Lettera ai vescovi italiani / Avete intenzione di continuare a tacere?

Cari amici di Duc in altum, l’avvocato Salvatore Scaglia di Palermo un mese fa ha scritto una lettera ai vescovi italiani per metterli di fronte alle loro responsabilità circa l’adesione alla deriva autoritaria che ha investito il nostro Paese con il pretesto della pandemia. Non avendo ricevuto risposta, l’avvocato Scaglia ha deciso di rendere pubblica la sua lettera.

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Il 5 aprile scorso, memoria liturgica del grande predicatore domenicano san Vincenzo Ferrer, ho scritto e inviato, alle loro mail istituzionali, questa lettera ai vescovi d’Italia.

Il tramite è quello dei vertici dell’episcopato rappresentati dalla Conferenza episcopale italiana, a iniziare dal presidente, cardinale Gualtiero Bassetti, ma non solo: mi sono rivolto, infatti, pure ad alcuni altri esponenti dell’episcopato stesso.

Non avendo ricevuto alcuna risposta, né privata né pubblica, e avendo auspicato soprattutto la seconda nell’interesse generale del Paese e della Chiesa che è in esso, decido di pubblicare la lettera stessa, nella speranza che ne possa derivare qualche giovamento in un tempo davvero tenebroso anche per i troppi, rumorosi, silenzi di chi, a vario titolo, ha il dovere di parlare e agire.

Christus vincit!

di Salvatore Scaglia

Vescovi d’Italia,

si avvicina la Santa Pasqua e, quale cattolico, sento che, irrefrenabile, la voce della coscienza mi spinge a rivolgermi a voi, scelti come Pastori degli italiani.

Avverto, infatti, il dovere di tracciare un bilancio e, a un tempo, di parlarvi in prospettiva futura, atteso che solo in apparenza un’epoca buia sembra chiudersi.

Il bilancio tiene conto del sentire e della sofferenza di molti, troppi: senza parola sia per ragioni culturali e sociali sia perché privati della parola stessa dalle rappresentazioni a senso unico fatte nell’ultimo biennio, soprattutto dal potere politico-mediatico.

Inizio col rammemorare che, poco dopo l’esordio della cosiddetta pandemia da Covid-19 (Sars-CoV-2) in Italia, celebrazioni eucaristiche sono state interrotte dall’ingresso delle forze dell’ordine nelle chiese. Silenzio da parte vostra. Successivamente le stesse chiese sono state per decreto svuotate dei fedeli – posso testimoniarlo perché personalmente ho continuato a giovarmi dei sacramenti -, a tal punto che, nella percezione generale, esse sono sembrate “chiuse”. Non ricordo tuttavia vostre, forti e inequivoche, prese di posizione perché, pur nella prudenza rispetto al virus, i fedeli fossero invogliati a recarsi in chiesa per ricevere, a maggior ragione in quei difficili frangenti, la grazia derivante dall’adorazione del Santissimo, dalla confessione, dalla comunione, sempre possibili nonostante che le Messe fossero sine populo. Invero la gente ha creduto che case e chiese fossero equivalenti, con grave detrimento del rilievo per la fede dei templi sacri e dell’amministrazione sacramentale.

Avete quindi fatto passare ogni restrizione dei diritti fondamentali della persona umana (quello della libertà individuale, della libertà di circolazione, della stessa libertà di culto, ex artt. 13, 16 e 19 Cost.) coi noti lockdown, autocertificazioni, coprifuoco.

Poi, a fronte di un virus invero dalla bassa letalità (0,25-0,50 %, a detta di uno dei maggiori microbiologi italiani) e contro il quale diversi medici di base usavano efficacemente semplici cure domiciliari, sono arrivati i cosiddetti vaccini, in verità preparati genici (a mRNA) ancora sperimentali, e  – come chiarito da enti di ricerca bioetica indipendenti –  progettati, testati e prodotti anche con linee cellulari di feti abortiti. Ciò non di meno ne avete consentito, quando non promosso, la somministrazione persino presso non poche parrocchie.

Transeat quanto effettivamente si potesse conoscere funditus, e in quel tempo, sui detti aspetti, anche se va rilevato che non pochi, pure semplici cittadini, si sono documentati, per cui è incredibile che i Vescovi non disponessero di esperti seri per competenza tecnica e libertà morale. Ma già da qualche mese è estremamente chiaro quanto questi cosiddetti vaccini siano ben poco efficaci e addirittura dannosi, se è vero che anche ufficialmente non mancano le segnalazioni di gravissimi effetti avversi: dalla morte a compromissioni del sistema immunitario e cardio-vascolare. Però voi tacete ancora.

