A Genova le notizie le porta il vento…

Cari amici di Duc in altum, dopo il contributo del 13 aprile scorso, torna a farsi vivo Romano Curiale. Il quale, pur vivendo nella Città Eterna, è molto ben informato su fatti e fattacci della Chiesa di Genova. E se nel precedente articolo spiegava perché sull’arcivescovo Tasca tira aria di burrasca dopo la lettera firmata dal Collegio vigilante dei parroci, ora racconta di come la qualità dei giochi, e dei giocatori, sia davvero sconfortante: una “conventicola di chi vuol far cassa sulle macerie, autoprodotte, della gloriosa Chiesa genovese”.

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di Romano Curiale

Non c’è pace all’ombra della Lanterna. Mentre le giornate si allungano, i rivieraschi assaporano già l’estate e le confraternite preparano le feste patronali coi suggestivi Cristi lignei, la cattedra che fu del cardinale Siri non trova riposo.

Il Collegio vigilante dei parroci tutto vede, annota e suona la squilla al palazzo che giace sonnacchioso alle terga dei leoni di San Lorenzo. Ché, poi, sonnecchia solo all’apparenza perché dentro fervono i cantieri per dare a ognuno dei vicari del famigerato cerchio magico un ufficio al piano nobile, nuovo di trinca e con tutti i comfort.

A Genova le notizie le porta il vento e non sai da dove vengano né dove vadano. Se è tramontana sono asciutte e pungenti, ma se viene dal mare hanno quella salsedine che ti si attacca addosso. Il vento, si sa, non conosce ostacoli e facilmente arriva alla Città Eterna, per via di quei tanti “corridoi umanitari” di cui la Chiesa e i suoi uomini sono specialisti.

Ostende nobis Patrem, recita lo stemma dell’arcivescovo regnante, ma i ben informati suggeriscono che l’albicoronato presule preferirebbe farlo in altra sede. Nell’attuale tira troppo vento.

Intemerati, invece, sfidano i marosi i parroci del Collegio vigilante, che tornano a darci un assaggio di ciò che si trama sotto il manto di san Giorgio.

Chi conosce Genova dà facilmente nome e cognome agli opachi personaggi descritti, ma a noi, che stiamo Oltretevere, poco importa chi sia il furbetto di turno: vicari, vescovo ausiliare o altri ambiziosi, che tramano nel buio (se lo credono loro) per procurarsi un posto al sole.

A noi spiace rilevare che, purtroppo, la qualità dei giochi e dei giocatori è davvero bassa, la solita conventicola di chi vuol far cassa sulle macerie, autoprodotte, della gloriosa Chiesa genovese.

Ciò che rattrista è l’ignoranza e la protervia, la volgarità che a Genova, pur piena di difetti, non aveva mai trovato asilo.

Ma questo pare essere il nuovo corso: monsignori o aspiranti tali che si esibiscono su YouTube e inanellano una serie di strafalcioni, streppelli si chiamano a Genova, forse pensando che i fedeli siano una massa di beoti e i confratelli pure.

Dalla cattedra del cardinale Siri si odono omelie insipide, nella stanchezza e depressione generali, con le chiese vuote e le offerte in vertiginoso calo.

Quella bomba inesplosa che sta in cattedrale, omaggio degli inglesi che bombardarono pesantemente la città nei 1941, sembra sul punto di deflagrare. Sta sullo stesso lato della tomba del cardinale Siri, come monito a chi, in qualunque epoca, viene mandato a “rieducare” Genova e i genovesi.

 

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