Monsignor Viganò a Liberi in Veritate: “Promuovere la regalità sociale di Cristo e combattere la rivoluzione globalista”

Cari amici di Duc in altum, pubblico il testo del messaggio inviato da monsignor Carlo Mario Viganò alla Giornata nazionale Liberi in Veritate (Palazzolo sull’Oglio, 5 novembre 2022).

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Beatus populus, cujus Dominus Deus ejus.

Beata la nazione di cui il Signore è Dio.

Ps 143, 15

 

di Carlo Maria Viganò

In un mondo che ha fatto della democrazia il proprio valore fondante e della rivoluzione il supremo principio ideologico è difficile far comprendere come vivessero i nostri antenati, prima che la Massoneria decidesse di abbattere i Regni italici tramite i moti del Risorgimento e le rivolte organizzate dai Carbonari e dalle società segrete. Ed è ancor più difficile, per noi che viviamo in un mondo secolarizzato in cui anche la Religione è resa profana dai suoi Ministri, comprendere quanto fosse normale, anche solo due secoli fa, vivere in una società profondamente cristiana, in cui la Fede ispirava ogni aspetto della vita quotidiana, dagli eventi ufficiali ai piccoli fatti domestici. Tra noi e quel mondo scorrono quasi due secoli e mezzo, durante i quali si sono avvicendate l’occupazione francese e austriaca, le Guerre di Indipendenza, la Rivoluzione del 1848, l’invasione dello Stato della Chiesa, l’Unità d’Italia, la Prima Guerra Mondiale, il Fascismo, la Seconda Guerra Mondiale, la Guerra Civile, la proclamazione della Repubblica, il Sessantotto, il Concilio, il terrorismo, Mani Pulite, l’Unione Europea, le guerre della NATO, la farsa psicopandemica e la crisi ucraina. In poco più di due secoli gli Italiani hanno assistito a più eventi di quanti non ne potessero vedere e conoscere i loro bisnonni come sudditi dei Borboni, del Papa o del Duca di Modena.

Questo caotico susseguirsi di regimi, di ideologie, di violenze e di progressiva perdita di libertà, di autonomia e di identità è segnato per tappe da quelle che i loro artefici chiamano significativamente rivoluzioni: da quella Francese – la Révolution – alla Prima, Seconda, Terza e addirittura Quarta Rivoluzione Industriale teorizzata da Klaus Schwab. Tutte contraddistinte da conquiste in ambito tecnico, tecnologico e scientifico, che hanno però avuto pesantissime conseguenze sulla vita delle persone, dal vedersi costrette ad emigrare al nord per inseguire il sogno dell’occupazione in fabbrica dopo aver lasciato i campi, all’abbandonare la propria famiglia e le proprie tradizioni per vivere nell’anonimato di un condominio di periferia e svolgere mansioni di operatore telefonico in un call centre o di rider per JustEat. Secoli di vita cadenzata dai ritmi della natura, scandita dalle feste religiose e dagli eventi della famiglia e della comunità, segnati dalla stabilità e resi saldi da vincoli di parentela, di amicizia e di affari sono stati sostituiti da turni alla catena di montaggio, orari d’ufficio, spostamenti dei pendolari, pranzi fuori casa, appartamenti angusti, cibi pronti consegnati a domicilio, famiglie nucleari, anziani segregati nelle RSA, figli dispersi in Erasmus. Strano che si preoccupano della sostenibilità proprio coloro che hanno distrutto il mondo antico a misura d’uomo – essenzialmente regolato sulla natura per il corpo e sulla Religione per lo spirito, ossia sulla Tradizione – per sfruttare la manodopera a basso prezzo, sfruttare al meglio i latifondi sino ad allora gestiti con logiche di mero mantenimento, sfruttare la forza lavoro dei minori e delle donne, sfruttare l’energia della macchina a vapore per aumentare la produzione in serie, sfruttare l’elettricità, sfruttare l’energia dell’atomo, sfruttare, sfruttare, sfruttare… E guadagnare di più, aumentare le proprie ricchezze, ridurre il costo del lavoro, togliere le garanzie e le tutele dei dipendenti. Che mentalità mercantile! Che squallore da usurai! Tutto ridotto a fonte di lucro, ad opportunità di guadagno, ad occasione di profitto!

