Nuovi cardinali, vecchie abitudini. La facciata e la sostanza

Con i nuovi cardinali annunciati, diventano 83 su 132 i porporati votanti scelti da Bergoglio (undici quelli di Giovanni Paolo II, trentotto quelli di Benedetto XVI).

Come ha già fatto in precedenza, anche in questa tornata Francesco ha ignorato arcidiocesi importanti. Ha nominato McElroy di San Diego, una diocesi suffraganea di Los Angeles, il cui arcivescovo José Gomez è stato scavalcato. In Nigeria, ha scelto il vescovo di Ekwulobia, Okpaleke, e non l’arcivescovo di Abuja, Kaigama. E in Italia ha scelto Cantoni, vescovo di Como, scavalcando ancora Delpini, arcivescovo di Milano.

È la scelta delle periferie, dice la vulgata mainstream. In realtà questa è la facciata. Dietro, le logiche sono altre. Bergoglio sceglie personaggi deboli e compromessi, come Cantoni e McElroy, perché gli devono tutto e non lo mettono in ombra. McElroy conosceva i casi di molestie di McCarrick. Nel suo Rapporto del 2018 l’arcivescovo Viganò scriveva: “Anche la nomina, poi, di Robert McElroy a San Diego fu pilotata dall’ alto, con un ordine perentorio cifrato, a me come nunzio, dal cardinale Parolin: ‘Riservi la sede di San Diego per McElroy’. Anche McElroy ben sapeva degli abusi commessi da McCarrick, come risulta da una lettera indirizzatagli da Richard Sipe il 28 luglio 2016”. Quanto a Cantoni, è stato testimone al processo per le violenze ai chierichetti all’interno del Preseminario San Pio X gestito da quell’Opera don Folci che dipende proprio dalla diocesi di Como. Una storia di abusi, silenzi e complicità venuta alla luce grazie alla denuncia di una delle vittime. Non solo. Cantoni figura nelle carte del processo per il Palazzo di Londra. Inoltre è un super sostenitore dei vaccini, come non mancò di sottolineare pubblicamente nell’omelia di fine anno 2021, quando puntò il dito contro “una minoranza di scettici, diffidenti del vaccino” e li accusò di “gravare sulla salute delle altre persone” e “sul lavoro di molti”.

Come scrive LifeSiteNews, cinque dei cardinali elettori Usa a questo punto sono omosessualisti: Cupich, Tobin, Farrell, Gregory e ora McElroy. Sui social il diacono Nick Donnelly scrive che ormai è chiaro: la spinta maggiore del pontificato di Bergoglio è “spianare il tappeto di benvenuto per i sodomiti attivi”.

D’altra parte, anche il nuovo cardinale Leonardo Steiner di Manaus, Brasile, è pro Lgbt, ma soprattutto, agli occhi di Bergoglio, ha il merito di essere un pastore amazzonico: sarà “il primo cardinale dell’Amazzonia” annuncia festosa la Rete ecclesiale panamazzonica (Repam) in una nota. Dom Steiner, infatti, è vicepresidente della Conferenza ecclesiale amazzonica (Ceama) e presidente della Commissione per l’Amazzonia della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile. Dunque, una nomina che “dimostra lo sguardo permanente di Papa Francesco per la Chiesa e i popoli di questa amata Amazzonia”.

L’arcivescovo Arthur Roche, 72 anni, prefetto della Congregazione per il culto divino, è uno degli ideologi della Traditionis custodes, contro la Messa tradizionale, il che basta e avanza per meritargli la gratitudine di Bergoglio.

E che dire del missionario italiano Giorgio Marengo, quarantotto anni, il più giovane del collegio cardinalizio? Prefetto apostolico a Ulaanbaatar, in Mongolia (1354 cattolici, cinque preti), agli occhi di Bergoglio ha un merito precipuo: essere amico dei buddisti. Come ha dimostrato presentandosi dal papa, proprio sabato scorso, accompagnato da una delegazione di monaci.

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