piena e strapiena di signori e signorine nessuno, che in nessun caso avrebbero potuto svolgere un ruolo significativo, perché totalmente sprovvisti di meriti o abilità particolari, i quali prontamente si sono resi disponibili per offrire il loro contributo al regime totalitario scattato a nostro danno, ma non riconosciuto come tale da tanta, tantissima gente. Pensiamo, per fare un esempio, a tutti quei bidelli che hanno accettato l’incarico (e avrebbero potuto rifiutarlo, a termini di contratto sindacale) di controllare il green pass all’ingresso delle scuole: da un giorno all’altro si sono trovati in condizione di far valere una sorta di autorità, di intimare l’esibizione del famigerato documento e di poter umiliare pubblicamente gli studenti e anche insegnanti che ne sono sprovvisti. Oppure pensiamo a quei volontari che si sono offerti alle parrocchie per far rispettare il distanziamento e l’uso della mascherina all’interno delle chiese: persone che si piazzano sul portone, dirigono col braccio, danno istruzioni, separano famiglie troppo numerose, redarguiscono quelli che non rispettano le norme, sorvegliano che chi entra si igienizzi le mani, e così via.

Non sapevamo che la società avesse in pancia tanti zelanti servitori del primo regime che avesse imposto il suo controllo totalitario sull’intera società: ora lo sappiano. Sappiamo che pur di avere uno straccio di autorità e di visibilità, pur di spiccare senza meriti e pur di imporsi senza che ve ne sia alcuna reale necessità, ci sono innumerevoli persone che si propongono, che si offrono, che si mettono al servizio: e lo fanno in maniera disinteressata, per la sola soddisfazione di fare ciò che dicono essere la cosa giusta, mentre in realtà stanno servendo il loro piccolo ego frustrato e si stanno prendendo una rivincita sul mondo che, fino a ieri, non si era neppure accorto della loro esistenza. Chi si era mai accorto che il parroco di quella piccola parrocchia ardesse di un tale senso del dovere civico, da intimare ai fedeli che non hanno fatto la terza dose di starsene a casa e rinunciare ai Sacramenti? Chi lo sapeva che l’inquilino della porta accanto è talmente pervaso di senso di responsabilità da denunciare la signora che scende a prendere il pacco arrivatole per posta, pur essendo confinata in quarantena? E chi avrebbe potuto immaginare che il collega d’ufficio ha così a cuore il bene e la sicurezza collettivi, da non esitare a farsi spia e delatore dei compagni coi quali ha diviso per anni il medesimo ufficio e si è trattenuto a conversare cordialmente tante volte, magari davanti al pranzo della mensa aziendale? Certo, è consolante sapere che il nostro Paese è pieno di gente di buona volontà: gente che lascerebbe morire nel fosso la vittima di un incidente stradale, in nome del valore ben più alto della sicurezza collettiva contro la possibilità del terribile contagio. E chi avrebbe immaginato che il barista che conosciamo da anni, e dal quale passavamo tutti i giorni a bere un bicchiere di vino e a scambiare quattro chiacchiere, un giorno ci avrebbe esclusi dal suo locale, noi e tutti quelli che non sono vaccinati, provocando un danno economico a se stesso e rischiando di guastare le relazioni di amicizia che parevano consolidate da anni di frequentazione, per la sola ed unica ragione che l’emergenza c’è, le regole sono regole e il dovere di ciascuno consiste nel rispettarle senza far domande, e nel pretendere che anche gli altri le rispettino? Davvero, siamo sorpresi di scoprire uno stuolo tanto numeroso di utili idioti del sistema totalitario che ci sta opprimendo e che vorrebbe buttar via la chiave di quella grande prigione collettiva che è diventata la nostra povera patria, da quando ci hanno messo sopra le grinfie, per conto dei loro padroni della finanza internazionale.

E la cosa più ironica è che tutti questi zelanti servitori della dittatura, quelli grandi e quelli piccoli, sono in genere gli stessi che per anni hanno detto e ripetuto le loro parole d’ordine sull’accoglienza, l’inclusione, il rispetto dei diversi, il dialogo, la fratellanza universale, il dovere di ascoltare e di capire, e si sono spesi perfino in associazioni contrarie alla pena di morte (che da noi non c’è), come Nessuno tocchi Caino, oppure hanno sfidato la logica e il buon senso chiedendo, come don Ciotti: chi ha paura delle mele marce?, come dire che le mele marce non devono far paura, non infettano, si possono e si devono lasciare nel cesto insieme alle altre, perché il bene comunque trionfa sempre e quindi anche la faccenda della pandemia finirà bene, o meglio, per usare la formula magica messa in giro sin dal marzo del 2020, andrà tutto bene. La formula perfetta per i perfetti idioti che si sono fatti zelanti esecutori del piano diabolico pensato, studiato e attuato con millimetrica precisione dai padroni del mondo. Ora non parlano più di accoglienza e inclusione, infatti hanno spento i fari sugli sbarchi quotidiani dei clandestini e sul problema della sistemazione di decine di migliaia di persone di dubbia provenienza e dalle intenzioni ancor più dubbie, anche se tali sbarchi sono raddoppiati e triplicati. L’importante è che restino i buoni sentimenti; e se il potere non parla più dei (falsi) profughi da accogliere, parla di Greta e del cambiamento climatico, sempre per terrorizzarci.

Fonte: accademianuovaitalia.it

 

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