Si dirà che nel corso dell’Ottocento e del Novecento vi sono stati grandi ideali che hanno animato gli Italiani. Con il disincanto di chi osserva le rovine del “progresso” dopo la caduta di tante ideologie, possiamo rispondere che la retorica odierna si differenzia da quella della piccola vedetta lombarda o delle gesta di Ciro Menotti solo perché è cambiato il pretesto che deve legittimare i cambiamenti che ci sono imposti. Prima si faceva leva sugli ideali della Patria e della libertà dall’oppressione del tiranno (che tiranno non era); poi sugli ideali della lotta di classe e della libertà dall’oppressione del capitalismo (salvo poi sposarne gli ideali consumistici); quindi sugli ideali dell’onestà e della libertà dall’oppressione dei politici corrotti; infine sugli ideali dell’ambiente e sul dovere di ridurre l’umanità sul Pianeta, che qualcuno ha deciso motu proprio di raggiungere con epidemie, carestie, guerre. Erano pretesti quelli del Risorgimento e della Grande Guerra, perché nascondevano il vero intento della Massoneria che era quello di cancellare le Monarchie cattoliche e indebolire la Chiesa Cattolica, incamerando i beni di entrambi; erano pretesti quelli della democrazia e dell’idea repubblicana, perché celavano il piano di manipolazione delle masse per illuderle di poter decidere le proprie sorti; erano pretesti anche quelli del Sessantotto, i cui ideali di libertà da qualsiasi principio trascendente condussero alla legalizzazione del divorzio, dell’aborto e del concubinato, oltre che alla corruzione dei giovani e alla dissoluzione della famiglia. Così come erano pretesti quelli del Vaticano II con cui si impose ai Cattolici una nuova messa che nessuno aveva chiesto, un nuovo catechismo che nessuno voleva cambiare, nuovi preti secolarizzati e sciatti di cui nessuno sentiva il bisogno. Pretesto è stata anche la farsa pandemica, come vediamo emergere oggi anche sui media mainstream, dopo che da due anni lo ripetiamo inascoltati. Pretesto la crisi ucraina, le sanzioni alla Russia, l’emergenza energetica, la transizione green e la moneta elettronica.

Abbiamo dunque due mondi. Un mondo tradizionale e un mondo rivoluzionario. Ma questi due mondi – non inganniamoci! – non sono l’avvicendamento tra un modello datato e un modello più rispondente alle esigenze della modernità: sono due realtà contestuali, contemporanee e opposte che da sempre nel corso della Storia hanno segnato il discrimen tra Bene e Male, tra figli della Luce e figli delle tenebre, tra Civitas Dei e civitas diaboli. Due realtà non identificate necessariamente da confini o da particolari forme di governo, ma dalla condivisione di una visione teologica del mondo. Due schieramenti come quelli che troviamo negli Esercizi spirituali di Sant’Ignazio, nella meditazione dei due stendardi, «l’uno di Cristo, sommo capitano e Signore nostro, l’altro di Lucifero, mortale nemico della natura umana» (136, 4a Sett.).

Nella Civitas Dei questa condivisione riguarda tutti gli aspetti del vivere conformemente all’ordo christianus, in cui il potere spirituale e il potere temporale, in una collaborazione armoniosa e gerarchicamente strutturata, sono coerenti con la professione della Fede e della Morale insegnate da Cristo e custodite dalla Chiesa. In cui l’autorità civile esprime la potestà di Cristo Re e quella ecclesiastica la potestà di Cristo Pontefice, ricapitolando tutte le cose in Cristo, Principio e Fine, Alfa e Omega. In questo senso la Civitas Dei è modello ispiratore delle società cristiane e come tale esclude come blasfemo il concetto stesso di laicità dello Stato, così come l’idea che la Chiesa possa auspicare la secolarizzazione dell’autorità o il riconoscimento di diritti all’errore. Nella Civitas Dei regna il cosmos, l’ordine divino che il Signore ha riassunto mirabilmente nel Pater noster: adveniat regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in cœlo et in terra. Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Il cielo è quindi modello per la terra, la Gerusalemme celeste è modello della società cristiana, che si consegue facendo sì che Cristo regni, che venga il Suo regno. È la società di coloro che amano Dio sino al disprezzo di sé.

