Il bilancio Ior 2021: utili per 18,1 milioni di euro (contro i 36,4 del 2020)

Lo Ior (Istituto per le opere di religione) ha chiuso il 2021 con un bilancio di 18,1 milioni di euro di utili, circa la metà dell’utile 2020. Approvato all’unanimità dal Consiglio di sovrintendenza dell’Istituto, il bilancio, come prevede il suo statuto, è stato trasmesso alla Commissione cardinalizia, la quale, “presa conoscenza della solidità dei dati finanziari del bilancio d’esercizio 2021 e fatte salve le esigenze di patrimonializzazione dell’Istituto, ha deliberato con propria determinazione sulla devoluzione degli utili”.

“L’Istituto – si legge in una nota – ha continuato a mantenere come prioritario l’impegno alla conformità a tutte le norme e i regolamenti applicabili, confermando la propria trasformazione culturale. La migliore rappresentazione di questa forte cultura alla conformità e al controllo dei rischi è fornita nel rapporto Moneyval sulla Santa Sede del 2021”.

È questo il decimo anno consecutivo in cui l’Istituto rende pubblico il proprio bilancio. Nel 2012 l’utile dichiarato fu di 86,6 milioni di euro (il quadruplo rispetto all’anno precedente). Nel 2013 fu di 66,9 milioni,  nel 2014 di  69,3 milioni, nel 2015 di 16,1 milioni, nel 2016 di 33 milioni, nel 2017 di 31,9 milioni, nel 2018 di 17,5 milioni di euro. Il bilancio 2019 parlava di un utile di 38 milioni di euro, attribuiti anche al mercato favorevole. Nel 2020, anno della crisi Covid, l’utile scese a 36,4 milioni. Ed ora un’ulteriore, forte diminuzione.

Il patrimonio netto dello Ior è di 649,3 milioni di euro. Le risorse che gli vengono affidate ammontano a un valore di 5,2 miliardi. Nel 2021 sono state 88 mila le operazioni di pagamento compiute dall’Istituto.

Il personale (cifra riferita al 31 dicembre 2021) è composto da centodieci dipendenti. Le spese amministrative ammontano a 19,2 milioni di euro, in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente. Il costo del personale, di 12,6 milioni di euro, è aumentato rispetto al 2020 (quando era di 12 milioni) per le nuove assunzioni fatte a livello sia dirigenziale sia impiegatizio.

Nel Rapporto annuale (che si apre con le parole di papa Francesco “Il denaro deve servire, non governare”) monsignor Giovanbattista Ricca, prelato dello Ior, rileva che “l’Istituto è passato dall’enorme attività che, sia in bene come in male, svolgeva all’inizio dei mutamenti sopravvenuti, a dimensioni operative più ridotte che lo rendono una realtà unicamente al servizio della Santa Sede. In pratica fa quello che deve fare e non altro”.

Caratteristica dello Ior, sottolinea il prelato, “è il soccorso spiccio e diretto a persone, famiglie, malati, parrocchie sperdute e altri che hanno bisogno di una mano senza troppa burocrazia. Cerchiamo di essere una specie di pronto soccorso economico. Purtroppo non possiamo accogliere tutti, ma i casi più pietosi non mancano mai di un conforto materiale, e questo val più di tante chiacchiere”.

Quanto all’utile di soli 18,1 milioni di euro, il presidente del Consiglio di sovrintendenza Jean-Baptiste de Franssu scrive che la raccomandazione dell’organismo è stata quella di “adottare un approccio prudente in relazione alla proposta di distribuzione dei dividendi, al fine di continuare a rafforzare il capitale dello Ior per garantire che l’Istituto sia in grado di raggiungere i suoi obiettivi di sviluppo nel lungo periodo”.

Fonte: ior.va

 

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