Germania / “Fare pressione sulla Chiesa”. Ecco come e perché è stato pensato il cammino sinodale

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Thomas Sternberg, già presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK), che ha lanciato il Cammino sinodale insieme al cardinale Reinhard Marx, allora presidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), è stato intervistato alla radio diocesana di Colonia sul processo sinodale avviato dal 2019 in Germania.

L’interesse di questa intervista sta nella spiegazione, senza giri di parole e senza peli sulla lingua, del perché e soprattutto del metodo utilizzato dagli ideatori del processo sinodale tedesco, nonché delle finalità perseguite. Un discorso illuminante, ma che non sorprenderà chi ha seguito con attenzione le avventure di questa impresa.

Va ricordato che Thomas Sternberg è membro dell’Unione cristiano-democratica tedesca (Cdu in tedesco) dal 1974 ed è attivo da molti anni in politica a livello locale. Dal 2005 al 2017 è stato membro del parlamento regionale del Nord Reno-Westfalia.

È stato presidente dello ZdK dal 2015 al 2021. Va notato che tutti i presidenti dello ZdK, dalla fine degli anni ’60 e dal suo cambio di status in seguito al Concilio Vaticano II, provengono da ambienti politici. In altre parole, pensano come i politici, anche quando si tratta di Chiesa.

Una tattica politica

Il signor Sternberg non esita a spiegare come è stato concepito il Cammino sinodale e per quali motivi. E prima di tutto ha detto che si è rivelato giusto “non usare una forma sinodale che sarebbe stata sancita dal diritto ecclesiastico e che avrebbe dato la possibilità di vietare una cosa del genere”. Questa forma avrebbe potuto essere un consiglio particolare o nazionale.

Come ha denunciato il Pontificio consiglio per l’interpretazione dei testi legislativi, leggendo la bozza di Statuto: “risulta chiaramente dagli articoli della bozza di Statuto che la Conferenza episcopale intende convocare un concilio particolare a norma dei cann. 439-446, ma senza utilizzare questo termine”. Sternberg giustifica pienamente questa accusa.

L’ex presidente dello ZdK spiega che, dal punto di vista del diritto ecclesiastico, il Cammino sinodale è “un processo di discussione non vincolante”. Ma solo così si può effettivamente “operare liberamente, e allora cadono anche le obiezioni critiche prefabbricate che sono state sollevate a Roma”.

Omette di dire che lo ZdK inizialmente voleva un processo vincolante – che compare nella bozza di Statuto – ma i vescovi gli hanno fatto capire che si trattava di un limite invalicabile, che rischiava di bloccare tutto. Cambiando rotta, la Dbk e la ZdK hanno deciso un processo non vincolante, ma i vescovi si sono impegnati personalmente ad attuare le decisioni.

Sternberg descrive poi le tattiche seguite. Ammette “che non possiamo decidere in Germania sulla questione dell’ordinazione delle donne o dell’abolizione del celibato”. Ma aggiunge di essere “ancora abbastanza politico da sapere che sono necessari processi e sviluppi perché i temi siano discussi”.

L’obiettivo è “parlare e fare richieste”, ha spiegato. “È solo attraverso la pressione che si ottiene un vero cambiamento”, conclude. Così, Sternberg ammette senza imbarazzo che il processo del Cammino sinodale ha lo scopo di fare pressione sulla Chiesa e su Roma.

Un risultato inaspettato

Secondo Thomas Sternberg, la via sinodale tedesca “funziona” con “molto più successo di quanto io stesso avessi immaginato”. Quindi si compiace dei testi adottati: il testo base sulle donne, sull’omosessualità nella Chiesa, sul clericalismo. “Fondamentalmente, tali questioni sono emerse davvero solo grazie a questo Cammino sinodale e ora vengono discusse fuori dalla Germania”.

Così un testo già adottato chiede un riesame dell’impossibilità di ordinare le donne, anche se Giovanni Paolo II ha dichiarato “definitivamente” nel 1994 che la Chiesa “non ha l’autorità di ordinare le donne”. Quello che papa Francesco ha finito per ammettere di recente.

Inoltre, va cambiata la dottrina cattolica riguardo al rifiuto dell’omosessualità basato sulla Sacra Scrittura e sulla legge naturale, secondo un altro documento del Cammino sinodale, adottato dalla maggioranza dai vescovi.

Infine ammette che “quando si fa un processo sinodale bisogna anche aspettarsi di non vincere”, a proposito di un testo che non è stato adottato durante l’assemblea sinodale di settembre, l’unico fino ad oggi.

Conclusione

Uno dei principali protagonisti dell’ideazione e dell’avvio del Cammino sinodale, ammette tranquillamente che questo sinodo è in definitiva un affare gestito politicamente. Si tratta di andare avanti con tutti i mezzi per esercitare una pressione sempre maggiore su Roma e sulla Chiesa, per cercare di ottenere cambiamenti strutturali che non facciano altro che sfigurare la Chiesa e distorcerla, se ciò fosse possibile.

Dopo tali confessioni, che non fanno altro che confermare quanto già si sapeva, ma che mostrano la profonda intenzione degli iniziatori del progetto, sembra difficile non fermare una volta per tutte questa impresa che non ha nulla di cattolico, per purificare un po’ l’odore fetido che porta con sé. È una questione che riguarda la salvezza delle anime.

Fonte: fsspx.news

 

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