La famiglia tradizionale? Ecco il suo profilo. Ed ecco perché la famiglia nucleare ha fallito.

Cari amici di Duc in altum, ricevo e volentieri vi propongo la traduzione di un saggio del filosofo israeliano Yoram Hazony.

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La famiglia nucleare ha fallito. Non c’è nulla di conservativo nell’atomizzazione

di Yoram Hazony*

Quando la gente parla della struttura della famiglia, spesso ci si trova a litigare a favore o contro la “famiglia nucleare”, che è composta, nella maggior parte dei casi, da un padre e una madre, magari con due o tre figli a loro carico per i primi diciotto anni di vita. Si presume che questi bambini debbano poi lasciare la casa, trasferirsi in qualche luogo lontano e creare le proprie famiglie nucleari.

I conservatori contemporanei sono particolarmente inclini ad abbracciare questa immagine della famiglia, anche se non è del tutto chiaro il perché. La “famiglia nucleare” non è la stessa famiglia tradizionale cristiana o ebraica che esisteva prima delle due guerre mondiali. Al contrario, la famiglia nucleare è più vicina a essere un’invenzione dell’industrializzazione e del ventesimo secolo.

E ci sono buone ragioni per pensare che questa forma di famiglia sia, in effetti, un esperimento fallito, che ha inflitto un danno incommensurabile a quasi tutti: donne e uomini, bambini e nonni. È giunto per noi il momento di considerare di ritirare l’ideale della famiglia nucleare e di sostituirlo con qualcosa che assomigli di più alla famiglia di tradizione cristiana ed ebraica.

Qual è la famiglia tradizionale? Vorrei proporre cinque principi in base ai quali le tradizioni discendenti dalla Bibbia hanno incanalato le tendenze naturali di uomini e donne a stabilire quella che chiamo la famiglia tradizionale:

  1. Il legame per tutta la vita tra un uomo e una donna

La famiglia tradizionale è costruita sul legame tra un uomo e una donna per tutta la vita. Contrariamente a quanto spesso si dice, un tale legame non è dettato dalla natura selvaggia. In effetti, non c’è nulla di più contrario alla natura umana, e in particolare alla natura maschile, di un uomo che sposa una donna con l’intenzione di rinunciare a tutti gli altri interessi sessuali per il resto della sua vita. Ma con questo artificio, la religione biblica richiama le forze della lealtà, dell’onore e del desiderio di purezza e di santità, volgendole contro l’impulso di cercare la gratificazione sessuale al di fuori del matrimonio e legandole al progetto di stabilire una famiglia forte e di darle permanenza e vita. In questo modo, il matrimonio porta pace nella società più ampia, che non tollera più scene barbare di uomini che spargono sangue sulle donne e di figli senza legami che non sanno nulla del padre. Invece, queste energie competitive sono rivolte alla costruzione della famiglia e di tutti i suoi membri. Questa istituzione del matrimonio permanente è davvero il primo pilastro di quella che consideriamo una vita civile.

  1. Il legame per tutta la vita tra un padre e una madre e i loro figli

Allo stesso modo, la famiglia tradizionale è costruita sul legame permanente tra un padre e una madre e i loro figli. Molti suppongono che anche questo legame sia naturale, ma anche questo non è proprio così. I bambini sono per natura in soggezione nei confronti dei loro genitori nella prima infanzia, ma man mano che il loro corpo e il loro spirito crescono fino a raggiungere proporzioni adulte, spesso diventano pieni di autostima e trattano i loro genitori con sfida e disprezzo. In questo modo, la natura prepara i bambini a lasciare i genitori e a condurre una vita indipendente. Tuttavia, nella famiglia tradizionale, il principio di onorare il proprio padre e la propria madre stabilisce una relazione permanente tra genitori e figli che è molto simile al matrimonio. Con questo artificio, le forze dell’onore e della lealtà vengono rivolte contro la naturale tendenza degli adolescenti a diventare sprezzanti e ad abbandonare i loro genitori. Ciò consente ai figli di continuare ad imparare dai genitori per tutta la vita, formando una comunità permanente di generazioni interconnesse, e di bandire le scene barbare di anziani messi da parte senza che nessuno si prenda cura di loro e di figli che depredano i loro genitori per il proprio progresso personale.

  1. La famiglia tradizionale è un’impresa commerciale

A causa del fatto che la società liberale considera la propria “carriera” la caratteristica distintiva dell’individuo, abbiamo in gran parte dimenticato che la famiglia tradizionale era solitamente un’impresa commerciale. La famiglia media era impegnata nell’agricoltura, nel commercio, nella manifattura leggera o in una professione. Gli affari di famiglia erano generalmente condotti vicino alla casa, se non all’interno della casa stessa. Spesso entrambi i genitori erano profondamente coinvolti negli affari di famiglia, un’usanza che è vividamente descritta nella Bibbia. I genitori insegnavano ai figli il loro mestiere e i figli acquisivano autostima e abilità pratiche contribuendo attivamente al sostentamento familiare. Laddove i figli andavano a scuola, ciò doveva essere in equilibrio con le loro responsabilità nell’azienda di famiglia. E la famiglia stessa veniva spesso ampliata dall’adozione informale di parenti non sposati, o di giovani uomini e donne che venivano assunti per aiutare negli affari e non avevano altra casa.

