Quando “La Stampa” scriveva: “I neo-nazi imperversano in Ucraina”.

Il 30 novembre 2014, in epoca non sospetta, La Stampa pubblicava questo articolo per segnalare inquietanti influenze sul cambiamento di governo in Ucraina, qualcosa che non è esagerato definire colpo di Stato. Oggi, a campagna antirussa in corso in tutto l’Occidente cosiddetto libero e democratico, forse varrebbe la pena di ricordare quanto si diceva allora.

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I neo-nazi imperversano in Ucraina, ma il nazismo non è più il “male assoluto”(per l’Occidente)

di Maria Grazia Bruzzone

La Stampa, 30 novembre 2014

Una settimana fa l’assemblea generale dell’Onu ha approvato una mozione presentata dalla Russia che condannai tentativi di glorificazione dell’ideologia nazista e la conseguente negazione dei crimini di guerra nazisti, compreso l’Olocausto. La risoluzione rileva e condanna anche l’aumento di attacchi razzisti in tutto il mondo e propone di applicare la Convenzione Internazionale sull’eliminazione di ogni forma di Discriminazione Razziale adottata in sede Onu nel 1969 ma mai davvero messa in pratica.

I media italiani hanno quasi del tutto ignorato la notizia, che invece presenta aspetti interessanti, sottolineati da blog alternativi, anche nostrani. Del resto parlano poco anche delle atrocità che continuano ad essere compiute in Ucraina, come testimonia anche l’ultimo rapporto Onu.

Si dirà che la mozione ricalcava altre risoluzioni del genere approvate alle Nazioni Unite, anche recentemente (2010, 2012).

Si dirà che quest’ultima risoluzione era una furbesca mossa propagandistica del Cremlino per raccogliere una condanna indiretta del nuovo governo ucraino, nato da un “colpo di stato” sponsorizzato da Stati Uniti e avvallato dalla Ue.

Fatto sta che, se in altre occasioni simili c’era stata l’unanimità o quasi, questa volta è andata diversamente.

I voti favorevoli sono stati 115, 3 i contrari, 55 gli astenuti. A votare contro sono stati Usa, Canada e Ucraina: è la prima novità. La seconda è che ad astenersi sono stati i paesi dell’Unione Europea (ambigui e un po’ ipocriti, come spesso capita) più vari stati nordafricani.  Astenuta anche la Germania, mentre Israele non ha potuto negare il suo sì, associandosi al resto del mondo.

Una svolta ideologica. La sottolinea un blog italiano decisamente “di sinistra” che osserva come in questa occasione il “merito” della mozione (la condanna del Nazismo) perda di peso,   non conti più.  L’importante è contrastare l’avversario (la Russia) e sostenere l’alleato (l’Ucraina di Poroshenko e Pravy Sektor).

Un voto puramente “politico”, certo. Ma che rovescia un modo di pensare radicato nella tradizione culturale occidentale e in particolare europea – ne sa qualcosa la generazione cresciuta nel dopoguerra nel mito degli USA “salvatori” dell’Europa dal perfido criminale Hitler gasatore di ebrei e minoranze (ma del ruolo decisivo della Russia nel fermare il Führer, e dei 23 milioni di russi morti, tra militari e civili, poco si parlava e si parla).

“Con questo voto il concetto di ‘male assoluto’, storicamente e unitariamente identificato nel nazifascismo, non possiede più dei contorni valoriali riconosciuti e riconoscibili da tutti – osserva il blog – ma diventa semplicemente l’etichetta da affibbiare al ‘nemico di turno’. L’integralismo islamico-sunnita dell’Isis può essere nominato come il nuovo “male assoluto”, mentre i nazifascisti in carne-ossa-spranghe-fucili – in qualsiasi paese alleato dell’Occidente – non lo sono più “.

È una svolta che data ormai da decenni. Quanti “nuovi Hitler” sono stati additati, da Noriega a Saddam Hussein, da Milosevich a Gheddafi? Fino allo stesso Putin negli ultimi mesi.  Ma senza ribaltare i termini della questione, senza negare esplicitamente il “male assoluto” nazista originario, come fa invece il recente voto negativo all’Onu da parte di Usa, Canada e Ucraina.

