Russiagate e caso Becciu. La stessa società informatica è coinvolta nelle due vicende

La Neustar, la stessa società americana di sicurezza informatica a cui il cardinale Angelo Becciu ha inviato milioni di dollari per pagamenti ancora non chiariti, è ora coinvolta nella controversia sulle accuse di ingerenza russa nelle elezioni presidenziali del 2016. John Durham, il consigliere speciale a capo dell’indagine elettorale, ha accusato i rappresentanti della campagna di Hillary Clinton di avere avuto accesso ai documenti contenuti in un sistema informatico della Casa Bianca di Trump gestito proprio dalla Neustar. Nel 2016 e nel 2017, l’ufficio del cardinale Becciu trasferì ingenti pagamenti alla sede Neustar di Sydney, in Australia. Il cardinale si è sempre rifiutato di spiegare lo scopo di quei pagamenti, se non per dire che riguardavano “attività ufficiali della Segreteria di Stato che, per loro natura, sono classificate e non possono essere commentate”. Ecco, sulla vicenda, l’articolo di The Pillar.

***

La società tecnologica a favore della quale il cardinale Angelo Becciu autorizzò pagamenti per milioni di dollari in Australia è stata citata all’interno di uno scandalo politico statunitense che solleva nuove domande sugli affari del Vaticano con l’azienda.

La Neustar, società americana che si occupa di telecomunicazioni, database e sicurezza, è stata citata nelle mozioni preliminari presentate da John Durham, il consigliere speciale che indaga sulla genesi dell’indagine del 2016 sulla presunta interferenza russa nelle elezioni generali statunitensi. La società è la stessa che è stata anche protagonista dello scandalo finanziario e del processo in corso in Vaticano, procedimento durante il quale il cardinale Becciu ha dovuto affrontare domande su milioni di dollari di pagamenti “segreti” da lui autorizzati a favore della società. Ma Becciu si è rifiutato di chiarire la necessità, per la Segreteria di Stato, di ottenere servizi riservati da parte di una società di sicurezza e intelligence delle telecomunicazioni.

Il deposito presso il tribunale degli Stati Uniti, aggiornato venerdì della scorsa settimana, si riferisce a un caso intentato da Durham contro Michael Sussmann, un avvocato che si occupa di sicurezza informatica ed è vicino al Partito Democratico, .

Secondo il New York Times, Sussmann nel 2017 ha riferito alla CIA di attività di dati sospette provenienti da dispositivi collegati alle reti della Trump Tower a Manhattan e della Casa Bianca e ha segnalato potenziali collegamenti con la Russia.

Sussmann avrebbe avuto accesso alle informazioni tramite i dati dei server gestiti da Neustar e che servono entrambe le località. Secondo il New York Times, Sussmann ha ricevuto i dati da Rodney Joffe, un suo cliente, che fino al settembre del 2021 è stato vicepresidente senior e responsabile della tecnologia di sicurezza per Neustar.

In atti giudiziari, Durham sostiene che Joffe ha “sfruttato” l’accesso di Neustar ai dati del server allo scopo di raccogliere informazioni potenzialmente dannose su Donald Trump.

Durham non ha affermato che Joffe o Neustar siano stati pagati per le informazioni, ma il presunto utilizzo dei dati raccolti da server sensibili collegati alla Casa Bianca è ora al centro di notevole attenzione e dibattito da parte dei media.

La vicenda riporta inoltre l’attenzione sui legami dell’azienda con la Santa Sede e in particolare con il cardinale Angelo Becciu, l’ex sostituto della Segreteria di Stato attualmente sotto processo in Vaticano per abuso d’ufficio e una serie di reati finanziari.

Tra il 2016 e il 2017, la Segreteria di Stato ha inviato bonifici per oltre 2 milioni di dollari australiani all’ufficio di Neustar a Melbourne. The Pillar ha precedentemente riferito che Becciu ha autorizzato personalmente due dei pagamenti per iscritto e ha approvato gli altri due. 

