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Lettera / Ma com’è possibile che i pastori non vedano?

Caro Valli,

desidero condividere con lei e con i lettori di Duc in altum alcune riflessioni che nascono da un paio di eventi vissuti in prima persona.

Il primo riguarda “l’adeguamento liturgico” in corso nel luogo in cui vivo e sono cresciuto.

Parlo di una piccola pieve romanica dell’anno 1000; una chicca, con il soffitto affrescato, dipinti e immagini sacre alle pareti, l’organo restaurato e le balaustre in marmo bianco.

Fino a quando ci fu un parroco della pieve, la celebrazione si tenne all’altare maggiore, orientato a Est, secondo le regole pre Concilio. Poi la parrocchia fu affidata al parroco della chiesa principale del paese, il quale, appena arrivato, fece piazzare un tavolo di legno davanti all’altare maggiore e incominciò a celebrare solo lì. Poi, in occasione della visita del vicario arcivescovile, informò noi parrocchiani di aver chiesto un preventivo per realizzare un nuovo altare in marmo, approfittando di fondi messi a disposizione da un istituto di credito locale.

In quella riunione manifestai la mia contrarietà, visto che un altare maggiore già c’era, ma mi fu risposto in maniera secca e perentoria che lui non intendeva celebrare la Messa “preconciliare”.

Il nuovo altare è stato quindi realizzato e inaugurato. E sinceramente, come si dice dalle mie parti, in quel contesto ci sta come il cavolo a merenda. Il gioiellino è stato deturpato.

La seconda riflessione nasce dalla mia partecipazione, con i figli, alla Santa Messa che si tiene in parrocchia con la partecipazione dei bambini del catechismo.

Appena si entra in chiesa, sembra di trovarsi non in un luogo di culto ma in una sala per incontri: persone che chiacchierano tra loro, altre che camminano, altre impegnate a spostare le panche, altre che provano chitarre, tromba, triangolo, cembalo. Al momento di entrare nella casa del Signore, nessuno – bambini o adulti – fa la genuflessione davanti al Santissimo (anche perché è stato spostato in una cappella laterale ed entrando non si vede). Poi, al termine della Messa, una serie di annunci e di nuovo chiacchiere, saluti, confusione.

A casa ne ho parlato con i figli manifestando le mie perplessità e il mio disappunto. E loro sono d’accordo con me: troppe chiacchiere, troppa confusione, poco raccoglimento. Solo sulla musica sono più tolleranti.

Ormai mi sembra evidente che a proposito di fede e liturgia stiamo trasmettendo ai nostri figli e nipoti qualcosa di completamente diverso da ciò che abbiamo ricevuto.

Niente più senso del sacro, niente più timor di Dio, niente più adorazione e centralità del sacrificio eucaristico. Solo umano protagonismo e impoverimento spirituale.

Penso anche al catechismo dei bambini, ridotto a intrattenimento per disegnare e mangiare merendine. E con quali risultati? Chiese che si svuotano, parrocchie che sopravvivono a stento.

Ma com’è possibile che i pastori non si rendano conto? Perché continuano lungo questa strada?

Io ho deciso. Quando posso vado alla Messa vetus ordo dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote. È un’oasi di vera fede e di liturgia autentica, grazie a bravi sacerdoti veramente cattolici. Ma ora vedo che la Santa Sede li considera quasi un pericolo e provo un fortissimo sconcerto: perché il papa tace di fronte agli abusi liturgici e alla confusione e perseguita chi cerca di mantenersi cattolico?

Mi scuso per lo sfogo, ma Duc in altum è uno dei pochi luoghi in cui si possa parlare sinceramente e avevo bisogno di condividere con qualcuno i mei pensieri.

Andrea

Aldo Maria Valli:
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