  1. La famiglia tradizionale è composta da più generazioni in contatto quotidiano

La famiglia tradizionale era spesso composta da tre (o anche quattro) generazioni in contatto quotidiano l’una con l’altra. Il legame tra genitori e figli non era ancora pensato come qualcosa che subisce una rottura quando un bambino compie 18 o 21 anni, e così il rapporto tra genitori e figli continuava per tutta la vita. Non essendoci rottura tra i figli diventati adulti e i loro genitori, i nipoti crescevano con i nonni e magari con i bisnonni. Così i bambini piccoli potevano apprendere la capacità di onorare il padre e la madre osservando i loro genitori intenti a farlo. Questo faceva anche sì che nell’educazione dei figli fosse cruciale la presenza dei nonni, che fornivano loro scorte di saggezza e di attenzione, insegnandogli – come parte integrante della crescita – ad onorare le generazioni precedenti.

  1. La famiglia tradizionale fa parte di una comunità più ampia

La famiglia tradizionale faceva parte di un’alleanza più grande – il clan, che successivamente divenne la comunità civile o religiosa – con la quale aveva a che fare quotidianamente. Tali comunità spesso includevano fratelli e cugini adulti che avevano scelto di vivere vicini l’uno all’altro, aiutandosi a vicenda. Ma molti membri del clan, della comunità civile o della comunità religiosa non erano parenti in senso stretto. Piuttosto, erano membri di un’alleanza di famiglie, che insieme formavano una sorta di famiglia adottiva e allargata, che si riuniva per celebrare sabati e feste, per istruire e formare i bambini della comunità, per dare sollievo a chi era in difficoltà, per migliorare i beni economici in comune e, ove necessario, anche per stabilire sicurezza e giustizia.

Naturalmente, non tutte le famiglie avevano successo in tutte e cinque queste dimensioni. Tuttavia, una volta esaminati insieme questi principi, diventa chiaro che la famiglia ebraica o cristiana tradizionale era un’organizzazione molto più attiva, estesa e potente della famiglia come esiste oggi.

Come può immediatamente capire chiunque abbia vissuto in tali famiglie, la famiglia nucleare è una versione indebolita e molto ridotta della famiglia tradizionale, a cui mancano la maggior parte delle risorse necessarie per perseguire efficacemente gli scopi della famiglia tradizionale. Quando questa concezione della famiglia divenne normativa in America e altrove dopo la seconda guerra mondiale, diede vita a un mondo di case suburbane unifamiliari collegate a luoghi di lavoro e scuole lontani tramite treni, automobili e autobus. In altre parole, il disegno fisico di vaste porzioni del Paese fu il riflesso di una concezione della famiglia razionalizzata di recente.

In questa nuova realtà, in casa non c’erano più imprese che l’intera famiglia potesse portare avanti insieme. Invece, i padri “andavano a lavorare”, separandosi ogni giorno dalle loro famiglie durante le loro ore produttive. I bambini dovevano “andare a scuola”, separandosi dalla famiglia durante le proprie ore produttive. I giovani sarebbero poi “andati al college”, tagliandosi fuori dall’influenza della famiglia durante gli anni critici in cui avrebbero dovuto raggiungere la maturità. Allo stesso modo, da questa visione della casa sono stati espulsi i nonni, che sono stati “pensionati” in “case di riposo” o “case di cura”.

In questa nuova divisione del lavoro, alle madri è stato affidato il compito di rimanere da sole in casa ogni giorno, cercando di “fare una casa” utilizzando gli ingredienti minimalisti che la struttura del nucleo familiare aveva lasciato loro. Tutto ciò ha comportato sforzi sempre più disperati per mantenere gli adolescenti in qualche modo attaccati alla famiglia, anche se ormai essi non condividevano praticamente alcuno scopo produttivo con i loro genitori, con i nonni e con la comunità civile o religiosa più ampia, trascorrendo invece le loro giornate in cerca di onore tra gli altri adolescenti. La rottura che ne è derivata tra genitori e figli è stata descritta in modo commovente a partire dagli anni Cinquanta in numerosi libri e film. Ma queste opere raramente hanno toccato il tema della rielaborazione del modello di famiglia, che tanto aveva gonfiato la naturale tendenza degli adolescenti ad una angosciata ribellione, privando nel mentre i genitori degli strumenti necessari per uscire da questi anni con la gerarchia familiare rafforzata.

