In morte di Aldo Canovari

di Aldo Maria Valli

Ho appreso con profondo dispiacere la notizia della morte di Aldo Canovari, l’imprenditore-editore di Macerata fondatore e anima di Liberilibri, un gioiellino di casa editrice. Aldo veniva definito generalmente un liberale, ma la trovo una definizione riduttiva. Certamente il mondo liberale, in tutte le sue declinazioni, era il suo universo, ma soprattutto Aldo amava la cultura e il bello. Curioso di tutto, non metteva limiti ai suoi interessi e in lui ho sempre visto quello stupore di tipo fanciullesco che è la cifra dei grandi.

Quando mi chiamò per scrivere la presentazione del libro Dottrina sociale cattolica ed economia di mercato (libro che raccoglie contributi di una decina di studiosi di scuola anglosassone) restai francamente stupito. Per introdurre un libro così uno penserebbe a un professore universitario, e invece Aldo chiamò me, che all’epoca stavo ancora al Tg1 come vaticanista. E quando mi chiamò dimostrò di conoscermi piuttosto bene. Sapeva delle mie radici liberali ma anche del mio essere cattolico, sapeva dei libri scritti su Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, sapeva del mio libro Piccolo mondo vaticano e insomma mi aveva seguito, mi stava seguendo da tempo. E secondo lui potevo accompagnare il lettore alla conoscenza dei testi di gente del calibro di Philip Booth, Samuel Gregg, Kishore Jayabalan, Robert Kennedy, padre Sirico…

Iniziò così la nostra amicizia. Che fu subito bella e intensa e mi portò con naturalezza a scrivere per Liberilibri tre opere: Come la Chiesa finì (una distopia che si sta realizzando sotto i nostri occhi), 266. Jorge Mario Bergoglio Franciscus P.P. e Virus e Leviatano. I primi due sono libri sulla Chiesa, il terzo sull’uso sociale e politico della “pandemia”, con un capitolo dolente sulla capitolazione della Chiesa dinnanzi alla narrativa dominante. Al che uno potrebbe chiedersi: ma perché tanta attenzione alla Chiesa da parte di un editore liberale e liberista? Risposta semplice: perché Aldo era interessato a tutto, purché l’ottica non fosse quella del pensiero autorizzato ma quella controcorrente di chi ama ragionare con la propria testa guardandosi bene dall’aderire alle conventicole culturali à la page. E a me non sembrò per niente strano che le mie pagine di critica alla “chiesa di Francesco” venissero stampate da Aldo, campione del pensiero liberale. Ci sono sintonie profonde che vanno ben al di là delle etichette e delle catalogazioni. E con Aldo la sintonia era tale che a volte non c’era nemmeno bisogno di spiegazioni. Bastavano pochi cenni e ci si trovava subito dalla stessa parte. Quella degli Apoti di prezzoliniana memoria, coloro che non se la bevono, che non accettano di stare al gioco dei padroni del pensiero e smontano i granitici dogmi della correttezza politica e culturale. Quella di chi guarda con sospetto non solo allo Stato (e quindi all’inveterato statalismo di tanti di noi italiani), ma in generale a tutti i soggetti collettivi (la società, la comunità) dei quali spesso ci si serve soprattutto per nascondere le responsabilità individuali, evitare di metterci la faccia e scaricare le colpe sugli altri.

Aldo era malato da tempo. La Sla lo aveva colpito impietosamente. Eppure in lui continuai a percepire la passione per le idee e per i libri belli, accompagnata da una curiosità senza confini e da autentica bontà. Perché Aldo, alla fin fine, era un uomo buono. Gentile e buono. E naturalmente elegante, come eleganti, nella loro accurata semplicità, sono le opere edite da Liberilibri. Un italiano atipico, di quelli che forse possono nascere e crescere solo in qualche provincia appartata, alla larga dalle fabbriche culturali delle metropoli.

Caro Aldo, conoscerti è stato bellissimo. Scrivere per Liberilibri un onore. Ti ricordo con tanto affetto.

I miei ultimi libri

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