Quando Giovanni Paolo II disse: “Ti saluto, Ucraina, testimone coraggiosa e tenace di adesione ai valori della fede”

23 giugno 2001. Papa Giovanni Paolo II arriva all’aeroporto di Kiev-Boryspil, da dove inizia il viaggio apostolico in Ucraina. Ad accoglierlo c’è il presidente della Repubblica dell’epoca, Leonid Kuchma (in carica dal 1994 al 2005). Nel discorso, il primo in terra ucraina, papa Wojtyła si rivolge all’”amata terra di Ucraina”, patria di “tanti cristiani che in mezzo alle tribolazioni più dure hanno perseverato nell’adesione fedele a Cristo”, e dice: “Ti saluto, Ucraina, testimone coraggiosa e tenace di adesione ai valori della fede. Quanto hai sofferto per rivendicare, in momenti difficili, la libertà di professarla”. E poi: “Un augurio mi sale dal cuore: possa la Nazione ucraina proseguire in questo suo cammino di pace grazie al concorde contributo dei vari gruppi etnici, culturali e religiosi! Senza la pace non è possibile una prosperità condivisa e duratura”. Parole drammaticamente attuali.

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Signor Presidente
Illustri Autorità civili e Membri del Corpo diplomatico,
Venerati Fratelli nell’Episcopato,
Carissimi Fratelli e Sorelle!

Ho lungamente atteso questa visita ed ho intensamente pregato perché essa potesse realizzarsi. Finalmente, con intima commozione e gioia, ho potuto baciare questa amata terra di Ucraina. Ringrazio Dio per il dono che oggi mi è concesso.

La storia ha conservato i nomi di due Pontefici romani che, nel lontano passato, giunsero fino a questi luoghi: san Clemente I alla fine del primo secolo e san Martino I a metà del settimo. Essi furono deportati in Crimea, ove morirono martiri. L’attuale loro successore giunge invece fra voi in un contesto di festosa accoglienza, desideroso di farsi pellegrino ai celebri templi di Kyiv, culla della cultura cristiana di tutto l’Oriente europeo.

Vengo tra voi, cari cittadini dell’Ucraina, come amico della vostra nobile Nazione. Vengo come fratello nella fede ad abbracciare tanti cristiani che in mezzo alle tribolazioni più dure hanno perseverato nell’adesione fedele a Cristo.

Vengo spinto dall’amore, per esprimere a tutti i figli di questa Terra, agli Ucraini di ogni appartenenza culturale e religiosa, la mia stima e la mia amicizia cordiale.

Ti saluto, Ucraina, testimone coraggiosa e tenace di adesione ai valori della fede. Quanto hai sofferto per rivendicare, in momenti difficili, la libertà di professarla!

Mi tornano alla mente le parole dell’apostolo sant’Andrea, il quale secondo la tradizione disse di vedere rifulgere sui colli di Kyiv la gloria di Dio. È ciò che avvenne, secoli dopo, con il battesimo del principe Vladimiro e del suo popolo.

Ma la visione che ebbe l’Apostolo non riguarda soltanto il vostro passato; essa si proietta anche sul futuro del Paese. Con gli occhi del cuore mi pare, infatti, di vedere diffondersi su questa vostra Terra benedetta una nuova luce: quella che si sprigionerà dalla rinnovata conferma della scelta fatta nel lontano 988, quando Cristo fu qui accolto come “Via, Verità e Vita” (cfr Gv 14, 6).

Se oggi ho la gioia di essere qui tra voi, lo debbo all’invito fattomi sia da Lei, Signor Presidente Leonid Kuchma, che da voi tutti, venerati Fratelli nell’Episcopato delle due tradizioni, orientale e occidentale. Vi sono vivamente grato per questo gesto gentile, che mi ha consentito di calcare per la prima volta come successore dell’apostolo Pietro il suolo di questo Paese.

La mia riconoscenza va innanzitutto a Lei, Signor Presidente, per la calorosa accoglienza e per le cortesi parole che mi ha appena rivolto a nome anche di tutti i suoi compatrioti. In Lei, vorrei salutare l’intera popolazione ucraina, felicitandomi per l’indipendenza riconquistata e ringraziando Dio perché ciò è avvenuto senza spargimento di sangue. Un augurio mi sale dal cuore: possa la Nazione ucraina proseguire in questo suo cammino di pace grazie al concorde contributo dei vari gruppi etnici, culturali e religiosi! Senza la pace non è possibile una prosperità condivisa e duratura.

Il mio ringraziamento si volge ora a voi, venerati Fratelli Vescovi della Chiesa Greco-cattolica e della Chiesa Cattolica Romana. Ho custodito nel cuore i vostri ripetuti inviti a visitare l’Ucraina e sono ora lieto di potervi finalmente corrispondere. Penso con gioia anticipata alle varie occasioni che avremo nei prossimi giorni di ritrovarci uniti nella preghiera a Cristo, nostro Signore. Ai vostri fedeli va fin d’ora il mio saluto affettuoso.

Quale carico immane di sofferenze avete dovuto sopportare negli anni trascorsi! Ma ora state reagendo con entusiasmo e vi riorganizzate cercando luce e conforto nel vostro glorioso passato. Il vostro intendimento è di proseguire con coraggio nell’impegno di diffondere il Vangelo, luce di verità e di amore per ogni essere umano. Coraggio! È un proposito che vi onora, e certo il Signore non vi lascerà mancare la grazia per portarlo a compimento.