I cittadini della civitas diaboli sono invece accomunati dalla rivoluzione, in cui ogni potere è esercitato sulla base della forza e ogni autorità è priva di qualsiasi limite, non dovendosi conformare ad alcun precetto morale e non essendo esercitata in nome di Dio, ma dell’Avversario. Regna – per così dire – il caos, il disordine, la confusione infernale, che si riassume nel grido luciferino del Non serviam e nel precetto satanico del Do what thou whilt, fai quello che vuoi. In questa società tirannica e anarchica ad un tempo vige la sovversione della giustizia tramite leggi inique, la sovversione del bene comune tramite norme che opprimono il popolo, la ribellione a Dio nell’incoraggiamento del vizio, del peccato, della bestemmia. Tutto è compiuto per tornaconto personale, a costo di calpestare il prossimo; tutto è motivato da sete di potere, di denaro, di piaceri. E dove regna il caos, regna Satana, il ribelle per antonomasia, l’ispiratore dei principi della Rivoluzione sin dal giardino dell’Eden, il Mentitore, l’Omicida. Lo Stato che si ispira alla civitas diaboli non è laico: è irreligioso, anticlericale, empio, anticristico. Esso opprime con un potere basato sulla paura e sul terrore, sulla coercizione e sulla forza, sulla capacità di criminalizzare i buoni e di esaltare i malvagi, sull’inganno e la menzogna. Nella civitas diaboli l’autorità ecclesiastica e civile è eclissata da eversori che la esercitano contro i fini per cui è stata voluta, la deep church nella Chiesa e il deep state nella cosa pubblica. È la società di coloro che amano se stessi sino al disprezzo di Dio.

Noi, e voi qui raccolti per la Giornata Nazionale di Liberi in Veritate, ci troviamo ad appartenere idealmente alla Civitas Dei, senza tuttavia che questa cittadinanza trovi una realtà concreta in cui agire, in cui contribuire al bonum commune che come Cattolici vorremmo promuovere tanto nella Chiesa quanto nella cosa pubblica. È come se avessimo il passaporto di una Nazione di cui non conosciamo la collocazione sul mappamondo, ma di cui troviamo tracce ora in Ungheria, ora in Polonia, ora in Brasile, ora addirittura in Russia, e inaspettatamente anche tra tanti altri esuli Italiani come noi, che sanno benissimo a cosa facciamo riferimento, ma che come noi si sentono in qualche modo stranieri. E quando sentiamo il democratico Jamie Raskin membro del Congresso americano, dichiarare «La Russia è un paese ortodosso con valori tradizionali. Ecco perché deve essere distrutto, qualunque sia il prezzo pagato dagli Stati Uniti» (qui), ci sentiamo legati spiritualmente a quel popolo, in ragione della comune persecuzione che sopportiamo da parte dei nemici di Dio.

La stessa sensazione di estraneità alla Chiesa per come si mostra oggi, eclissata da una Gerarchia corrotta e asservita anch’essa alla civitas diaboli, ci fa sentire in qualche modo esuli anche come Cattolici, banditi dalla città perché rigidi, comodisti, indietristi : per la nostra incapacità di accettare come normale che un papa possa dare scandalo con eresie, atti idolatrici, provocazioni, intemperanze e menzogne umiliando la Chiesa di Cristo e facendosi beffe di Cardinali e Vescovi conservatori che timidamente esprimono il proprio dissenso; per la nostra indocilità nel rifiutare di seguire la via larga; per il senso di abbandono dei figli da parte del padre, per il dolore di vederci ammannire pietre e scorpioni da coloro che dovrebbero nutrirci di pane e pesce. Cerchiamo un sacerdote e troviamo un grigio funzionario di partito; cerchiamo una parola di conforto e ci rispondono con disprezzo quando non ci ignorano del tutto. Guardiamo a ciò che era la Chiesa e non ci rassegniamo ad accettare quel che è diventata anche a causa dei nostri silenzi, del nostro erroneo concetto di obbedienza.

Ma la Chiesa militante in terra non è la Civitas Dei, perché come tutte le realtà spirituali immerse nel fluire del tempo essa accoglie persone deboli e segnate dal peccato, buone e cattive. Solo nell’eternità grano e zizzania saranno separati, l’uno per esser raccolto nel granaio e l’altra per essere gettata nel fuoco.

Non confondiamo la Civitas Dei nemmeno con lo Stato confessionale, che annovera buoni e cattivi cittadini, persone oneste e criminali. E non osiamo confondere la Chiesa terrena con la civitas diaboli, da cui dovremmo separarci considerandoci eletti e puri. Nemmeno lo Stato è civitas diaboli, se la sua autorità viene esercitata secondo il modello delle Virtù di governo. Siamo figli della Chiesa e cittadini della Santa Gerusalemme, e siamo cittadini della Nazione in cui la Provvidenza ha voluto nascessimo.

Come possiamo dunque riconoscere la Civitas Dei, e come la civitas diaboli?

