Il modernismo e il “miracolo del papato”

di Julia Meloni

Tanto tempo fa ero una millennial iper-papalista[1]. Per tre anni di seguito ho tenuto un diario spirituale in formato Word che riempivo di citazioni di Papa Francesco e che, in pratica, ammantavo di infallibilità. E per un periodo ancora più esteso, al pari di alcuni miei compagni di college, ho trattato ciascuno dei papi più recenti come rockstar che in nessun caso si sarebbero mai potuti criticare.

Di sicuro, nulla sapevo dei “cattivi papi” del passato e dei limiti tecnici dell’infallibilità papale. In ogni caso, credevo all’epoca che, grazie a una qualche strana forma di apoteosi, i papi dell’età contemporanea non potessero mai sbagliarsi.

Il che mi porta a The Road from Hyperpapalism to Catholicism, brillante opera in due volumi di Peter Kwasniewski. Si tratta di una fucina di analisi che mostra i pericoli insiti nell’idealizzare il papato a spese della storia e degli insegnamenti magisteriali. Fondamentalmente, Kwasniewski mostra che esiste un “miracolo del papato”, ma non è la sorta di miracolo che il mio vecchio io iper-papalista avrebbe immaginato.

Anche Kwasniewski ammette di aver vissuto una fase ai tempi del college in cui era «papolatra, a un livello che sfiora la comicità». Egli scrive di aver creduto che «il Papa avesse una risposta per qualsivoglia domanda e che l’unico problema da fronteggiare era la diffusa disobbedienza nei suoi confronti».

Kwasniewski propone san John Henry Newman come possibile modello di correzione. Newman accettò sinceramente i dogmi promulgati col Concilio Vaticano I, ma non smise di nutrire delle riserve verso ciò che Kwasniewski chiama “lo spirito del Concilio”. Newman intese la definizione di infallibilità papale del Vaticano I in senso restrittivo, in questo modo prendendo sul serio l’affermazione conciliare che ai papi spetta «custodire con scrupolo» e «far conoscere con fedeltà» il deposito della fede,  non «rivelare […] una nuova dottrina»[2].

Purtroppo, tale forma di cautela non impedì al falso “spirito” del Concilio Vaticano I di diffondere l’idea che il papa sia una sorta di oracolo divino.

Al giorno d’oggi esistono apologisti e siti web dediti a difendere qualunque cosa l’attuale pontificato produca. Il problema è che il motore propulsivo di questo pontificato è il modernismo.

Il modernismo – tanto per citare l’elettrizzante saggio finale di Kwasniewski – è stato «un insieme di tendenze e punti di vista solo blandamente circoscritto» che «impattò sull’intelligentsia cattolica a cavallo dei secoli XIX e XX». In poche parole, i modernisti volevano “aggiornare” la Chiesa, accordandola allo spirito del tempo. Postulando che la verità è dinamica e non statica, i modernisti provavano a trovarvi nuove sfaccettature e, così, ribaltare posizioni della Chiesa ormai consolidate.

Per comprendere come funziona questa evoluzione, rimando all’acuta trattazione del tema della pena di morte che Kwasniewski propone. Papa Francesco ritiene che la pena di morte sia «inammissibile». Ora, se affermando ciò Francesco intende che la pena di morte è intrinsecamente un male, allora sta contraddicendo in modo diretto i papi suoi predecessori. Ma «per un modernista», osserva Kwasniewski, «la Chiesa, in un momento più primitivo dello sviluppo della coscienza umana, era nel giusto quando era a favore della pena di morte, ma adesso, avendo la nostra coscienza raggiunto un livello superiore, abbiamo gli strumenti per capire che la pena di morte è moralmente sbagliata».

Come altro esempio, consideriamo la questione del concedere l’Eucarestia a persone in uno stato oggettivo di adulterio, che poi è il tema decisivo del documento Amoris laetitia firmato da papa Francesco. I modernisti – spiega Kwasniewski – direbbero che la vecchia nozione di peccato mortale si è “evoluta”, adesso che riusciamo ad afferrare più in profondità la “misericordia” di Dio.

Non è difficile comprendere come l’atto di impregnare le vecchie posizioni cattoliche con gran quantità di hegelismo possa scatenare un incendio. Quando si venne a sapere delle affermazioni di papa Francesco sulla pena di morte, una prestigiosa rivista medica pubblicò un editoriale nel quale ci si lamentava che era venuto il momento che la Chiesa aggiornasse anche le sue prese di posizione sull’aborto.

Alla fine, fu un singolo commento che evocava il modernismo a scuotermi, liberandomi dal mio iper-papalismo. Si era a metà del 2016. Papa Francesco fece un’affermazione scioccante sul matrimonio, e io pensai: che sta cercando di fare?[3] Una mia vecchia conoscenza aveva lasciato un commento in calce a un resoconto online: diceva che Francesco stava deliberatamente cercando di cambiare la Chiesa perché sposava le prospettive del modernismo.

Fu quel giorno che cambiai e – sei anni dopo – devo dire che il mio vecchio io iper-papalista non mi manca affatto. Piuttosto, io oggi apprezzo ciò che Kwasniewski chiama “il miracolo del papato”:

«Ci sono stati 266 papi in tutto. Se facciamo un po’ di conti, scopriamo che il 4,14% dei successori di Pietro si è guadagnato il disonore per la condotta morale riprovevole, e il 3,76% l’ha meritato per la loro infatuazione con l’errore. All’opposto, abbiamo circa novanta papi preconciliari riveriti come santi o beati: si tratta del 33,83%. Sui numeri potremmo discutere (nello stilare la mia lista potrei essere stato troppo indulgente o troppo severo), ma vi è forse qualcuno che, in questi numeri, non riesca a vedere all’opera la mano della Divina Provvidenza? Una monarchia che ha visto il succedersi di 266 sovrani in carica nel corso di 2000 anni e che può sfoggiare una tale lista di fallimenti e di successi non è un costrutto meramente umano che funziona grazie alle sue sole forze».

Qualunque cosa i modernisti abbiano in serbo per noi, il “miracolo del papato” perdurerà.

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[1] La generazione Y, o “millennial”, include approssimativamente chi è entrato nell’età adulta nei primi anni 2000.

[2] I due passi sono tratti dalla Costituzione dogmatica Pastor Aeternus del 18 luglio 1870.

[3] L’autrice si riferisce probabilmente alle risposte date dal pontefice a braccio il 16 giugno 2016 in occasione dell’apertura del Convegno ecclesiale della Diocesi di Roma. In particolare, il Papa si disse convinto che vi fosse la grazia del matrimonio anche nelle convivenze di battezzati che, nelle campagne argentine, non si sposavano per motivi legati alla superstizione (si veda qui).

Fonte: crisismagazine.com

Titolo originale: Modernism and “The Miracle of the Papacy” (pubblicato il 15 ottobre 2022)

Traduzione di Maurizio Brunetti

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