Davanti a irrazionalità e ingiustizia, non cediamo all’abitudine. Non svendiamo la dignità

di Carlo Primerano

Passeggiata in una bella giornata di sole. Da un lato della strada un fiume di persone deambulanti, quasi tutti con maschera chirurgica. Sul lato opposto, quello dei ristoranti con i tavoli all’aperto, un mare di altre persone mangiano e parlano allegramente senza le preoccupazioni che avranno tra poco, quando si alzeranno soddisfatte della “libertà” che la tessera verde gli ha garantito e rimetteranno su l’accessorio medico a cui sono obbligati per la salvaguardia della loro salute. Tengo lo sguardo un po’ rivolto ai camminanti, un po’ ai commensali. Mi pare una visione incongrua, paradossale, irritante. Posso ammettere che ciò dipenda da una sensibilità esacerbata dalla prepotenza e dalla pura malvagità che tutti i giorni si manifesta per opera di certi plenipotenziari: appena ieri un sottosegretario del ministero della salute ha avuto la sfrontatezza di dire che i non vaccinati sono pericolosi e che renderà loro la vita difficile. Parole irresponsabili, di inaudita gravità, che resteranno impunite mentre io sono qui, attento a misurare le mie che vorrebbero dire ben altro su questa vergogna.

Tuttavia credo sia importante per chi abbia colto la frode che si nasconde dietro gli avvenimenti degli ultimi due anni, cogliere il lato abnorme, la deformità delle situazioni che quotidianamente ci si presentano davanti agli occhi. Oserei dire che è perfino una questione di estetica. In altre parole non dovremmo abituarci a considerare normale ciò che normale non è. È un rischio che tutti corriamo, perché l’uomo è per natura portato ad adattarsi.

Per esempio, da appassionato di sport negli ultimi mesi ho avuto modo di guardare tante gare in tv. Ebbene, a un certo punto mi sono accorto che non facevo più caso all’assurdo protocollo che costringe gli atleti sul podio, nel momento più bello, a nascondere la propria gioia dietro una maschera; umiliati, loro malgrado simboli in mondovisione del mondo nuovo in costruzione. Un mondo che ci vorrebbe ignoti l’uno all’altro, separati, socialmente distanziati, muti. E che cosa più significativo di una museruola sul volto a prefigurarlo? Non vi facevo caso dicevo, eppure a guardarla con occhi sgombri è una scena surreale, resa ridicola dalla sua patente inutilità. Inutilità ai fini sanitari si intende, che invece lo scopo propagandistico è pienamente raggiunto.

Per fare un altro esempio, quando vedo qualcuno solo in macchina a volto coperto ormai non me ne stupisco più, l’ho accettato. Non dovrei. Dovrei conservare la capacità di meravigliarmi.

Se il malanno chiamato covid ci ha dato occasione di vedere tante manifestazioni di irrazionalità, vi sono altre situazioni davanti alle quali siamo chiamati interiormente a uno scarto, a dire con la stessa ferma ostinazione dello scrivano Bartleby: preferirei di no. Rifiutare di abituarci all’orrore, a questo inferno che ci propinano senza sosta con l’intenzione di farcelo interiorizzare. Non permettere che la nostra immaginazione ne venga condizionata, che la capacità di indignazione venga fiaccata, a questo dovremmo esercitarci.

Purtroppo non sarà facile risvegliare quanti nel corso di tanti anni di manipolazione occulta hanno assimilato, per via subliminale, l’universo che gli mostra la televisione tra il primo e il secondo , senza che il cibo gli vada di traverso per il disgusto: i crimini che vengono mostrati e rilanciati con dovizia di particolari morbosi con la scusa del diritto di cronaca, le anime strizzate di ragazzi e ragazze incoraggiati ad accoppiarsi e poi a piangere a forza lacrime finte davanti alle telecamere , la violenza mostrata a piene mani nelle cosiddette serie tanto di moda, la pubblicità che spalanca finestre di Overton su scenari sconcertanti. E via dicendo. E se qualcuno pensa che tutto questo non abbia rapporto con i paradossi della pandemia e con le angherie che abbiamo subito e continuiamo a subire, mi spiace per lui: le mie sono considerazioni a fior di pelle che non vogliono dare ragioni di sé, piuttosto cercano un contatto emotivo tra persone che percorrono insieme la stessa impervia strada controcorrente.

Se mai usciremo da quest’incubo occorrerà che la comunità reimpari a distinguere il ragionevole dal folle, il bello dal brutto, il vero dal falso, il giusto dall’ingiusto, il naturale dall’artificiale. Sono distinzioni iscritte nel codice ontologico di tutti gli uomini, non possono essere andate perdute per sempre, non ancora. E la legge positiva deve tenerne conto se non vuol diventare strumento di pura e semplice tirannia.

Questa considerazione mi riporta alla passeggiata domenicale. Mentre, alla ricerca di angoli più tranquilli, mi allontanavo dal flusso della folla, ho affiancato una coppia di coniugi, presumo che lo fossero. Lei, molto vivace, diceva qualcosa del genere, vado a memoria, ma non sono distante dal riferire letteralmente : “ma insomma… anticostituzionale, anticostituzionale… ma chi se ne importa della costituzione… qui c’è di mezzo la salute”.