Ucraina e neo-nazisti. La svolta ideologica sarebbe il minor problema se neo-Nazisti in carne e ossa venissero non solo tollerati ma addirittura utilizzati, finanziati, premiati con cariche parlamentari, ministeriali e non solo. È quel che accade in Ucraina come, a un anno dalla cosiddetta “rivolta di Maidan” e in coincidenza col voto all’Onu, documentano svariati post (diversi sul sito canadese Global Research).

È accaduto del resto fin dall’inizio, quando fazioni di estrema destra ultranazionalista, con bandiere e chiari simboli neo-Nazi, hanno giocato un ruolo decisivo nel “colpo di Stato” che ha rovesciato il presidente Viktor Yanukovich (corrotto quanto si vuole ma regolarmente eletto) e dato vita al governo di Arseniy Yatseniuk. Un copione scritto da tempo dal Dipartimento di Stato americano, è stato ampiamente provato, contro la volontà degli europei che col presidente uscente avevano siglato un accordo, rinnegato il giorno seguente dopo i furiosi, oscuri scontri di piazza nella notte tra polizia e dimostranti fra i quali spiccavano le milizie del Settore Destro (Pravy Sektor) e misteriosi cecchini, disordini che misero in fuga Yanukovich (Underblog qui qui con link vari, e ancora qui, autorevole e decisivo)

Neo-Nazi in Ucraina al governo…  Sono tanti, a dispetto della scarsissima affermazione del loro partito. Farne un elenco è inevitabile.

Andry Parubiy. Segretario del Consiglio ucraino di difesa e sicurezza nazionale. Parubiy aveva fondato il Partito Nazional Socialista dell’Ucraina, formazione di estrema destra ultranazionalista e neo-Nazista nata nel 1991 che, malgrado il nome cambiato in Svoboda (libertà) siede in parlamento (con soli sei eletti invero) continuando a usare tranquillamente simboli e bandiere naziste e a richiamarsi a a Stepan  Bandera, il collaborazionista ucraino dell’Ovest schierato dalla parte di Hitler, che era invece combattuto dagli Ucraini dell’Est alleati con l’Unione Sovietica di Stalin. Di qui, e da ancor più antiche ostilità, l’odio feroce che oppone le due parti dell’Ucraina. Sarebbe utile approfondire per meglio capire le posizioni.

Oleh Tyahnybok. Leader di Svoboda, partito che siede in parlamento. Tyahnybok, fotografato un anno fa col futuro premier Yatseniuk insieme al senatore Usa John McCain e a Victoria Nuland, assistente di John Kerry per Europa e Eurasia, falco Neocon nonché moglie di Robert Kagan, la vera architetta del piano ucraino costato cinque miliardi di dollari, dichiarò lei stessa, di cui venne resa nota la telefonata in cui mandava esplicitamente a farsi fottere gli europei.

Dmytro Yarosh. Vicesegretario per la Sicurezza nazionale. Leader di Pravy Sektor, sovrintende le forze armate con Parubiy. Pravy Sektor include il gruppo di estrema destra Patrioti dell’Ucraina e i paramilitari di Una-Unso (ne parliamo più avanti). Nelle loro insegne ci sono rune naziste, svastiche e altri simboli nazi.

Oleksandr Sych. Vice primo ministro. Sych è membro del partito Svoboda.

Ihor Shvaika. Ministro dell’Agricoltura, idem.

Andriy Mokhnyk. Ministro dell’Ecologia. Mokhnyk di Svoboda è vice leader.

… e in parlamento capi dei battaglioni di milizie che seminano terrore nell’Est.  Squadre di volontari/mercenari che affiancano/surrogano esercito regolare di Kiev e Guardia nazionale nella guerra etnica contro i cosiddetti “separatisti filo-russi”. Sarebbero 34 o 50 e conterebbero varie migliaia di militi, 7000 solo il Dniepr, secondo Afp.

Oleg Lyashko. Capo del Radical Party che porta anche il suo nome, nonché del battaglione Shaktar. Human Right Watch e Amnesty International ne hanno condannato le azioni nell’Est Ucraina, ma pure sequestri di persona e torture nei confronti di suoi concorrenti. Global Research aggiunge accuse di stupri e di giovani volontari costretti a prostituirsi, sebbene Lyashko, che era un candidato alla presidenza, sia considerato un politico in ascesa.

Sergey Melnichuk. Comandante del battaglione Aydar dalle incerte sorti, deputato scelto da Lyashko.

Andrij Teteruk. Neo senatore e comandante del battaglione Myotvorets (significa “che porta la pace”), milizia di polizia che “restaura l’ordine negli insediamenti liberati, li ripulisce dai criminali e dalle armi”, a suo dire. Tradotto: milizie punitive.

