Fauci sotto accusa: prima l’Aids, ora il Covid, stesso copione, stessi errori

di Beatrice Nencha

“Il dottor Fauci utilizza per il Covid lo stesso copione del terrore che ha usato negli anni ’80 per l’Aids”. A scagliare l’accusa di “procurato allarme” contro il numero uno dei virologi della Casa Bianca è stato, dal suo scranno, il senatore repubblicano Ron Johnson. Durante il suo intervento, visualizzato da oltre un milione e 700 mila utenti su YouTube, Johnson ha paragonato il comportamento attuale del direttore del Niaid verso il Sars-Cov2 a quello da lui tenuto durante l’esplosione della “peste del secolo”: l’Hiv. L’8 dicembre, mostrando la gigantografia di un articolo di Fauci apparso sul Journal of American Medical Association, il senatore del Wisconsin ha dichiarato: “Vediamo cosa Fauci ha sostenuto nel maggio 1983. Io c’ero e conosco il legittimo stato di paura per lo scoppio dell’Aids all’epoca, ma i responsabili della salute pubblica non avrebbero dovuto alimentarla. Mentre è proprio quello che Fauci ha fatto”. Nell’articolo Fauci affermava che bastasse un contatto di routine ravvicinato, come avviene tra i famigliari, per contagiarsi. E aggiungeva che se fosse stato possibile trasmettere la malattia anche senza un contatto sessuale e di sangue, “l’impatto della sindrome poteva essere enorme”. Secondo Fauci, l’Aids si poteva diffondere nell’intera popolazione attraverso un semplice “contatto casuale”.

Le dichiarazioni tratte dall’articolo sono contenute anche nel libro-inchiesta The Real Anthony Fauci scritto dall’avvocato e attivista Robert F. Kennedy Jr. Un bestseller, nonostante la pesantissima censura dei media e delle case editrici americane. A pagina 151, Kennedy racconta che l’immunologo Arye Rubinstein, il maggiore esperto mondiale di Aids, premiato nel 1983 dal Nih (National Institutes for Health) per le sue ricerche sulla trasmissibilità del virus, era “sconcertato” dalla “stupidità” di Fauci perché le sue dichiarazioni non trovavano riscontro nel patrimonio condiviso di conoscenza scientifica della malattia: “Le migliori evidenze scientifiche suggeriscono che l’infettività dell’Hiv, persino nei contatti intimi, è così trascurabile da essere incapace di sostenere un’epidemia generale”.

Fauci, l’Aids e il Covid

Nonostante le proteste di illustri colleghi, l’articolo di Fauci non fu mai ritirato né revisionato e le sue dichiarazioni furono rilanciate nelle successive interviste televisive. Le parole di Fauci ebbero un duplice effetto immediato: amplificare il terrore verso l’infezione e accrescere la sua influenza all’interno del Niaid (National Institute of Allergy and Infectious Diseases), di cui divenne direttore dal 1984. “Fauci era in una posizione di autorevolezza ed era consapevole che qualsiasi cosa avesse detto, in un momento così delicato in cui le persone erano terrorizzate, avrebbe avuto un peso e sarebbe stata ripresa. E così avvenne – ha ricordato il senatore Jonhson – Nei giorni seguenti la stampa internazionale pubblicò un articolo intitolato I contatti casalinghi possono trasmettere l’Aids e l’Associated Press un lancio d’agenzia in cui chiedeva ‘L’Aids si trasmette dai contatti di routine?’. Lo stesso giorno dell’articolo di Fauci, il New York Times pubblicò un pezzo intitolato I contatti tra i famigliari studiati nella trasmissione dell’Aids, citando proprio Fauci riguardo la possibilità di contagiarsi in famiglia”.