Su questi cosiddetti vaccini si è successivamente costruito, a opera della politica, il sistema del cosiddetto Green Pass, in realtà in violazione delle stesse disposizioni europee (essenzialmente il Regolamento Ue 953/2021), che vietano discriminazione tra i cittadini e che impongono che gli stessi siano ben informati sulla volontarietà della vaccinazione. In Italia, però, è accaduto esattamente il contrario: sono state discriminate, non solo verbalmente, persino con dichiarazioni delle autorità politiche, ma anche nei fatti, persone che legittimamente hanno deciso di non accedere ai cennati cosiddetti vaccini; e sono scattate forme, più o meno velate, di obbligo (senza che però Stato, medici, infermieri e case farmaceutiche garantissero efficacia e sicurezza dei vaccini medesimi), pena l’esclusione dall’accesso a servizi pubblici essenziali, come trasporti, banche e poste, fino alla sospensione dal lavoro  – fondamentale a tal punto da essere contemplato nel 1° articolo della Carta costituzionale –  e dallo stipendio, necessario per garantire al lavoratore e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa (ex art. 36 Cost.). Ancora una volta, però, assordante silenzio da parte vostra.

Senza preoccupazione nemmeno per i ragazzini dai dodici anni in su, esclusi dallo sport perché non vaccinati, e per i piccolissimi, in realtà dotati di un forte sistema immunitario, sottoposti a vaccinazione grazie alla grancassa propagandistica che caratterizza il nostro paese da un biennio a questa parte, quando, secondo gli stessi dati dell’Istituto superiore di sanità, nella fascia anagrafica 0-19, durante il biennio 2020-2021, si sono registrati pochissimi morti per Covid.

Arrivando, poi, all’ultima trovata politico-governativa, che da ultimo ha riammesso i docenti non vaccinati e dunque sospesi dal lavoro, ma senza che abbiano contatto con gli studenti, quelli che, da vaccinati, sono potenzialmente contagiosi possono insegnare mentre i primi, forse, daranno una mano ai bidelli. Summa, questa, particolarmente eclatante delle svariate umilianti misure antiscientifiche prese a ripetizione da mesi in Italia. E voi? Silenti.

Recentemente ha parlato persino un ex componente del Comitato tecnico scientifico, che ha coadiuvato il Governo nelle decisioni. Ma era proprio necessario che ci pervenisse anche questa intervista, in cui, apertis verbis, si ammettono misure con scarse basi scientifiche e invece certamente dannose sotto il profilo economico-sociale? Era proprio indispensabile che, già qualche settimana fa, la stampa estera parlasse dell’italico Green Pass in termini di inutile tirannia; o che un celeberrimo giornale americano definisse l’Italia come laboratorio sociale in cui studiare il livello delle restrizioni ai diritti tollerabile dalla gente?

Scusate, voi dove siete stati? Non avete, forse, l’intelletto quale dono dello Spirito Santo, che consente di “intus legere”, di vedere le cose in profondità? Come mai molti, non necessariamente studiosi e filosofi, hanno da tempo compreso questo quadro desolante, denunciandolo anche nelle piazze (poi anch’esse sottoposte a limitazioni), e voi no?

In queste ore un ministro in carica annuncia l’arrivo di una piattaforma per l’erogazione di tutti i benefici sociali. Avete chiaro, almeno ora, a cosa serva dunque l’inutile tirannia – ancora non del tutto eliminata, anzi! –  del Green Pass o vi si deve spiegare quanto, nella persistente mortificazione del diritto, della logica, della scienza, stia avanzando, senza reale contrasto, la società del controllo, implementata col sistema del cosiddetto credito sociale, già operante da tempo nella dittatura cinese?

Avete chiaro, almeno ora, quale piega, vieppiù marcata, abbia preso la realtà italiana e quanto profondamente si stia incidendo sulla stessa dignità della persona umana, sulla sua libertà nonché sul suo rapporto con le strutture amministrative e di governo?

È, insomma, ormai manifesto non più il rischio, ma il dato di una nuova, solo apparente, libertà con le mentite forme di una nuova, effettiva, servitù.

Ora, visto che in passato siete intervenuti per molto meno, avete intenzione di continuare a tacere, dimentichi dell’indipendenza della Chiesa sancita dalla stessa Costituzione all’art. 7? In questo spaventoso crinale avete intenzione di rimanere comprimari, se non corresponsabili, o volete, autorevolmente, riscoprire il principio – avente fonte conciliare –  secondo cui è “compito della Chiesa annunciare sempre e dappertutto i principi morali anche circa l’ordine sociale, e così pure pronunciare il giudizio su qualsiasi realtà umana, in quanto lo esigono i diritti fondamentali della persona umana o la salvezza delle anime” (Codice di diritto canonico, 747)?

Scegliete ora, non domani!, se essere nei fatti la chiesa del dio uno e vaccino o la Chiesa del Dio Uno e Trino; la chiesa del Green Pass o la Chiesa di Cristo; la chiesa che, ubbidendo al Princeps di turno, è ridotta a una sostanziale irrilevanza o la Chiesa che risponde, per il vero Bene degli italiani, al “Principe della pace” (Isaia 9, 5), le basi del cui trono sono la giustizia e il diritto (cf. Salmo 88, 15).

Il Signore vi illumini in tal senso, perché il paese tutto sperimenti un’autentica Pasqua di Resurrezione!

Palermo, 5 aprile 2022, memoria di san Vincenzo Ferrer

 

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