Pellegrino di pace e di fraternità, confido di essere accolto con amicizia anche da quanti, pur non appartenendo alla Chiesa cattolica, hanno il cuore aperto al dialogo e alla cooperazione. Desidero rassicurarli che non sono venuto qui con intenti di proselitismo, ma per testimoniare Cristo insieme con tutti i cristiani di ogni Chiesa e Comunità ecclesiale e per invitare tutti i figli e le figlie di questa nobile Terra a volgere lo sguardo verso Colui che ha donato la sua vita per la salvezza del mondo.

Con questo spirito saluto cordialmente anzitutto i carissimi Fratelli nell’episcopato, i monaci, i sacerdoti e i fedeli ortodossi, che costituiscono la maggioranza dei cittadini del Paese. Ricordo con piacere che i rapporti tra la Chiesa di Roma e la Chiesa di Kyiv nel corso della storia hanno conosciuto periodi luminosi: guardando ad essi, ci sentiamo incoraggiati a sperare in un futuro di sempre maggiore intesa nel cammino verso la comunione piena.

Vi sono stati, purtroppo, anche periodi tristi, nei quali l’icona dell’amore di Cristo è stata offuscata: prostrati davanti al comune Signore, riconosciamo le nostre colpe. Mentre chiediamo perdono per gli errori commessi nel passato antico e recente, assicuriamo a nostra volta il perdono per i torti subiti. L’auspicio più vivo che sale dal cuore è che gli errori di un tempo non abbiano a ripetersi per l’avvenire. Siamo chiamati ad essere testimoni di Cristo, e ad esserlo insieme. Il ricordo del passato non freni oggi il cammino verso una reciproca conoscenza, che favorisca la fraternità e la collaborazione.

Il mondo sta cambiando rapidamente: ciò che ieri era impensabile, oggi appare a portata di mano. Cristo ci esorta tutti a ravvivare nel cuore il sentimento dell’amore fraterno. Facendo leva sull’amore si può, con l’aiuto di Dio, trasformare il mondo.

Il mio saluto si estende, infine, a tutti gli altri cittadini dell’Ucraina. Pur nella diversità delle appartenenze religiose e culturali, carissimi Ucraini, vi è un elemento che tutti vi accomuna: è la condivisione delle stesse vicende storiche, delle speranze e delle delusioni che esse hanno portato con sé.

Nel corso dei secoli il Popolo ucraino ha conosciuto prove durissime e logoranti. Come non ricordare, restando nell’ambito del secolo appena concluso, il flagello delle due guerre mondiali, le ripetute carestie, le disastrose calamità naturali, eventi tristissimi che hanno lasciato dietro di sé milioni di morti? In particolare, sotto l’oppressione di regimi totalitari quali il comunista e il nazista, il popolo ha rischiato di perdere la propria identità nazionale, culturale e religiosa, ha visto decimare la sua élite intellettuale, custode del patrimonio civile e religioso della Nazione. Da ultimo, si è avuta l’esplosione radioattiva di Chernobyl, con le sue drammatiche e impietose conseguenze per l’ambiente e la vita di tanti esseri umani. Ma è stato proprio allora che più decisamente è iniziata la ripresa. Quell’evento apocalittico, che ha determinato il vostro Paese a rinunciare alle armi nucleari, ha anche spinto i cittadini ad un energico risveglio, muovendoli ad imboccare la strada di un coraggioso rinnovamento.

È difficile spiegare con dinamiche semplicemente umane i cambiamenti epocali dei due ultimi decenni. Ma qualunque sia l’interpretazione che si vuole darne, è certo che da queste esperienze è scaturita una nuova speranza. È importante non deludere le attese che ora pulsano nel cuore di tanti, soprattutto tra i giovani. Con l’apporto di tutti è ora urgente promuovere nelle città e nei villaggi dell’Ucraina la fioritura di un nuovo, autentico umanesimo. È il sogno che il vostro grande poeta Taras Shevchenko ha espresso in un testo famoso: “… i nemici più non saranno, ma ci sarà il figlio, ci sarà la madre, ci sarà la gente sulla terra!“.

Vi abbraccio tutti, carissimi Ucraini, da Donezk a Leopoli, da Kharkiv ad Odessa e a Simferopol! Nella parola Ucraina c’è il richiamo alla grandezza della vostra Patria che, con la sua storia, testimonia la sua singolare vocazione di confine e di porta tra l’Oriente e l’Occidente. Nel corso dei secoli questo Paese è stato crocevia privilegiato di culture diverse, punto di incontro tra le ricchezze spirituali dell’Oriente e dell’Occidente.

C’è nell’Ucraina un’evidente vocazione europea, sottolineata anche dalle radici cristiane della vostra cultura. Il mio augurio è che queste radici possano rinsaldare la vostra unità nazionale, assicurando alle riforme che state attuando la linfa vitale di valori autentici e condivisi. Possa questa Terra continuare a svolgere la sua nobile missione, con la fierezza espressa dal poeta poc’anzi citato quando scriveva: “Non vi è nel mondo un’altra Ucraina, non v’è un altro Dniepr“. Popolo che abiti questa Terra, non dimenticarlo!

Con l’animo colmo di questi pensieri, compio i primi passi di una visita ardentemente desiderata ed oggi felicemente iniziata. Iddio vi benedica, carissimi abitanti dell’Ucraina, e protegga sempre la vostra amata Patria!

Fonte: vatican.va

L’Osservatore Romano 25-26/6.2001 p. 7

Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. XXIV, 1 p.1271-1274.

 

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