Dicembre 1917: l’effimera liberazione di Gerusalemme

L’11 dicembre 1917, dopo aver sconfitto gli ottomani, le truppe dell’Intesa (tra cui il Regio esercito italiano) entravano a Gerusalemme. Dopo sette secoli la Palestina ritornava sotto il controllo di nazioni cristiane e molti salutarono l’avvenimento come l’inizio della restaurazione del cristianesimo in Terra Santa. La ricostruzione di diverse chiese cattoliche sembrò suffragare queste speranze, ma il mandato britannico si rivelò ben presto lo strumento del sionismo per impossessarsi della Palestina e quindi dei Luoghi Santi. Pochi decenni dopo, i cattolici addirittura i cattolici rimpiangevano i secoli di dominazione turca.

Sulla liberazione della Terra Santa nel 1917 e la successiva occupazione sionista segnaliamo due documenti: le annotazioni di un parroco marchigiano che manifestava entusiasmo e un articolo di padre Diotallevi, all’epoca Custode di Terra Santa, nel quale il religioso denunciava il progetto sionista e le conseguenze disastrose per la Chiesa.

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Annotazioni di un parroco marchigiano

1917, 31 dicembre, Festum S.ti Silvestri

Il giorno 11 dicembre l’esercito inglese, con reparti di truppe italiane e francesi, a mezzogiorno poté entrare nella città santa di Gerusalemme, togliendola all’aborrito giogo musulmano.

Nel ringraziare pertanto Iddio con il Te Deum solito cantarsi ogni anno il 31 dicembre per le grazie largiteci, questa volta in modo speciale commossi lo ringraziamo per il bel dono che ha voluto elargire alle armi cristiane, ridandoci Gerusalemme.

Annotazioni di don Edoardo Scipioni sulla vacchetta delle Messe pro populo dal 1900 al 1952, a cura di Edmondo Luchetti, Dattiloscritto, settembre 1991.

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Così s’infransero le speranze

Il 9 dicembre 1917 (in realtà l’11 dicembre, ndr) le truppe inglesi con la scorta d’onore dei rappresentanti delle alleate Italia e Francia entravano facilmente nella città santa, Gerusalemme. I popoli cristiani ne fecero feste ovunque, e si abbandonarono a lirismi, che ai più preveggenti parvero esagerati. Il re d’Inghilterra si felicitava col comandante in capo dell’esercito britannico, generale Allemby, che nel prendere la città aveva risparmiato da ruine il Sepolcro di Gesù Cristo.

L’universale ebbrezza, i festeggiamenti dimostravano la gioia come pel trionfo di una nuova Crociata, che avesse liberato per sempre dalle mani degl’infedeli quanto vi è di più prezioso per il cuore cristiano, i Luoghi santi, i Santuari della nostra redenzione.

Si credeva allora da taluni che i Luoghi santi, liberati da un governo infedele, sarebbero stati restituiti al Cattolicismo, che su di loro ha dei diritti inalienabili e che non possono contrastarsi e neppure mettersi in discussione da qualunque società, si chiami pure delle nazioni.

Ma purtroppo tante rosee speranze, tanti desideri s’infransero nel vuoto creando nei cuori un sentimento d’infinita tristezza, perché la Palestina tolta di mano al governo turco, che aveva la massima deferenza verso le confessioni cristiane, è stata data virtualmente in mano agli ebrei, che tentano di rimettere nel paese di Gesù il loro seggio e dal quale vorrebbero avviare l’attuazione del loro sogno perenne, cioè il dominio di tutto il mondo.

A questo scopo si è coalizzata l’alta finanza giudaica d’Europa e di America, che unita al largo concorso finanziario e morale del protestantesimo ha messo in opera tutte sue tristi ingerenze nella vita politica, letteraria, artistica, giornalistica per formare l’opinione pubblica, che fortunatamente incomincia a comprendere la triste realtà delle cose, cioè che della Palestina, del paese di Gesù se ne vuol fare un dominio giudaico, che ben presto arriverebbe a distruggere i monumenti più cari al nostro cuore, i Luoghi santi e l’influenza religiosa e civile che ha costato sangue a tante generazioni di popoli occidentali.

Quindi i cattolici specialmente in Palestina vengo allontanati dai pubblici uffici per darli ad ebrei; leggi restrittive sono emanate per le scuole e per le manifestazioni religiose, facendosi di tutto per convertire quella Terra santa in luogo di diporto, divertimento, di malcostume.

I Luoghi santi anziché essere liberati, si trovano nella condizione forse peggiore prima, perché con pretesti mendicati e puerili si proibisce ancora di riedificare ricordi che prima esistevano, da far dire ad un mussulmano in un circolo di cristiani: “Stavate meglio quando stavate peggio”.

Padre Ferdinando Diotallevi, L’Almanacco di Terra Santa pel 1922, Tipografia dei Padri Francescani, Gerusalemme, pagg. 35-36

Fonte: centrostudifederici.org

 

 

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