Così la Messa di sempre riporta alla fede, attraverso il Mistero

di Rita Bettaglio

Mass of ages, la Messa di sempre, è un film documentario in episodi sulla Messa tradizionale. È americano e perciò ha un taglio esperienziale che a cui noi europei, e in ispecie italiani, non siamo avvezzi, ma che me lo fa apprezzare molto. Racconta cioè, per bocca di numerosi interpreti, la propria esperienza con la Messa antica, il cammino ascendente percorso da ognuno di loro nell’accostarsi alla Messa tradizionale: un vero e proprio introibo ad altare Dei. È uno di quei documentari che, complice anche una elevata qualità delle immagini, fa esclamare: se questi e queste, perché non io?

In questo solco si colloca quanto mi è successo in queste ultime settimane. Quando incontro persone che si avvicinano alla Messa tridentina per la prima volta, raccomando sempre di non cercare di capire, di seguire consultando continuamente il Messalino per avere una sorta di controllo su quanto accade. Questo è un atteggiamento che abbiamo mutuato da una mentalità meccanicista ed intellettualistica.

La Santa Messa, invece, è il Mistero dei Misteri e perciò va avvicinato in silenzio e bisogna calarvisi, abbandonarvisi e non cercare di dominarlo e controllarlo. La forza della Messa è dirompente e solo il silenzio la può accogliere. Non ci sono ragionamenti da fare, perché il mistero del Santo Sacrificio è più grande di ogni ragionamento: sarebbe come voler travasare il mare in una buca, come il bambino incontrato da sant’Agostino sulla riva del mare.

Recentemente ho avuto ben tre testimonianze della forza della Messa antica. Persone che si erano allontanate dalla Chiesa, dalla frequentazione della Santa Messa e che non ne sentivano alcuna necessità. Ebbene, per caso, cioè per le misteriose vie della Provvidenza, hanno assistito alla Messa antica e ne sono rimaste affascinate. Questo è un fenomeno davvero interessante, e sempre più frequente, perché tutte queste persone riferiscono di aver avvertito una grande forza in quello che si celebrava davanti ai loro occhi e che esse non comprendevano intellettualmente. Hanno colto che si stava svolgendo un mistero e ne hanno percepito potenza e sublimità. Il canto gregoriano, il silenzio, lo stare in ginocchio, l’incenso le hanno accompagnate inconsapevolmente verso l’adorazione di un mistero palpabile, dolcissimo e che non si può contenere, come la buca fatta dal bambino non poteva contenere il mare.

Un’amica, addirittura, mi ha confessato che trovava insopportabili per la loro banalità le Messe parrocchiali, così ciarliere e rumorose, ma davanti alla Messa in latino ha avvertito una ricchezza e una profondità che l’hanno affascinata. Ha trovato qualcosa di sostanzioso, il cui valore s’imponeva senza bisogno di spiegazioni. E a cui non si può rimanere indifferenti.

“Tutte le donne avevano il velo”, mi raccontava, “e io, allora, mi sono messa il cappuccio del piumino…ma ora mi sono procurata un velo, me l’ha regalato la mia vicina, e l’ho preparato per quando ritornerò alla Messa”.

Perché non c’è nessuno che non sappia riconoscere una perla, quando la trova, e che non desideri vendere tutto ed acquistare il campo…

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