I pagamenti hanno coinciso con le indagini e il perseguimento del cardinale George Pell da parte della polizia locale con l’accusa di abusi sessuali. Pell è stato inizialmente condannato sulla base delle prove di un unico testimone accusatore, prima di essere assolto dall’Alta Corte australiana.

I pagamenti dal Vaticano, autorizzati da Becciu, hanno innescato le indagini dell’Austrac, l’organismo di vigilanza finanziaria nazionale, e hanno suscitato interrogazioni nel parlamento australiano. Tuttavia, la polizia dello stato di Victoria ha concluso che non ci sarebbero prove di attività criminali legate ai bonifici.

Nel momento in cui le accuse sono emerse e i pagamenti a Neustar sono stati effettuati da Becciu, Pell era prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia, incaricata di realizzare le riforme finanziarie volute da papa Francesco in tutti i dicasteri e nei vari organismi della curia romana.

In tale veste, Pell si è scontrato ripetutamente con Becciu circa i rapporti finanziari della Segreteria di Stato, compreso l’investimenti in un edificio londinese che alla fine ha innescato un’indagine di due anni da parte delle autorità vaticane, portando dieci persone, tra cui Becciu, ad affrontare accuse penali.

La partenza di Pell dal Vaticano, per difendersi dalle accuse a Melbourne, nel luglio 2017, avvenne poche settimane dopo che Becciu costrinse alle dimissioni Libero Milone, il primo revisore generale indipendente del Vaticano e stretto collaboratore di Pell. Becciu ha accusato Milone di “spiare” i suoi rapporti finanziari privati ​​e lo ha minacciato di arrestarlo e processarlo se si fosse rifiutato di lasciare il suo ruolo.

La tempistica della partenza di Pell, e la successiva pausa nella riforma finanziaria curiale, è stata commentata dalla stampa italiana, che ha collegato i pagamenti a Neustar alle accuse di ingerenza nel caso di Pell in Australia.

Becciu ha più volte negato qualsiasi collegamento con le accuse mosse contro Pell, o interferenza nel suo caso. Ha anche ripetutamente rifiutato di dire a cosa servissero i pagamenti a Neustar, dicendo a The Pillar l’anno scorso che essi erano legati ad “attività ufficiali della Segreteria di Stato che, per loro natura, sono classificate e non possono essere commentate”.

Il cardinale ha anche respinto le domande di Pell per chiarire la natura e lo scopo dei pagamenti. Dopo di che, durante un’intervista, nel dicembre dello scorso anno, Pell ha preso atto della reticenza di Becciu a discutere la questione e ha fatto riferimento alle prove fornite dall’ex assistente di Becciu alla Segreteria di Stato, monsignor Alberto Perlasca, ai pm vaticani.

“[Perlasca] ha detto durante l’interrogatorio che il denaro è stato inviato alla Conferenza episcopale in Australia per la mia difesa legale. Non è certamente vero. Abbiamo chiesto alla Conferenza episcopale e ci hanno riferito di non aver mai ricevuto nulla. Quindi ho una domanda per il cardinale Becciu: ci dirà semplicemente per cosa è stato inviato il denaro?”.

Becciu ha risposto a Pell in una lettera aperta rilasciata poco prima di Natale, definendo la domanda di Pell “offensiva per la mia dignità personale” e dicendo che rispondere sarebbe “sotto la dignità dei cardinali”.

Becciu ha detto che avrebbe discusso solo dei suoi rapporti con Neustar, (che ha definito “alti, esigenti e sicuramente riservati”), in tribunale nel corso del processo a suo carico nella Città del Vaticano, quando avrebbe risposto “punto per punto” alle accuse “infondate” contro di lui.

Da allora Becciu ha iniziato a boicottare le sessioni del tribunale. Nell’ultima udienza preliminare, il cardinale ha fatto consegnare ai suoi legali una lettera in cui afferma che non avrebbe partecipato alle udienze perché alcune delle prove erano “lesive della sua dignità sacerdotale e offensive per l’intero collegio cardinalizio di cui egli è un membro”.

Il tribunale vaticano riprenderà le udienze oggi, 18 febbraio.

Fonte: pillarcatholic.com

 

I miei ultimi libri