Ma sono state le madri ad avere la peggio in questa nuova vita familiare. Alcune sono riuscite a mantenere la coesione delle loro famiglie in un mondo in cui i rapporti con i nonni e gli altri familiari erano diventati incredibilmente distanti, l’azienda di famiglia era scomparsa dalla casa e anche la comunità religiosa o civile, con i suoi sabati e le sue feste, era stata ridotta a qualcosa di accessibile in automobile una volta alla settimana, come un film al drive-in. Tuttavia, molte altre “casalinghe” si sono disperate e si sono rivolte al movimento femminista che, non senza motivo, ha dichiarato la famiglia nucleare una tomba per le donne.

Le scrittrici femministe hanno sbagliato nel supporre che la famiglia ricostruita del dopoguerra fosse essa stessa la famiglia tradizionale. Ma avevano ragione sul fatto che la vita di una donna che trascorreva la maggior parte delle sue ore produttive in una casa vuota, che era stata svuotata della maggior parte delle relazioni umane, delle attività e degli scopi che avevano riempito la vita della famiglia tradizionale, fosse una vita che molte donne trovavano troppo dolorosa e difficile da sopportare. Molte di queste madri si unirono rapidamente a mariti e figli nell’uscire di casa durante il giorno, completando così la trasformazione finale della “famiglia nucleare” post-tradizionale in un guscio svuotato, una fallita imitazione dell’istituzione tradizionale della famiglia.

Molto è stato detto sulla dissoluzione della famiglia nelle società liberali. Sia l’opinione comune che le voci più polemiche tendono a concentrarsi su una serie di sintomi importanti di questa dissoluzione: il matrimonio ora avviene più tardi nella vita o non avviene affatto; il tasso di natalità è diminuito; il divorzio, la nascita di figli al di fuori del matrimonio e le famiglie senza padre sono ormai tutte cose comuni.

Questi e molti altri indicatori riflettono una diffusa incapacità di tramandare alle generazioni future l’istituzione tradizionale della famiglia. Ma si parla molto poco della malattia in sé stessa, che è la rimozione dalla famiglia fisica di gran parte di ciò che la famiglia era poco più di un secolo fa. Ora che la casa non è più il luogo di una impresa commerciale comune, di devozione a Dio e di studio della Scrittura, di una responsabilità diretta nell’educazione dei giovani, di una responsabilità diretta nell’onorare e prendersi cura degli anziani e di responsabilità significative per l’istituzione e la crescita della comunità civile e religiosa, perché qualcuno dovrebbe essere sorpreso per il fatto che ciò che rimane non è né incredibilmente robusto né particolarmente attraente per i giovani?

Se io avessi scritto questo alcuni anni fa, avrei pensato che la maggior parte dei miei lettori avrebbe avuto poche esperienze in grado di confermare le mie argomentazioni. Ma la pandemia di Covid-19 ha cambiato le cose. Le lunghe chiusure di aziende e scuole, chiese e sinagoghe hanno offerto a molte persone un’idea del potenziale potere della famiglia tradizionale. Improvvisamente, ci si è trovati a gestire in casa i propri affari, la scuola e la vita religiosa. Improvvisamente, molti giovani si sono ritrovati a tornare, da grandi distanze, a vivere con membri della famiglia più anziani e più giovani di loro, o a trovarsi nelle loro immediate vicinanze. Improvvisamente, molte famiglie hanno scoperto le gioie risanatrici di preparare e consumare i pasti insieme secondo una routine regolare, e le ricchezze senza precedenti che le conversazioni in tali contesti possono portare nelle nostre vite.

So che in molti casi queste esperienze non sono state sempre piacevoli. Non tutti vivono in una casa fisica che è stata costruita in vista di un tale esperimento, e dover guadagnarsi da vivere ed educare i propri figli in tali condizioni è stato spesso veramente difficile. Eppure, nonostante queste sfide, o meglio a causa di esse, molti hanno avuto il loro primo assaggio di ciò che una famiglia, unita e costretta a fare affidamento sulle proprie risorse, è in grado di realizzare quando prende su di sé una gamma più ampia di scopi comuni. In particolare, molti hanno sperimentato la maggiore coesione che ne può derivare. In altre parole, molti hanno avuto il loro primo assaggio di com’era la famiglia quando era una forte istituzione politica, in cui più generazioni lavoravano insieme per creare una comunità permanente, molto simile a una piccola tribù o nazione.

Forse questo difficile evento ci ha aperto la strada per riflettere con più attenzione su ciò che è andato perduto e su ciò che ciascuno di noi può fare per rendere la restaurazione una realtà.

*Filosofo, teorico politico e autore israeliano

Questo saggio è adattato dal nuovo libro di Yoram Hazony Conservatism: A Rediscovery (Regnery)

Traduzione dall’originale inglese (The nuclear family has failed – UnHerd) a cura di Giovanni Z. e Cameron T.

 

 

 

 

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