Lettera / Un “bussolotto elettronico” per fare le offerte. E una brutta sensazione

di Giovanni Albanese

Caro Valli,

navigando nel web mi sono imbattuto nella foto che allego: si tratta di un lettore digitale di carte di credito/bancomat di fresca installazione (maggio di quest’anno) all’interno della cattedrale di Cremona: serve per devolvere offerte, da dieci centesimi in su, al duomo, alla Caritas o al clero.

Incuriosito, ho cercato altre informazioni. Sono così venuto a sapere dal sito web della diocesi che si tratta del sesto “bussolotto elettronico” (sic) installato in provincia.

I vantaggi di questo nuovo metodo per contribuire al sostentamento della Chiesa vengono così spiegati: si può scegliere, fra quelle proposte, la destinazione preferita dell’obolo; quest’ultimo sarà tracciabile e perciò deducibile quando previsto dalla legge; anche turisti e stranieri potranno donare qualsiasi importo e in qualsiasi valuta; il danaro così raccolto sarà protetto dai furti e infine, last but not least, lo strumento è descritto come “in regola con le norme anti-Covid”.

In sostanza, recita il sito della diocesi, ecco “un modo di donare che non cancella il vecchio metodo fisico, ma che vi si accosta offrendo un’opportunità più ampia, tracciabile, sicura e moderna. Affinché, in un mondo che cambia velocemente strumenti, la generosità dei credenti non venga mai meno”.

Tutto molto bello, moderno, digitale. Ne sarà felice il santo patrono Omobono, peraltro unico riferimento religioso onorato di citazione nell’illustrazione dell’iniziativa. Eppure, leggendo e rileggendo la notizia e guardando la foto, ne ricavo una sensazione un po’ inquietante, che mi lascia un retrogusto amaro.

Il bussolotto elettronico è un segno dei tempi. In apparenza un segno di piccola portata, ma, come accade per questioni ben più importanti in campo spirituale, anche in questo caso l’impressione che se ne ricava è che la Chiesa, anziché sforzarsi di convertire il mondo, si getti al suo inseguimento per adottarne pedissequamente i dettami. Mi sembra che il lettore bancomat installato nel duomo sia un’ulteriore dimostrazione dell’ansia del clero di apparire al passo coi tempi, il che induce a introdurre nei luoghi di culto una tecnologia della quale, francamente, non si sentiva la necessità.

Penso inoltre al contrasto stridente fra l’esibizione della tessera elettronica col suo pin, come se la chiesa fosse una pizzeria, e il racconto di Cristo sul gesto della vedova, che dona al tesoro del tempio le uniche due monete che possiede!

Non solo. Visto che il mainstream spinge per toglierci la libertà di possedere denaro contante, la diocesi di Cremona con il “bussolotto elettronico” politically correct sta addirittura anticipando i tempi: con lo scopo, beninteso, di rendere le offerte più semplici e, soprattutto, di non far “mai venire meno la generosità dei credenti”, i quali, così, saranno già assuefatti alle donazioni digitali quando non sarà più possibile fare altrimenti.

Una considerazione finale, da semplice fedele. Se questa Chiesa cattolica ammodernata non invertirà al più presto la rotta, non saranno i dispositivi elettronici ad aiutarla. Se gli uomini di Dio non ricominceranno a mettere al centro l’evangelizzazione, parlando alle anime di Fede, di Vita eterna, di Dio, invece di cedere un passetto alla volta allo spirito materialistico del mondo, quanti degli ormai pochi credenti sentiranno il bisogno di varcare ancora la soglia di un tempio, non per effettuare un’offerta digitale, ma per ascoltare la parola del Signore e raccogliersi in preghiera?

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