Gli Asburgo, l’Europa e quella profezia di Padre Pio

di Paolo Gulisano

Da qualche tempo si parla di una profezia “politica” attribuita a san Pio da Pietrelcina, una profezia secondo la quale l’Italia dovrebbe tornare a essere un Regno, e non una Repubblica, con il trono ripreso da un Savoia, che sarebbe un sovrano giusto, a differenza dei suoi antenati che fecero il Risorgimento in odio alla Chiesa. Ma c’è una seconda parte di questa profezia, a mio avviso di gran lunga più importante, e riguarda il ritorno sul Trono degli Asburgo.

Questa dinastia imperiale cattolica fu l’oggetto dell’odio implacabile della Massoneria, che volle il gigantesco massacro della Prima guerra mondiale allo scopo principale di mettere fine all’Impero austroungarico, ultima barriera al dilagare del progetto massonico di una nuova Europa. Cento anni fa moriva in esilio l’ultimo imperatore, Carlo d’Asburgo, la cui santità è stata riconosciuta dalla Chiesa che l’ha proclamato beato con papa Giovanni Paolo II il 3 ottobre 2004.

La beatificazione portò all’attenzione dei cristiani una figura che oggi sembra “fuori dal tempo”, e che tuttavia risulta un esempio di virtù dell’uomo di governo cristiano. Ma la vicenda di Carlo d’Asburgo, i cui discendenti sono viventi, e qualcuno di essi potrebbe realizzare la profezia del grande santo di San Giovanni Rotondo, ci dice molto oltre la grandezza spirituale dell’uomo, del marito e padre, del sovrano.

Ad approfondire la storia del beato Carlo, e delle modalità con cui fu procurata la Finis Austriae, è uscita di recente una preziosa pubblicazione, di cui sono autori Mauro Faverzani e Adolfo Morganti, giornalista e filosofo il primo, saggista storico il secondo. Il titolo è eloquente: Carlo I d’Asburgo, un Imperatore per l’Europa. La Massoneria europea contro l’Impero Asburgico (Editrice Il Cerchio).

Questo libro non si limita a presentare la storia di Carlo I d’Asburgo, e a rammentare a tutti i tempi difficili – quelli della Prima guerra mondiale – in cui si è consumata la sua vicenda umana, ma vuole prima di tutto essere una biografia spirituale, attenta attraverso i fatti storici allo spessore dell’avventura umana e spirituale dell’ultimo imperatore d’Austria. A tal fine sono presentate in calce al testo una serie di Appendici testimoniali.

Il giovane imperatore Carlo dovette vivere in tempi tragici, quelli che videro deflagrare una guerra spaventosa che ridisegnò (come in un grande reset) il volto del mondo. Una guerra che era stata precedute da anni di euforia e di ottimismo (la Belle Epoque), di lussi e sfrenatezze.

Anche dal punto di vista della vita religiosa c’è una certa analogia tra i primi anni del Novecento e i nostri giorni. Già allora l’eresia modernista – oggi dominante nei seminari, nelle facoltà teologiche, nei giornali cattolici e nelle file del clero – era oggetto di grandi polemiche. Già allora questa eresia aveva invaso molti ambienti cattolici, infestandoli con lo spirito del mondo.

In campo religioso, la grande differenza tra i tempi dell’imperatore Carlo e quelli nostri è che sul trono di San Pietro sedeva san Pio X, che combatté il modernismo con estrema energia. E sulla linea del grande pontefice veneto era Carlo d’Asburgo. Era stato educato al liceo benedettino scozzese, pregava quotidianamente il rosario, visitava i santuari dedicati alla Beata Vergine, e all’inizio della guerra nel 1914 fece incidere sulla sua sciabola Sub tuum praesidium confugimus, Sancta Dei genitrix.

Quando indossò la Corona di Santo Stefano a Budapest, nel dicembre 1916, disse: “Essere re non significa soddisfare un’ambizione, ma sacrificarsi per il bene di tutto il popolo”.

Tuttavia, la dimensione più importante, che mostra l’opera della Provvidenza nella sua persona, fu il modo in cui l’imperatore Carlo si oppose all’anticlericalismo massonico e al secolarismo, allora l’aspetto più dinamico del processo rivoluzionario.

Come è noto, fin dal Settecento le logge massoniche europee sognavano una società transnazionale, all’interno di una federazione degli Stati Uniti d’Europa. L’ostacolo principale a questo progetto erano la Chiesa e la monarchia austriaca.

Nel libro di Faverzani e Morganti emerge che il progetto massonico degli Stati Uniti d’Europa prevedeva la distruzione della monarchia cattolica dell’Austria-Ungheria.

Le attività dei massoni contro l’Imperatore Carlo si svilupparono a partire dal contrasto ai tentativi di pace e la rivoluzione del novembre 1918. La decisione finale della Massoneria di liquidare la monarchia austro-ungarica fu presa – secondo quanto ebbe a rivelare la vedova dell’Imperatore, Zita – durante il Congresso eucaristico di Vienna del 1912: un tempismo a dir poco blasfemo. Ma Carlo respinse tutti i tentavi di approccio fatti dalla Massoneria per convincerlo a passare dalla sua parte.

Carlo era consapevole che uno Stato riceve la benedizione divina solo se riconosce Dio nella sua legislazione e rimane unito all’unica vera Chiesa.

Un segno ancora più chiaro della sua speranza per una futura restaurazione del trono – che fa parte integrante della profezia politica di Padre Pio – furono le due visite del console inglese a Madeira, chiedendo a Carlo di abdicare in cambio di grandi benefici materiali per sé e per la sua famiglia, cosa che egli rifiutò. La prima volta il console informò Carlo, in nome della Conferenza degli ambasciatori, che se avesse abdicato gli sarebbero state restituite tutte le sue proprietà e la sua famiglia avrebbe ricevuto sostegno materiale dall’Inghilterra. Se avesse invece rifiutato, non avrebbe ricevuto nulla e, anzi, sarebbe stato proibito qualsiasi invio di denaro per il suo mantenimento. Secondo le dichiarazioni dell’imperatrice Zita nella Positio super virtutibus, Carlo rispose che la sua corona non era in vendita.

La seconda volta, lo stesso console minacciò l’imperatore Carlo, in nome delle potenze vittoriose della Grande Guerra, che se fosse stato sospettato di pianificare un nuovo tentativo di restaurare la monarchia, sarebbe stato trasferito in un altro luogo e separato dalla moglie e dai bambini. Anche in questa occasione rimase irremovibile. Egli disse all’imperatrice: “Dobbiamo confidare in Dio; il Sacro Cuore di Gesù dirigerà tutto in modo che la volontà divina, qualunque essa sia, possa essere compiuta”.

L’esempio del beato Carlo è ben presente ai suoi nipoti, a quegli esponenti della Casa d’Asburgo che potrebbero secondo Padre Pio ritornare sul trono. Già, ma quale trono? L’Impero asburgico nel 1919 venne smembrato e fatto a pezzi, e secondo il motto caro alla Massoneria, “solve et coagula”, con essi vennero creati Stati artificiali come la Cecoslovacchia o la Jugoslavia, in seguito peraltro spariti, durante il pontificato di Giovanni Paolo II, il cui nome, Karol, era un omaggio del padre proprio a Carlo d’Asburgo.

La grande speranza è quindi che un membro della gloriosa dinastia cattolica possa mettersi alla guida di una nuova Europa, simile a quella che i suoi antenati, a loro volta eredi della tradizione del Sacro Romano Impero di Carlo Magno, avevano realizzato e retto. Un sogno per i cristiani, un incubo per i massoni.

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