Lupi travestiti da agnelli. Soros e l’Open Society

di Maurizio Blondet

Da qualche giorno in libreria c’è un libro utile: Soros e l’Open Society, edito da Arianna. L’ha scritto un nostro collaboratore, Roberto Pecchioli, E’ una puntuale ricostruzione della vita e delle opere – finanziarie e politiche- di uno dei grandi protagonisti del nostro tempo, il miliardario globalista George Soros. Finanziere senza scrupoli, autore del drammatico attacco alla lira nel 1992, gran tessitore delle rivoluzioni “colorate” filo-occidentali in collaborazione con il National Endowment for Democracy (Ned) emanazione della Cia, dominus dell’Open Society Foundation, Fondazione per la Società Aperta, che ha distribuito nel tempo oltre 30 miliardi di dollari per le cause che piacciono alla gente che piace.

Immigrazione, aborto, eutanasia, teoria gender, liberalizzazione delle droghe, privatizzazione del mondo e delle istituzioni internazionali, controllo sui movimenti politici e sul sistema di comunicazione attraverso il metodo più sicuro: il denaro. Follow the money, segui il denaro, è l’incipit del saggio di Roberto Pecchioli, che abbiamo intervistato per i nostri lettori.

Innanzitutto, perché questo libro?

Nel panorama editoriale mancava un testo che parlasse di un personaggio e di un mondo che determina molta parte della nostra vita, ma non è un governo, un leader politico o ideologico e nemmeno un maestro di pensiero. George Soros è uno di quegli uomini che – a colpi di miliardi- cambiano il mondo, il modo di pensare di milioni di persone. Incarna un tipo umano nuovo: la casta dei miliardari “filantropi”, sociopatici pericolosi, i padroni del mondo. Soros, ma anche Bill Gates, e altri, ai vertici di grandi fondazioni familiari, Ford, Rockefeller, Carnegie. Tutti impegnati sul versante antinatalista: Warren Buffet ha versato oltre mezzo miliardo di dollari a Planned Parenthood, la più grande organizzazione abortista del mondo. Dietro di lui Jeff Bezos, Bloomberg, e naturalmente Soros. La chiamano “salute riproduttiva”.

Nel libro ripercorri la vita e la giovinezza di Soros e ricostruisci i legami con il gruppo Rothschild, l’approdo alla London School of Economics e l’influenza di Karl Popper, il teorico della Società Aperta. E’ così importante quel periodo per il giovane Soros?

Fu determinante. Figlio della borghesia ebraica di Budapest, il giovane Gyorgy Schwartz cambiò cognome per volontà del padre per dissimulare le origini ebraiche. Approdò a Londra dove studiò nell’università della Società Fabiana, l’élite imperiale il cui simbolo è il lupo vestito in pelle d’agnello. Lì si innamorò di un concetto e di un nome, Società Aperta.

Che cosa significa Società Aperta?

Per Karl Popper, maestro di Soros, è il liberismo economico assoluto – la privatizzazione del mondo – innestato in una società materialista e consumista in cui gli uomini perdono ogni riferimento etico, tradizionale, spirituale. E’ il dominio dell’economia e la mercantilizzazione della vita. Aperta solo per chi è d’accordo, però. Chi non crede nella società aperta non ha diritti. “Non si può essere tolleranti con gli intolleranti”. Ma chi stabilisce chi sono gli uni e gli altri?

Quando nasce in Soros l’idea della Fondazione? Come agisce e, in concreto, che cosa fa?

Approdato in America, arricchito con la speculazione finanziaria, Soros fonda nel 1979 l’Open Society e finanzia studenti di colore nel Sudafrica dell’apartheid, la futura classe dirigente. Ecco l’intelligenza e la lungimiranza di Soros: capisce che si vince sul terreno culturale e dell’incorporazione delle menti più brillanti nel progetto globalista. Negli anni Ottanta è attivissimo nell’Europa Orientale e nell’Urss in funzione anticomunista. Forma molti che avrebbero costituito il nerbo dei governi post comunisti e partecipa al banchetto sulle spoglie dell’Urss che sarebbe durato sino all’ascesa di Putin. Negli anni Novanta, diventato uno degli uomini più ricchi del mondo, il nemico degli Stati nazionali attacca la sterlina, la lira e le valute delle “tigri asiatiche” ed è al centro delle azioni che avrebbero portato alla violenta deposizione di Milosevic in Serbia.

L’attacco speculativo alla sterlina e alla lira sono le più note imprese finanziarie di Soros. Che cosa avvenne?

