Musica sacra / Lorenzo Perosi, tra genio e mistero

di Aurelio Porfiri

Quest’anno si festeggiano i centocinquant’anni dalla nascita di Lorenzo Perosi (1872-1956), musicista che presenta alcuni tratti a mio giudizio misteriosi. Figlio di un musicista, nato a Tortona, divenne sacerdote e, dopo un’esperienza importante a Venezia, dove fu maestro di cappella sotto il suo grande protettore, il cardinale Giuseppe Sarto (poi papa Pio X), fu dalla fine del diciannovesimo secolo fino alla morte direttore del coro della Cappella Sistina, istituzione musicale di grande tradizione ma che nel corso della sua storia si è trovata anche a dover affrontare momenti di profonda decadenza. Lorenzo Perosi fu una vera stella nel campo della musica sacra, conoscendo un successo straordinario con cori di grandi cattedrali come di umili parrocchie. Purtroppo però già da giovane manifestò disturbi mentali molto invalidanti che lo accompagnarono per tutta la vita. Un aspetto della sua esistenza che influenzò anche il versante creativo, rendendolo a volte incapace di portare avanti il ruolo di responsabilità nella Cappella Sistina: un’ombra che per lungo tempo accompagnò il suo genio.

Tutto ciò non toglie la bellezza di certe sue composizioni che sono rimaste classiche per tante generazioni di cantori, organisti e direttori, come alcune delle sue Messe, le due Pontificalis, la Te Deum laudamus ed altre che hanno arricchito le liturgie in tutte le parti del mondo. Ricordo che nelle mie ricerche di storia della musica sacra a Macao mi imbattei tante volte nel nome di Perosi, in quanto le sue opere erano ben presenti nel repertorio del locale Seminario San Giuseppe, che per tutta la prima parte del secolo passato, e in parte anche nella seconda, conobbe una florida attività musicale.

A volte in alcune composizioni di Perosi si può avvertire quella che potrei definire una certa faciloneria, forse per venire incontro a cori meno agguerriti. Ma ciò che veramente emerge è l’impronta della sua musicalità innata, che si coglie ancora di più e meglio in alcuni Oratori che ancora oggi vanno considerati come un caposaldo del genere: penso a quelli sul Natale, sulla Passione o sulla Risurrezione.

Dove Perosi raggiunse, credo, vette di profonda ispirazione fu nel Giudizio universale e ancora di più nel Transitus animae. La sua era una vocazione armonico-melodica, piuttosto che contrappuntistica. Questa caratteristica, a mio modesto avviso, ne ha un po’ limitato l’espansione nel campo della coralità a cappella, in cui comunque produsse lavori ancora degni di essere proposti, come il bellissimo O Sanctissima Anima, la delicata Ave Maria e il maestoso Tu es Petrus, pagine che ancora troviamo nei repertori di molti cori. Degni di nota sono anche i mottetti per voci pari ed organo che scrisse in età giovanile per i suoi fanciulli cantori e pubblicò nelle raccolte Melodie sacre. Lì troviamo una vena melodica sgorgante in modo naturale e irrefrenabile, non infrequentemente toccata dalla grazia dell’ispirazione. Spesso questa ispirazione si proponeva nella sua purezza sorgiva, scavalcando esigenze di strutturazione del discorso musicale in una complessità di linguaggio che forse non si adattava alle esigenze espressive del Maestro tortonese.

Ho detto all’inizio dei caratteri misteriosi di questo grande autore. Credo in proposito che, malgrado il lavoro meritorio che alcuni vanno facendo per perpetuarne la memoria, ancora molto debba essere detto e investigato su di lui. Purtroppo, però, per la musica sacra i tempi non sono i più propizi.

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