La Chiesa, l’anti-bergoglismo e il rischio della radicalizzazione

Cari amici di Duc in altum, come sapete ho un debole per il blogger argentino The Wanderer, del quale vi propongo spesso gli articoli nella versione italiana. Infatti, anche quando non mi trovo del tutto d’accordo con lui, ritengo che dalle sue argomentazioni arrivino sempre stimoli utili e preziosi per la nostra capacità di ragionamento e per la comprensione di ciò che avviene nella Chiesa.

Il contributo che vi propongo oggi è particolarmente ricco di spunti che meritano attenzione. The Wanderer mette in guardia da quello che chiama il fenomeno della radicalizzazione e consiste nel condannare a priori tutto ciò che arriva da Santa Marta, il che, argomenta l’autore, espone al rischio del pregiudizio e della superficialità.

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di The Wanderer

Caminante Wanderer

Fin dal 13 marzo 2013, dalle pagine di questo blog, abbiamo messo in guardia sulla catastrofe che il pontificato di Bergoglio avrebbe provocato nella Chiesa. E per diversi anni, pur mantenendo la stessa premessa, siamo stati aspramente criticati da altri siti conservatori per essere troppo severi, causare disperazione tra i cattolici e peccare d’impazienza, poiché il papa ha sempre l’assistenza dello Spirito Santo.

Da un paio d’anni, tuttavia, una buona parte di questi siti amici non solo vede Francesco come un grande male per la Chiesa, ma ha intrapreso un processo di radicalizzazione antibergogliana che supera di gran lunga la nostra opinione del 2013 e che continuiamo a mantenere anche adesso, nel 2022.

Tale radicalizzazione mi sembra estremamente dannosa, e per diverse ragioni.

La radicalizzazione fa dimenticare che la pietra angolare della Chiesa è Cristo. Non è Francesco, né san Pio X, né Bonifacio VIII e neppure san Pietro. Cristo è la pietra; è Lui che dà forma alla sua Chiesa partendo dal materiale ferito con cui opera. Saprà quindi cosa sta facendo. Se ha promesso che le porte degli inferi non prevarranno, farà in modo che la sua parola si adempia. Se permette a Bergoglio di occupare la sede romana, sa quel che fa. Riposiamoci, allora, in Lui.

La radicalizzazione fa sì che l’intera realtà venga letta sub specie bergoglii. In questo modo, paradossalmente, la nostra appartenenza alla fede cattolica non è più basata sull’assenso alla fede degli apostoli, ma sull’opporsi a tutto ciò che fa Francesco. Per molti, un buon cattolico ormai è quello che più ferocemente si oppone a qualsiasi iniziativa che esca da Santa Marta. Un atteggiamento, questo, tipico di un’istituzione in cui l’arché, il principio fondante, si identifica in un caudillo. Nella storia recente del mondo e della Chiesa ci sono molti esempi in proposito, ma l’appartenenza alla Chiesa cattolica non avviene seguendo un condottiero. Si è parte della Chiesa aderendo alla fede che ci è stata lasciata in eredità dagli apostoli e che non è lettera morta né ridotta a un elenco di dogmi e canoni. È, fondamentalmente, essere innestati nella vite, che è Cristo, ed essere così membra del suo Corpo, vivendo la vita dello Spirito.

La radicalizzazione genera anche una psicologia molto particolare, che è costretta a interpretare ciò che sa della realtà secondo il pregiudizio antibergogliano. In proposito oggi abbiamo molti esempi, moltiplicati dall’accesso alle reti sociali. Preferisco quindi non soffermarmi sull’argomento, anche per non sollevare altre proteste. Farò un solo riferimento: il caso di monsignor Giorgio Marengo, prefetto apostolico di Ulan Bator e nuovo cardinale. La scorsa settimana, sottolineando che non lo conoscevo, ho detto di lui: “Non ho idea se sia conservatore o progressista, ma è abbastanza evidente che è un uomo di fede, perché quei compiti non sono svolti da chiunque”. Intendevo dire che ha trascorso buona parte della sua vita missionaria in Mongolia, Paese inospitale dell’Asia centrale, a maggioranza buddista, dove i cattolici sono solo duemila. Ebbene, subito alcuni lettori hanno postato commenti dicendo che monsignor Marengo non va bene per un fatto gravissimo: è amico dei buddisti, e qualche giorno fa ha portato un gruppo di monaci a trovare papa Francesco. E questo sarebbe stato il vero motivo della sua elezione alla porpora cardinalizia.

Ora mi domando:

  1. Che male c’è nell’essere amici dei buddisti, o dei mormoni o di chicchessia? Qual è il comandamento che lo vieta? Non è naturale e persino sensato che se qualcuno vive in un paese buddista abbia amici buddisti? Ditemi di qualche cattolico che vive in Svezia e non abbia amici luterani o atei. Perché si suppone che essere amici dei buddisti implichi condividere gli errori del loro culto pagano?
  2. Voglio ricordare che nel XII secolo, a Toledo, c’erano molti cristiani amici dei mori e degli ebrei. Tra loro c’era Domingo Gundisalvo, arcidiacono di Cuéllar e buon filosofo, il quale, tra molti altri compiti, dedicò la sua vita a tradurre, in compagnia dei suoi amici non cattolici, le opere di Aristotele in latino. E nessun vescovo o fedele si scandalizzò di tali amicizie e collaborazioni.

Voglio anche ricordare che nel XVI secolo padre Mateo Ricci, gesuita, missionario in Cina, divenendo amico dei seguaci di Confucio e del governo pagano cinese fu incorporato nella corte, adottò il modo di vestire dei mandarini, cessando di indossare l’abito gesuita, e adattò il rito della Messa e gli altri sacramenti alla lingua e alla cultura cinese. Ebbene, il padre Ricci, mai creato cardinale, è stato però dichiarato Servo di Dio.

Chi si è dedicato a presumere che monsignor Marengo, essendo amico dei buddisti, sia una scelta terribile per il Collegio cardinalizio, ha dimenticato di dire che questo vescovo era a Roma qualche giorno fa per partecipare come insegnante al corso annuale per sacerdoti esorcisti organizzato dall’università dei Legionari di Cristo. E in quell’occasione ha dato un’intervista molto interessante che potete leggere qui. In essa dice, ad esempio, che “Satana è l’avversario, il divisore, colui che è d’intralcio per impedire il rapporto con Cristo”, e che “il nemico si mette in mezzo, in questi contesti di prima evangelizzazione, per evitare che la gente si aggrappi a Cristo”. Ha affermato inoltre che “Dio chiama a non mescolarsi con questi culti [pagani], ed è per questo che l’Antico Testamento insiste sui loro reali pericoli per il nuovo rapporto dell’uomo con il Dio che si rivela”, ed ha ricordato che “In Occidente sembra che abbiamo messo tra parentesi il diavolo, perché non è un’idea chiara e distinta. La sua esistenza è stata negata, ma si sperimentano le sue terribili macchinazioni”. Ecco, penso che questa chiarezza sull’esistenza e l’azione del diavolo in mezzo al mondo si trovi raramente nei vescovi attuali. Tuttavia, l’unica cosa che un radicalizzato ha da dire su monsignor Marengo è che ha amici buddisti, così da squalificare lui e papa Francesco.

In sintesi, penso che faremmo bene a stare attenti alle radicalizzazioni. Sono dannose per noi stessi e per gli altri, inaspriscono lo spirito, causano ingiustizie e, quel che è peggio, oscurano la comprensione della realtà.

Fonte: caminante-wanderrer.blogspot.com

Titolo originale: Radicalizaciones

Traduzione di Valentina Lazzari

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