Era il 1992, c’era il cosiddetto serpente monetario e Regno Unito e Italia erano i vasi di coccio. Soros vendette allo scoperto miliardi di sterline, sostenuto dalle banche americane, costringendo l’Inghilterra a uscire dal sistema. All’ operazione non fu estranea la parte dell’anglosfera contraria all’avvicinamento all’Europa, sostenitrice dell’alleanza storica con gli Stati Uniti. In Italia le cose andarono peggio: dopo l’insuccesso di un’asta del Tesoro – la Banca d’Italia non poteva intervenire dopo lo scellerato divorzio tra Tesoro e istituto di emissione imposto dal ministro Andreatta nel 1981 – la lira venne attaccata con violenza enorme. Non solo Soros; in molti approfittarono per esportare capitali affossando la nazione. Ciampi, governatore di Bankitalia, prosciugò le riserve nel vano tentativo di resistere. Un giochetto da sessantamila miliardi. Intanto, sul panfilo Britannia i gioielli delle Partecipazioni Statali venivano venduti a prezzo di saldo – la lira valeva ben poco – agli stessi che avevano ispirato Soros nell’attacco alla nostra valuta. Sul panfilo c’era anche Mario Draghi, all’epoca direttore generale del Tesoro. Proprio in questi giorni Soros ha elogiato l’azione politica di Draghi, in particolare sulla guerra in Ucraina.

Scrivi che Soros, anziché essere considerato nemico della nazione, ebbe addirittura una laurea honoris causa a Bologna.

La consegnò un altro protagonista della politica e della finanza, Romano Prodi. Nel 1992 l’esito dell’operazione di Soros e della sconsiderata reazione di Ciampi fu la manovra “lacrime e sangue” con il prelievo forzoso del sei per mille sui conti correnti di Giuliano Amato, sopravvissuto alla mattanza del sistema politico con l’operazione Mani Pulite. Amato, attuale presidente della Corte Costituzionale, è membro dell’Ecfr, Consiglio europeo per le relazioni estere, una creatura di George Soros.

Allora Soros è davvero il grande burattino globale…

No, è uno degli esponenti di un sistema di dominio il cui scopo è la privatizzazione del mondo.  E’ un simbolo, il capofila di alcuni straricchi il cui progetto è cambiare alla radice la creatura umana a fini di potere. Il loro non è un progetto economico – possiedono tutto e fanno parte dell’oligarchia che crea il denaro- bensì un’idea di dominio totale sull’uomo attraverso la sua riconfigurazione. Resettano l’homo sapiens – le sue credenze, la religione, la comunità, le identità e le appartenenze – fanno una tabula rasa morale, culturale, valoriale, su cui edificano un colossale dispositivo di potere privato.

Concretamente, come si dispiega quel potere?

Soros conta moltissimo nell’Onu, nella Corte europea dei diritti dell’uomo, così come Bill Gates e Big Pharma sono padrone dell’Oms che sta imponendo un pezzo di governo mondiale attraverso la dittatura sanitaria. Il globalismo sta tirando le reti gettate da anni da personaggi come Soros, bestia nera degli Stati nazionali, della sovranità e soprattutto dei principi e valori della civiltà europea e occidentale.

Chi è finanziato da Soros? Come sceglie, e quali sono le cause che sostiene?

La sua è una vera e propria galassia che distribuisce direttamente oltre un miliardo di dollari annui, presente in quattro continenti. Ha fondato un’università a Budapest, ora a Vienna perché il governo magiaro ha cacciato Soros. Finanzia campagne e gruppi favorevoli all’ aborto libero, alla legalizzazione delle droghe, alle teorie omosessualiste e gender. Fu il primo a sostenere l’eutanasia con il cosiddetto Progetto Morte. Le somme che ha donato a queste cause ammontano a miliardi di dollari. E’ tra i massimi finanziatori del Partito Democratico americano. Ovunque sostiene movimenti, associazioni, gruppi orientati a sinistra.  In Italia sono stati finanziati da Soros il Partito radicale e Più Europa. Emma Bonino è dirigente internazionale dell’Open Society. Possiede un’importante agenzia di stampa e in Italia ha co- finanziato un progetto giornalistico volto a modificare il linguaggio da usare sull’ immigrazione.

Qual è il ruolo di Soros nel sostegno all’immigrazione?