Semen Semenchenko. Nuovo senatore anche lui, il suo battaglione Donbass è responsabile di molti orrori contro i civili delll’Est.

Yuri Bereza. Neo senatore, comanda il battaglione Dniepr1 finanziato da Ihor Kolomoysky, il potente oligarca banchiere, secondo o terzo più ricco del paese, da poco nominato governatore di Dniepropetrovsk. Kolomoysky, passaporto ucraino, cipriota e israeliano, avrebbe pianificato e finanziato il massacro di Odessa in cui sono stati torturati, mutilati e infine bruciati 37 civili, 19 dei quali ebrei. Il battaglione pullula di svastiche e mercenari neo-nazi. “Animali neonazisti”, li ha bollati l’assistente dell’oligarca.

Andrij Biletsky. Capo dei gruppi neo-nazisti Assemblea social-nazionale e Patrioti dell’Ucraina, è il fondatore e comandante del battaglione Azov, il più tristemente noto. Responsabile di rapimenti, stupri, torture e assassini di civili nella regione del Donbass ma anche a Mariupol dove è basato, fra i suoi emblemi oltre a rune e svastiche (viste in tv pare abbiano impressionato molto i tedeschi, per il Washington Post sono romanticherie giovanili) c’è il simbolo occulto del Sole Nero usato dalle SS naziste.

Circa cinquecento uomini, “apertamente neo-nazisti” li definì  Foreign Policy  in un pezzo di agosto dedicato al battaglione (ma forse sono be di più), alla pari degli oltre cinquanta “battaglioni punitivi”, unità paramilitari che combattono nell’Est. L’identità europea propugnata dall’ideologo Odnorozhenko è molto diversa dal liberalismo americano ed europeo, osserva FP. Biletsky propugna apertamente la superiorità ariana. “La storica missione della nostra nazione in questo momento critico è guidare le Razze Bianche del mondo in una crociata finale per la loro sopravvivenza” ha detto al Telegraph (ripresoda Consortiumnews in un post che linka i grandi media come New York Times eccetera, che finalmente a settembre si accorgono dei neo-nazi in Ucraina).

E sul loro sito si leggono frasi così: “Sfortunatamente oggi fra le genti ucraine ci sono molti russi (per mentalità), ebrei, americani, europei dell’Ue, arabi, cinesi e così via, ma non molti specificamente ucraini. Non è chiaro quanto tempo e quanti sforzi ci vorranno per sradicare questi pericolosi virus dal nostro popolo”.

Conclude FP: “I pro-russi dicono di combattere contro nazisti e fascisti, nel caso di Azov e altri battaglioni queste accuse sono essenzialmente vere”.

Di sfuggita: qualche giorno fa il vicecomandante del battaglione Azov Vadim Troyan, è stato nominato capo della polizia della regione di Oblast dal ministro dell’Interno Arsen Avakov (che la Russia chiede venga ricercato dall’Interpol per metodi di guerra proibiti, assassini e altri reati).

Da segnalare anche l’apparente processo di “nazificazione” in corso nelle scuole, come testimoniato dal tweet del presidente Poroshenko sull’addestramento militare a lezione e dall’immagine dei simboli nazisti in classe.

Eppure il governo Usa li aiuta e li finanzia. “Se solo il pubblico sapesse che il governo Usa aiuta mostri del genere”, scrive Global Research raccontando di una delegazione ucraina in arrivo a Washington per reclamare altri soldi e aiuti militari. In realtà armi, anche letali, ne hanno appena ricevute, in coincidenza con la recente visita a Kiev del vicepresidente Usa Joe Biden, come ha rivelato il sito di hackers CyberBerkut che ha messo in rete elenchi e documenti originali (segnalato qui in italiano).  Del resto un provvedimento per bloccare gli aiuti militari Usa all’Ucraina neo-nazi, presentato da un deputato dem, sarebbe stato bloccato, sorprendentemente, dalla lobby israeliana.

La potente lobby ultranazionalista Ukrainian Congressional Committee of America (Ucca) sa come attivarsi. Dal dopoguerra porta avanti la piattaforma di estrema destra dell’Oun (Organization of Ukrainian Nationalist) compreso il culto del filo-Hitleriano Bandera e ha solidi canali nella destra americana Neocon.