Cara signora che non mi leggerà mai, in linea di principio Lei avrebbe ragione. Il nostro sacrosanto diritto alla libertà, così come quello alla salute, non sono “concessi” dalla costituzione. Sono diritti prepolitici, connaturati a tutti gli uomini per il fatto stesso che sono al mondo. Se, per assurdo, la Costituzione ne ostacolasse l’attuazione, Lei avrebbe il diritto a disobbedire perché, al contrario di quanto sorprendentemente affermato da un noto filosofo recentemente, una legge che vada palesemente contro il bene comune e che non rispetti la piena dignità della persona, non deve essere rispettata. Ma la nostra Carta tutela sia la libertà che la salute, e pretenderne il rispetto da parte di tutti, e soprattutto dai nostri governanti, è ancora la cosa migliore da fare per difenderci dai soprusi. Non credo invece che tutelino libertà e salute e rispettino lo spirito della Costituzione ( per la forma ci sarà sempre qualche giurista disposto a dimostrare che l’ignoranza è forza e la libertà è schiavitù ) molte delle leggine emanate negli ultimi due anni e soprattutto l’ultimo decreto su obbligo vaccinale e relative limitazioni per coloro che non posseggono il cosiddetto “green pass”.

Lei si inganna signora quando pensa che il sacrificio della libertà che ci viene imposto la aiuti a rimanere sana. Libertà e salute non sono valori che confliggono. Al contrario, l’uomo libero tutelerà la sua salute molto meglio di quanto possa o voglia fare un potere dispotico. Sarà capace di proteggersi, saprà valutare la convenienza delle sue azioni, fosse solo per istinto di conservazione. Per esempio se fosse in corso un’epidemia di peste non ci sarebbe nessuno in giro per le strade, senza bisogno di maschere, coprifuoco e lasciapassare. Anche Lei oggi sarebbe rimasta volontariamente a casa a guardare i monatti dietro i vetri appannati della finestra. Ma la peste per questa volta ci è stata risparmiata e mi chiedo cosa Lei veda intorno a sé che possa indurla a rinunciare così a cuor leggero ai Suoi diritti. Perché, anche se ancora non le è chiaro, affidandola al possesso della tessera verde, Lei ha perduto la libertà.

Del resto, siccome si è detto che l’uomo si abitua facilmente, può darsi che non se ne accorgerà mai. Che quando ci troveremo al bar, e io sarò respinto mentre Lei mostrerà il codice QR e potrà sorbirsi il caffè, non vi troverà nulla di strano. Non avvertirà neppure per un momento quella atmosfera di assurdo, irrazionale, carnevalesco, simile a quella degli universi concentrazionari descritti dai grandi scrittori del secolo scorso, che una scena del genere richiamerebbe a un essere rimasto umano. Magari si sentirà semplicemente più “protetta”, nonostante sia ormai noto che l’infezione non fa distinzioni tra medicati e non. L’avrà saputo perfino Lei e avrà scansato la notizia con un lieve fastidio, come si trattasse di cosa da poco. Mentre è evidente che un fatto del genere straccia via anche quel sottile, sottilissimo velo che separa un provvedimento, non dico legittimo, ma con una qualche sua spiegazione, da una grida seicentesca e in definitiva dall’arbitrio puro e semplice.

Ma un caffè al bar è niente. Cosa ha nel cuore Lei, che non Le fa avere compassione di un padre che non può più lavorare perché non possiede un pezzo di carta? Cosa Le fa ritenere accettabile che i diritti di un uomo sano debbano essere conculcati dal mancato possesso di un salvacondotto? Forse perché ce lo chiede la scienza? Ma la scienza, questa imperscrutabile, per bocca di chi Le ha parlato in questi mesi? Forse per quella dell’articolista che legge tutte le mattine mentre inzuppa la brioche nel cappuccino? O dei medici spuntati dal nulla la cui consistenza umana, morale e intellettuale si è ben vista in certe performance canore e negli altri fatti che li hanno recentemente riguardati?

Perché se fosse diversamente, se Lei avesse voluto fare quel po’ di fatica che comporta informarsi oltre quanto ascolta nel telegiornale della sera , saprebbe che ci sono centinaia di scienziati e medici che raccontano una storia diversa su pandemia, cure, sieri sperimentali. E sapere che esiste una storia diversa, se anche Lei fosse propensa a non credervi, Le lascerebbe almeno il dubbio sul perché fino ad oggi questa storia è stata taciuta e nessuno degli autoproclamati professionisti dell’informazione si sia preoccupato di renderla nota ( in altri termini si chiama censura).

Cara signora, ha destato scalpore la notizia che in certi ospedali si discrimina, ritardandone le cure, coloro che in coscienza hanno deciso di non sottoporsi a quell’esperimento su larga scala che è questa inoculazione di massa. Non si lasci scivolare addosso una tale crudeltà con un’alzata di spalle. Si fermi a pensare che un mondo così fatto è disumano e che questa disumanità potrebbe rivoltarsi domani anche contro di Lei. Che se tali nefandezze vengono tollerate da chi avrebbe il potere di evitarle ( e forse non è vista male neppure la diffusione della notizia sia per l’effetto depressivo e terrorizzante sui renitenti, sia per aprire l’ennesima finestrella alla giustificazione popolare di simili e anche peggiori comportamenti futuri), significa che in gioco non è la difesa della nostra salute, ma il perseguimento di oscuri fini che non ci vengono raccontati.

Torno a casa rattristato. Non riesco a capire fino in fondo il perché di tutto quanto sta accadendo, né a immaginare quale alla fine ne sarà l’esito. Ma so che nessuna sconosciuta ragione di stato, nessun ipotetico bene futuro che si vorrebbe raggiungere o male che si voglia evitare, pensieri ai quali talvolta ci si aggrappa perché la realtà sarebbe altrimenti troppo dura da digerire , possono giustificare tanta sofferenza arrecata e che la dignità umana venga così palesemente calpestata.

Fonte: ricognizioni.it

 

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