Tu stesso hai pubblicato rapporti sull’argomento; il tuo lavoro mi è servito nelle ricerche sul libro. Soros è uno dei maggiori finanziatori delle Ong (alcune dirette da suoi collaboratori storici) che agiscono in appoggio alle rotte migratorie clandestine. Queste associazioni, Open Arms, Sea Watch e altre, favoreggiano apertamente gli scafisti e i mercanti di carne umana. Hanno bisogno di somme enormi per mantenere navi, droni, elicotteri e aerei d’appoggio. Soros è il più munifico ufficiale pagatore. Le strutture di cui dispongono sono costosissime e la longa manus del sedicente filantropo è la più generosa.

Alla gente sfuggono le motivazioni di tanto attivismo. Non è certo la filantropia il movente di Soros; perché un impegno così grande sul fronte migratorio?

L’uomo plasmato dall’iperclasse globalista è un essere che va dominato; non deve pensare, sentirsi parte di una comunità, è privo di principi morali e non deve porsi domande di senso. Deve limitarsi a lavorare per consumare con l’intermezzo di piaceri triviali, indifferente ai legami, alla famiglia, alla comunità, fluido, liquido, cangiante, secondo la volontà dei padroni della Società Aperta. Infine scomparire se vecchio, debole, malato. Il nemico è l’uomo radicato, consapevole, figlio di una storia e di una comunità, deciso a trasmettere la sua civiltà alle future generazioni. E’ il ritratto dell’umanità europea e cristiana di ieri. Va decostruito, resettato, cancellato. Ogni mezzo vale: il più radicale è la sostituzione etnica, ma servono egregiamente allo scopo il femminismo estremista e la cultura della cancellazione. Soros e altri mettono il denaro, scuotono l’albero e raccolgono i frutti. L’esito è l’umanità sradicata, senza idee, senza passato e indifferente al futuro: una specie zoologica d’allevamento.

Il quadro è quello che io e altri tratteggiamo da tempo. Mi sembra però che tu individui qualcosa di ulteriore. Parli della presa di possesso delle istituzioni internazionali da parte di Soros, Gates e degli altri membri del circolo dei miliardari.

Effettivamente la realtà è da incubo. Questi signori hanno in mano il mondo attraverso il controllo e la proprietà della tecnologia, della finanza, delle istituzioni internazionali. Le Ong sono uno strumento di questo potere; vige il sistema delle porte girevoli. I dirigenti occupano di volta in volta le poltrone di vertice delle fondazioni private e poi passano alle istituzioni transnazionali. Sempre gli stessi, tutti formati al liberismo economico e al radicalismo libertario. L’attuale presidente dell’Open Society, Lord Malloch Brown, fu ministro laburista inglese ed ex vice segretario dell’Onu. Nel gioco dei quattro cantoni, chissà perché, Soros c’entra sempre. Come nei colpi di Stato, nelle rivoluzioni “colorate”, in Ucraina nel 2004 e nel 2014, in Egitto, persino Birmania e Montenegro. L’elenco potrebbe continuare, ricordando che Soros è anche proprietario terriero e azionista di banche in Colombia.

E in Europa?

Numerosi membri della Corte europea dei diritti dell’uomo sono o sono stati dirigenti della galassia Soros, che conta molto nelle istituzioni dell’Ue e ha numerosi europarlamentari “amici”. Del suo Consiglio europeo per gli affari esteri abbiamo accennato. Tutto si tiene se si segue il denaro e si scopre da chi sono finanziate, volute e imposte le politiche migratorie, i “nuovi diritti”, la banalizzazione delle dipendenze, la decomposizione della famiglia e del tessuto comunitario. Io stesso non immaginavo di imbattermi in un potere tanto esteso, ramificato e provvisto di mezzi. Soros è un protagonista di primo piano nella privatizzazione del mondo e nella costruzione di un’umanità manipolata dall’oligarchia finanziaria e tecnologica, alleata con l’apparato di potere politico, economico e riservato degli Usa e dell’Occidente. Dimenticavo: George Soros è tra gli ispiratori del Forum di Davos, quelli del Grande Reset e dello slogan “non avrai niente e sari felice”. Ha 92 anni, è all’ultimo tratto della vita. Tuttavia la sua creatura gli sopravvivrà e uno dei suoi figli, Alexander, è in pista per continuare il lavoro del padre.

Per chi vuole capire la realtà, George Soros e l’Open Society è un libro da leggere come un romanzo. Al di là della figura di Soros, non crederete più che il mondo sia un giardino di miliardari filantropi e che il bene comune sia l’obiettivo dell’immenso dispositivo di potere privato, il dominio globale dell’oligarchia tecno finanziaria.

Fonte: maurizioblondet.it

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