Vaticano / Da oggi la “Praedicate Evangelium” è legge. Presto numerose nomine

a cura di redazione Il sismografo

La costituzione apostolica Praedicate Evangelium da oggi, domenica di Pentecoste, 5 giugno 2022, è legge, anzi è la legge fondamentale per la Curia romana, complesso intreccio di organismi, compiti e poteri e ovviamente di risorse umane che aiutano il pontefice nel governo della Chiesa “che presiede nella carità” [1]. La costituzione è stata presentata come uno strumento fondamentale per la riforma della Chiesa che papa Francesco ha voluto realizzare per volere dei cardinali che così decisero nelle congregazioni pre-conclave e nello stesso conclave del 2013.

Il nuovo organigramma esige la nomina o conferma di alti responsabili, anzitutto ai vertici dei dicasteri.

1)   Dicastero per l’evangelizzazione (artt. 53 – 68)

Il Dicastero per l’evangelizzazione è presieduto direttamente dal romano pontefice. Ciascuna delle due Sezioni è retta in suo nome e per sua autorità da un pro-prefetto.

– Sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo

– Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari nei territori di sua competenza.

2)   Dicastero per il servizio della carità (artt. 79 – 81) (chiamato anche Elemosineria apostolica)

Senza prefetto

3) Dicastero per la cultura e l’educazione (artt. 153 – 162)

Senza Prefetto

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Altre nomine importanti da fare:

1) Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani (artt. 142 – 146)

Senza prefetto (attuale presidente card. Kurt Koch)

2) Dicastero per il dialogo Interreligioso (artt. 147 – 152)

Senza prefetto (attuale presidente card. Miguel Ayuso Guixot)

3) Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale (artt. 163 – 174)

Prefetto card. Michael Czerny (ad interim)

4)  Dicastero per i testi legislativi (artt. 175 – 182)

Senza prefetto (attuale presidente mons. Filippo Iannone)

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“Ora può essere prefetto del papa un laico” dice il futuro cardinale Ghirlanda. Ma il giornalista Paolo Ruffini, laico, è prefetto del Dicastero per la comunicazione dal 5 luglio 2018

Il gesuita canonista padre Gianfranco Ghirlanda, che sarà fatto cardinale il 27 agosto, rispondendo a una domanda di una giornalista di Vatican News in merito alla Praedicate Evangelium risponde in modo da creare confusione.

Domanda. Quindi ai laici potrà essere affidata la guida di un Dicastero. Quale è la portata di questa norma contenuta nel documento?

Risposta. È nella logica che spiegavo, ma è anche all’interno di una visione più ampia perché già il Codice ammette che dei laici possano essere dei giudici nei tribunali ecclesiastici, quindi determinano la validità di un sacramento, esercitano una potestà giudiziale. Poi ci sono anche altri uffici che non richiedono il sacramento dell’Ordine e che possono essere assunti dai laici i quali ricevono una potestà legata proprio all’ufficio oppure una potestà delegata. Ora, la previsione che possa essere capo di dicastero un laico o una laica è in questa linea. Si tratta di una partecipazione dei laici alla pienezza di potestà che esercitano i vescovi e in alcuni ambiti i chierici. Poi, certo, dipenderà dall’autorità che conferisce l’ufficio di vedere quando c’è questa opportunità. Ovviamente, non ha senso pensare come capo di dicastero per i vescovi o per il clero o per la Dottrina della fede un laico o una laica. Ma certamente la presenza dei laici al Dicastero per i laici, la famiglia e la vita o a quello dello sviluppo integrale o per il dialogo interreligioso potrebbe essere giudicata l’opportunità. Perché la mentalità è che a capo di un dicastero ci sia una persona competente. Questo per me è fondamentale. Del resto, sarebbe la persona stessa, che è in un posto direttivo e che non ha competenza, a trovarsi a disagio. Siamo di fronte a tutta una visione innovativa che richiede tempo perché si tratta di cambiare mentalità, prospettiva, sia da parte dei chierici ma anche da parte dei laici perché questo non deve essere visto da loro come il raggiungimento di una meta e quindi una rivendicazione. Perché allora rientreremmo anche qui nella logica della carriera…”

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[1] È importante tener presente che questo strumento giuridico riguarda specificamente la Curia romana cosa che non è sinonimo di Santa Sede, Vaticano, Città del Vaticano e dipendenti laici ed ecclesiastici della Sede apostolica. Infatti l’art. 1 precisa chiaramente: “La Curia romana è l’Istituzione della quale il Romano Pontefice si avvale ordinariamente nell’esercizio del suo supremo ufficio pastorale e della sua missione universale nel mondo. Essa è al servizio del Papa, successore di Pietro, e dei vescovi, successori degli apostoli, secondo le modalità che sono proprie della natura di ciascuno, adempiendo con spirito evangelico la propria funzione, operando al bene e al servizio della comunione, dell’unità e dell’edificazione della Chiesa universale ed attendendo alle istanze del mondo nel quale la Chiesa è chiamata a compiere la sua missione.”

Fonte: ilsismografo.blogspot.com

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Foto di Aldo Maria Valli ©

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