Fauci ha esagerato la paura dell’Aids, ed è quello che sta facendo ancora oggi per il Covid. Ha stigmatizzato i malati di Hiv con i suoi allarmismi. Alcuni mesi dopo ha fatto marcia indietro, dichiarando: “È assurdo suggerire che l’Aids possa essere contratto attraverso i normali rapporti sociali, come stare nella stessa stanza o sedersi accanto sul bus”. Ma il danno ormai era fatto: la paura della nuova “pestilenza divina” si era diffusa a livello mondiale. Dovrà arrivare il 1991, in un’Italia altrettanto terrorizzata dalla fobia di contrarre l’Aids anche solo sfiorando un malato, perché l’immunologo Fernando Aiuti, per smontare la falsa narrativa sul contagio diffusa dai media, decidesse di baciare, di comune accordo, una sua paziente sieropositiva durante un congresso sull’Hiv a Cagliari.

La replica di Fauci: tutte assurdità

Ospite in tv della Cnn, Anthony Fauci si è difeso definendo “assurda” l’accusa di aver pompato la paura dell’Hiv e facendo notare che “l’Aids ha ucciso 750 mila americani”. Riguardo alle affermazioni di Johnson ha commentato: “Non ho idea di cosa stia parlando”. Ma il suo nervosismo è palese e si è evidenziato, la scorsa settimana, anche in una colorita gaffe contro il senatore repubblicano Roger Marshal durante la commissione di inchiesta sulla pandemia. Al senatore, che chiedeva di rendere trasparenti le sue finanze (tra cui circa due milioni di dollari guadagnati dalla sua famiglia nel 2020 tramite fondi di investimento in Cina e Hong Kong), Fauci ha risposto, pensando di avere il microfono spento: “Che coglione!”.

 

“Fauci vuole negare la realtà delle sue dichiarazioni e azioni ma quando si parla dell’Aids non sono l’unico ad accusarlo”, ha replicato Johnson leggendo in aula la testimonianza di un altro esperto, apparsa sull’Huffington Post il 6 dicembre 2017, che ne denuncia il ruolo controverso durante l’esplosione dell’epidemia. L’attivista gay Sean Strub, autore del libro Body Counts: A Memoir of Politics, Sex, Aids, and Survival, narra invece, da sopravvissuto alla malattia, quanto fu lenta l’autorizzazione da parte del governo federale nel consentire l’uso del Bactrim e di altri farmaci sulfamidici per prevenire la polmonite da Pneumocystis carinii (PCP), principale causa di morte nei malati di Aids. Nonostante il Bactrim fosse utilizzato da tempo per quel tipo di polmonite. In un commento, Strub dichiarava: “Il dottor Anthony Fauci sta riscrivendo la storia. Lo fa per nascondere il suo vergognoso ruolo nel ritardare la promozione dei trattamenti per l’Aids, che avrebbero prevenuto decine di migliaia di morti nei primi anni dell’epidemia”.

Nel 1987 anche il pioniere degli attivisti per i diritti dei malati di Aids, lo scrittore Michael Callan, implorò Fauci di aiutarlo a promuovere l’uso del Bactrim per la profilassi della polmonite e a pubblicare linee guida provvisorie per una terapia precoce. Sotto l’egida del ricercatore Joseph Sonnabend, decine di medici di prima linea stavano usando questo farmaco efficacemente per prevenire la PCP e altre forme di immunodepressione. Fauci rifiutò di riconoscere la terapia e invitò i malati in cura col Bactrim a interrompere il trattamento.

“Fauci avrebbe dovuto ascoltare i malati e i medici che li stavano curando, quei dottori che con coraggio e compassione curavano i pazienti con Aids” ha concluso Johnson. “Nei due anni tra il 1987, quando Callan incontrò Fauci, e il 1989, quando le linee guida vennero autorizzate, sono morti di Aids circa 17 mila americani soffocati dalla polmonite. Molte di queste vite si sarebbero potute salvare, se solo Fauci avesse risposto appropriatamente. Ci sono medici esperti che stanno curando il Covid-19 e affermano che oltre 500 mila vite sono andate perse inutilmente. Solo per non aver mai tollerato nessuna seconda opinione e per avere completamente ignorato – oggi come allora – tutte le terapie precoci”.

Fonte: nicolaporro.it

 

 

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