E se il partito Svoboda fosse solo il fronte elettorale di organizzazioni neo-naziste e ultranazionaliste non nuove, ben conosciute e appoggiate dalla stessa Ucca, come l’Una-Unso? Se queste organizzazioni non fossero tanto espressione dell’opposizione ucraina quanto delle forze segretamente utilizzate dalla Nato che usano l’Ucraina come base, e non da oggi? Se a giocare un ruolo decisivo negli episodi di violenza che portarono al collasso del governo ucraino che era uscito dalle elezioni fosse questa organizzazione militare neo-Nazista legata alla Nato?

Una tesi ardita, anche se ormai è difficile stupirsi di alcunché. A sostenerla, in un post del marzo scorso rilanciato ora dal solitamente attendibile Global Research, è l’analista geopolitico F. William Engdahl, basandosi anche su fonti personali tra le quali veterani dell’intelligence americana.

Engdhal, che scriveva a ridosso di quei primi eventi, ricostruiva l’accaduto, Yanukovich forzato a fuggire come un criminale, accusato di aver rifiutato l’offerta di un ingresso dell’Ucraina nella Ue preferendo un accordo con la Russia che offriva il taglio di 15 miliardi di dollari di debiti ucraini e gas a prezzi ridotti. Ricordava l’accordo di compromesso raggiunto con Yanukovich dai ministri degli Esteri di Germania, Francia e Polonia, senza gli Usa, prova dei diversi punti di vista e metodi europei, la telefonata in cui la Nuland spiegava al “suo” ambasciatore quale governo e quale coalizione volesse a Kiev, col famoso “F..k the Eu”, l’Europa si fotta, appunto.

E arriva al precipitare degli eventi, quel 22 febbraio, quando a piazza Indipendenza la polizia si ritirò in preda al panico, sotto il fuoco incrociato dei cecchini.

Chi aveva schierato i cecchini? È la domanda finora senza risposta, scriveva l’autore. Secondo fonti di veterani dell’intelligence Usa i cecchini arrivarono dall’organizzazione militare di ultra destra conosciuta come Ukrainian National Assembly–Ukrainian People Self Defense (Una-Unso), sigla che abbiamo già incontrato in un altro post dove era vista ricadere sotto l’ala del Pravy Sektor, il Settore Destro.

L’autore ricorda come il leader di Una-Unso Andrij Shkil dieci anni fa divenne il consigliere di Julia Tymoshenko, appoggiata dagli Usa. Durante la Rivoluzione arancione appoggiò il candidato pro-Nato Yushenko contro il pro-Russia Yanukovich. Si dice anche che abbia legami stretti col Partito nazionale democratico in Germania (Ndp).

“Dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991 i membri dell’organizzazione para-militare Una-Unso sono stati dietro ogni rivolta contro l’influenza russa afferma Engdahl. Il filo che connette le violente campagne è sempre anti-Russia. L’organizzazione, secondo le fonti di veterani dell’intelligence americana, è parte di una Gladio segreta della Nato, e non è un gruppo nazionalista come quello che viene descritto dai media occidentali.

Secondo tali fonti Una-Unso avrebbe partecipato agli eventi lituani nell’inverno 1991 (confermato ufficialmente), al colpo di Stato sovietico nell’estate 1991 (defenestrazione di Gorbaciov, ndr), alla guerra anti Mosca di Abkhazia del ’93, a quella in Cecenia, alla campagna organizzata dagli Usa in Kosovo contro la Serbia, alla guerra in Georgia nel 2008. I paramilitari dell’Una-Unso sarebbero stati coinvolti in ogni guerra sporca della Nato nel post guerra fredda. Si tratta di pericolosi mercenari usati ovunque sia per combattere guerre sporche sia per incastrare la Russia, perché pretendono di essere forze speciali Russe (per Wikipedia nel ’91 membri di Una–Unso avevano servito nelle forze armate sovietiche).

Gli avvenimenti in Ucraina sono andati avanti secondo le linee suggerite da Engdhal (al governo Arsenij Yatseniuk pilotato dagli Usa, forte ruolo di Svoboda), che chiudeva con una frase quasi profetica: “Il dramma non è affatto finito. In gioco c’è il futuro della Russia, le relazioni Europa-Russia e il potere globale di Washington o almeno di quella fazione che a Washington vede ulteriori guerre come primo strumento della politica”.

Fonti: 

lastampa.it

ricognizioni.it

 

 

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