La Civitas Dei dobbiamo costruirla noi, o meglio: dobbiamo ispirarci ad essa per ricostruire, con saggezza e umiltà, una società che restituisca a Nostro Signore la Corona e lo Scettro che Gli appartengono e che due secoli di rivoluzione Gli hanno sottratto. Non importa quale sia la forma di governo: il compito di ogni Cattolico come cittadino è di far sì che tutti gli ambiti della società civile siano permeati dalla Fede e dalla Morale cristiane, orientati al bene comune, alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime. Analogo dovere ha il battezzato, che deve far sì che in tutti gli ambiti della vita religiosa (la preghiera, la Messa, i Sacramenti, il catechismo, le opere di carità, l’educazione cristiana dei figli) non si inseguano le mode o la rerum novarum cupiditas, ma si conservi intatto ciò che il Signore ha insegnato agli Apostoli e che la Santa Chiesa intatto custodisce attraverso i secoli. I venti di novità sono infatti segno distintivo della rivoluzione, tanto in ambito civile quanto in ambito ecclesiastico. E perché Cristo torni ad essere Re della nostra Nazione, occorre anzitutto che ciascuno di noi sia testimone coerente della Fede che professa, che confermi nei fatti l’aderenza ai principi della Religione, specialmente per quanto concerne la famiglia, l’educazione dei figli, la condotta di vita.

La civitas diaboli è facilmente identificabile, e una volta che la si è riconosciuta essa va combattuta coraggiosamente, perché è in guerra contro la Civitas Dei e non esiterà ad usare qualsiasi mezzo per indebolirci, per corromperci, per farci soccombere. Il World Economic Forum, l’Onu e le varie Fondazioni filantropiche di matrice massonica, assieme ai governi e alle organizzazioni internazionali che li appoggiano, ivi compresa la chiesa bergogliana con tutti i suoi infiltrati in ogni Dicastero centrale e periferico,  sono la realizzazione terrena della civitas diaboli, e i suoi cittadini non fanno mistero della loro ideologia di morte, della volontà di cancellare e sovvertire quel che rimane della Civiltà Cristiana imponendo modi di vivere disumani, di far scomparire ogni traccia di Bene non solo dai comportamenti sociali, ma anche dai pensieri delle persone. Cristo deve essere rimosso dalle menti, dopo averLo strappato dai cuori. E le menti devono essere connesse con l’intelligenza artificiale, per creare un essere in cui l’immagine e la somiglianza di Dio siano mostruosamente deformate. E ricordatevi bene: non ci può essere alcuna tregua tra le due civitates, perché sono e saranno nemiche giurate, come sono nemici Nostro Signore e Satana; ma allo stesso tempo la guerra senza quartiere che combattiamo è destinata inesorabilmente alla nostra vittoria, perché Cristo ha già vinto definitivamente Satana sul legno della Croce. Quel che ci attende è solo la fase finale di questo scontro, il cui esito è certissimo perché fondato sulla promessa del Salvatore: portæ inferi non prævalebunt.

Ecco allora i vostri obiettivi, che come laici avete l’onere e l’onore di dover tradurre in azione sociale e politica: promuovere la Regalità sociale di Cristo secondo il modello della Civitas Dei e in conformità con l’ordine voluto dal Signore; e combattere la Rivoluzione globalista, ultima tremenda falange della civitas diaboli, con azioni di formazione, di denuncia e di boicottaggio. Perché se è vero che con l’aiuto della preghiera possiamo implorare tante Grazie alla Maestà divina, è pur vero che come Cattolici siamo in numero sufficientemente significativo – almeno in Italia – per dare un segnale chiaro e forte a quelle aziende, a quei gruppi finanziari, a quei centri di gestione dell’informazione che vivono grazie ai clienti che li scelgono. Se iniziamo a non acquistare prodotti di multinazionali globaliste, di imprese allineate al Sistema, di programmi televisivi o piattaforme sociali che non rispettano la nostra Religione, costringiamo molti a ritornare sui loro passi e rendiamo più complicata la propaganda del Nuovo Ordine Mondiale, le menzogne del mainstream, le falsificazioni sulla crisi ucraina.

Sconfessiamo dunque apertamente i falsi dogmi dell’ideologia LGBTQ, dell’inclusività, della teoria gender, del riscaldamento globale, della crisi energetica, dell’eugenetica trasumanista. E cerchiamo soprattutto di dare una visione d’insieme all’azione eversiva della civitas diaboli, mostrando la coerenza delle singole iniziative con il piano globale, con i mezzi che esso intende adottare e con i fini reali e inconfessabili che esso si prefigge.

Permettetemi infine di porgere un saluto agli organizzatori di questo evento, e un ringraziamento per avermi dato l’opportunità di rivolgermi a voi con questo messaggio. Le numerose adesioni a questa giornata di formazione ci fanno comprendere che gli schieramenti vanno formandosi, e che tante anime assetate di Dio sono disposte a battersi e ad impegnarsi per assicurare un futuro sereno ai propri figli, e per fermare questa corsa folle verso la perdizione.

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

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