Il mondo, la gloria e la grazia

di Rita Bettaglio

Molti sono i chiamati ma pochi gli eletti (Mt 22,14).

Di fronte a questo mondo in preda a un desiderio sempre crescente di dissoluzione, non possiamo che domandarcene ragione. Perché questo cupio dissolvi?

Che il mondo sia il mondo giovanneo, quello il cui principe, roso dall’invidia, persegue la morte eterna dell’apice della Creazione, cioè dell’uomo, non stupisce nessuno. Gesù lo dice chiaramente.

Sic transit gloria mundi: questo ripeteva per tre volte il cerimoniere, in quella liturgia romana tradizionale oggi così osteggiata, davanti al pontefice neoeletto, mentre un batuffolo di stoppa bruciava sopra una canna d’argento.

Ma che la Chiesa, ai suoi vertici più alti e, a cascata, fino agli oratori più sperduti, svenda il suo tesoro (che poi suo non è affatto) per il consenso del mondo, è scandalo grande.

Vos estis sal terræ. Quod si sal evanuerit, in quo salietur? ad nihilum valet ultra, nisi ut mittatur foras, et conculcetur ab hominibus (Mt 5, 13).

Sale della terra: è parola di Dio. Lo è altresì la parte finale del versetto: a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

È questo che ci aspetta e che sta già accadendo? Come non domandarsi dove sia finita la grazia che Dio ha sempre riversato sulla Chiesa e sui credenti?

Dio è Dio e non viene mai meno a Sé stesso. Di questo non si può dubitare. E allora dove va la grazia che Egli non fa mancare a nessuno? Dove la fede, dono teologale, la speranza, la carità? Davvero ci sembra di non vedere nulla di tutto questo in giro, ma che i malvagi abbiano mano libera a tutti i livelli.

Sembra che il mondo corra insensatamente verso l’abisso e voglia trascinare con sé quanto più anime. Ma il fiume di Dio scorre ugualmente: Il fiume di Dio è gonfio di acque (Sal 65, 10), anche se fatichiamo a sentire il loro mormorio. C’è chi, nel segreto della sua stanza rende la dovuta lode al Suo Creatore e offre sacrifici per riparare le offese, primo fra tutti il Santo Sacrificio della Messa.

Nella tristezza che talora lambisce le nostre anime e che sempre dobbiamo respingere come tentazione, ci sovviene l’insegnamento di san Francesco di Sales, che parla a proposito della grazia concessa sia a Giuda che a San Mattia, al ricco epulone e a Lazzaro.

Non è la mancanza di grazia la causa della loro perdita, poiché quella non manca mai. Dio la concede sempre sufficiente a chiunque la voglia ricevere; questa è una verità sacrosanta: concordano tutti i teologi e il Concilio di Trento ha definito che non ci manca mai la grazia, ma che siamo noi che manchiamo alla grazia rifiutando di riceverla o di dare ad essa il nostro consenso (Esortazione LVIII, n.2).

Perciò, pur percossi, non abbiamo scuse da accampare: non è Dio a farci mancare la grazia per rendergli il dovuto culto e per esserGli fedeli. Questa scorre ed è abbondante per chi l’accoglie

Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio, la santa dimora dell’Altissimo. Dio sta in essa: non potrà vacillare (Sal 46, 5-6).

Perciò non temiamo se tremano i monti nel fondo del mare. Sulla Sua parola gettiamo le reti. Il Signore le riempirà. Duc in altum.

Respondens Simon, dixit illi: Præceptor, per totam noctem laborantes nihil cepimus : in verbo autem tuo laxabo rete (Lc 5, 5). Abbiamo faticato tutta la notte, certo, ma il giorno sta sorgendo.

Seguiamo, dunque, l’invito dell’Apostolo delle genti: Nox praecessit dies autem appropinquavit abiciamus ergo opera tenebrarum et induamur arma lucis (Rm 13,12)

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