Cari preti, che ne direste di tornare a parlare di Dio?

Nel giorno della Madonna di Lourdes un prete bergamasco inizia un cammino per dire no ai ricatti, no al green pass e no all’obbligo vaccinale. Il video nel quale il sacerdote annuncia la sua iniziativa ha avuto ampia diffusione. Ma siamo sicuri che il compito di un prete sia questo? È la domanda al centro dell’articolo che qui vi propongo, tratto da ricognizioni.it

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di Matteo Donadoni

Partire, lasciare tutto: per andare a Tenerife? No, per andare a Roma in bicicletta. È l’ultima trovata di un prete bergamasco per protestare contro le restrizioni covid del governo tecnocratico. Confesso che anche io un pensierino a Tenerife lo avevo fatto prima del parroco, ma di andarci in bicicletta nemmeno per sogno.

Il mio cellulare è preso d’assalto da qualche giorno a causa del video del sacerdote in tenuta sportiva, o da operatore ecologico, non si capisce, che si è inventato una protesta ciclistica o podistica, neanche questo è definitivo, contro le ingiustizie che si vengono perpetrando con la scusa del covid. Così, prima che sia partita la corsa è partita la polemica furibonda sui media, di cui poco mi frega, e sul mio telefono, cosa già più importante.

Quindi, questo mio breve pezzo è per rispondere a tutte le pie donne e le aspiranti perpetue che mi hanno scritto persino “sei un’anima persa” e mi chiedono come mi permetto di giudicare il loro amato parroco. Dunque: il sacerdote in questione, in linea di principio, dice cose giuste. Ma c’è un problema.

La Chiesa, e la chiesa di Bergamo nella fattispecie, ha chiuso le porte in faccia ai moribondi, mandando al Creatore centinaia di figlioli senza conforto spirituale né assoluzione. Si è rifiutata di amministrare i sacramenti e celebrare le Messe durante il lockdown in obbedienza al potere temporale di turno, neanche fossero stati a Mosul. E ora, qua e là, qualcuno si sveglia con trovate estemporanee per svegliare le pecorelle che prima ha narcotizzato. Direi anche no. Continuate a restare barricati in parrocchia come atei spaventati dal potere e dalla morte.

Non è il ruolo del prete fare le biciclettate di protesta, né green, né arcobaleno, né trasparenti. Assecondarlo significherebbe fare il suo male, incoraggiandolo nell’errore. Questo sacerdote, che magari sarà un sant’uomo, io non lo conosco, sta facendo una cosa dai contenuti anche condivisibili, ma sta sbagliando nella questione fondamentale: non è il suo compito. Il suo ruolo è quello di stare con il gregge affidatogli, battezzare, evangelizzare e celebrare Messe e funerali. Salvare anime. Esistono i laici per le battaglie del mondo. Se non ne ha formati negli anni del suo mandato, è solamente un demerito in più, e un motivo maggiore per starsene in parrocchia.

Cari sacerdoti, volete una buona volta ricominciare a parlare di Dio, occuparvi delle battaglie spirituali, della trascendenza, delle anime, della vita eterna? Io vorrei disperatamente chiedere, innanzitutto al clero di Bergamo, nella speranza non retorica che qualche consacrato mi risponda: ma cosa vi ha fatto di male Gesù Cristo?

Nella mia vita di cattolico praticante, di ex catechista, fra parrocchia e collegio, ho conosciuto decine di preti. Col senno del poi, dell’adulto che fa un bilancio, sono giunto a questa conclusione: la maggior parte sembrava avere personalità problematiche, esistenze non serene, qualcuno disturbi psicotici. Ho conosciuto missionari che non vogliono andare in missione perché, dicono “la missione è qui”: e allora perché ti sei fatto missionario? Ho conosciuto preti diocesani che a cinquant’anni hanno avuto il ghiribizzo improvviso di andare in missione perché “i veri cattolici sono in Africa e qui siamo tutti viziati”: ma il discernimento lo hai fatto dopo vent’anni di sacerdozio? Certamente, entrambe le scelte, in ordine all’oggetto e al bene, non sono condannabili, ma sono il metodo e il percorso a lasciare basiti riguardo alla serietà e alla qualità dei pastori cui affidiamo le cure del popolo di Dio.

Tralasciando le vicende patetiche del sacerdote che ha messo incinta la catechista in un paese vicino, dell’arciprete indagato, di quello che pare avere la fidanzata da una vita, lo sanno tutti e pazienza. Ma sorvoliamo, ciò che importa è che, a sessant’anni dal Concilio più bello del Mondo, o vi svegliate o sarete cancellati dalla faccia della terra. E poco ci manca.

Cari sacerdoti, abbandonate una buona volta tutte queste maledette “scoperte”, liturgiche e pastorali: non hanno fatto altro che allontanare il popolo, soffocare la fede nei più piccoli e ridicolizzare l’abito che dovreste portare e il vostro sacerdozio sacramentale. Tornate a Cristo! Fonte di acqua viva, via verità e vita. Le pseudoverità mondane, termine che usa il vostro cardinale di riferimento, che propinate ogni domenica a supplizio dei gonzi che ancora vi seguono sono parole morte, sono causa di morte spirituale, motivo di depressione per voi e per i vostri fedeli.

Fonte: ricognizioni.it

 

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