La diplomazia del papa, la guerra e Cappuccetto rosso

di L.B. e R.C.

redazione Il sismografo 

Domenica, rientrando a Roma da Budapest, nell’incontro con i giornalisti sull’aereo, Eliana Ruggiero, giornalista dell’agenzia Agi, ha chiesto al papa se il premier Orbán e il metropolita Ilarion erano in grado di “accelerare il processo di pace in Ucraina e rendere anche possibile un incontro [tra Putin e il Papa stesso]”. Insomma, ha aggiunto la giornalista: loro due “possono fare da intermediari?”.
Ecco la risposta del Santo Padre:

Lei può immaginare che in questo incontro non abbiamo parlato solo di Cappuccetto rosso, abbiamo parlato di tutte queste cose. Si parla di questo perché a tutti interessa la strada della pace. Io sono disposto, sono disposto a fare tutto quello che si deve fare. Anche adesso è in corso una missione, ma ancora non è pubblica, vediamo… Quando sarà pubblica ne parlerò (vatican.va).

Buoni e cattivi

La battuta papale su Cappuccetto rosso, oltre a essere conosciuta e simpatica, è rivelatrice però di un qualcosa di significativo, e cioè,  che con Orbán (quaranta minuti di colloquio) e con Ilarion (venti minuti) si è parlato sull’Ucraina senza far ricorso allo “schema di Cappuccetto rosso”, vale a dire alla narrazione dove c’è uno “che è buono” e un altro “che è cattivo”. È noto, dall’inizio della guerra russa contro l’Ucraina, che per papa Francesco questa dicotomia sarebbe la lettura più facile del binomio “aggressore-aggredito” e quindi insidiosa (Il papa: “Non si può ridurre la guerra a una distinzione tra buoni e cattivi”, Vatican News, 14 giugno 2022)

Papa Bergoglio, nel giugno 2022, incontrando i direttori delle riviste culturali dei gesuiti, parlando sullo scontro Kyiv-Mosca aveva già detto che non esiste uno buono e un altro cattivo. Il pontefice, domenica tornando da Budapest, rispondendo all’Agi ha voluto dire sia a Zelensky sia a Putin: “Attenti, io non vi divido in buoni e cattivi e non dico chi è buono e chi è cattivo”. Da più parti si ritiene che questa sia la ragione per cui da quasi quindici mesi, papa Bergoglio rifiuta di identificare apertamente l’aggressore e l’aggredito. Si tratta della conosciuta equidistanza che in molti ritengono condizione sine qua non per parlare con uno e con l’altro. Questa complessa posizione, il rifiuto dello “schema di Cappucetto rosso”, Francesco la spiegò nella famosa intervista a La Stampa in cui disse che la Nato sta “abbaiando alle porte della Russia”[1].

Missione per ora coperta

Il Santo Padre però usa un’espressione specifica quando rinnova la sua disponibilità a fare tutto il possibile per raggiungere la pace, anche adesso.  Dice: “È in corso una missione, ma ancora non è pubblica. Vediamo come… Quando sarà pubblica la dirò”.

Secondo alcuni osservatori e analisti, il papa si riferiva a possibili azioni diplomatiche di suoi collaboratori più vicini, forse visite a capitali europee, per esporre il pensiero di Francesco e le considerazioni della diplomazia vaticana e tutto ciò eseguito con un comportamento simmetrico verso le parti in conflitto: Kyiv e Mosca. Con l’Ucraina ricevere un alto rappresentante vaticano è possibile in qualsiasi momento. Tale disponibilità invece è più problematica nel caso di Mosca, fino a oggi molto chiusa, distante e fredda con il pontefice.

Mosca e Kyiv sono d’accordo, anche se può sembrare paradossale, nel voler rifiutare un’eventuale mediazione vaticana allo stato attuale delle cose.

Il chiarimento del metropolita Ilarion

Abbiamo interpellato alcune fonti vaticane per chiedere precisazioni o spiegazioni approfondite sulle parole del pontefice. Prima però abbiamo letto ai nostri interlocutori le parole del metropolita Ilarion pubblicate ieri con un video di oltre otto minuti in cui a un certo punto dice: “Sulla stampa sono apparse insinuazioni secondo le quali avrei incontrato papa Francesco per dargli delle informazioni allo scopo di raggiungere alcuni accordi segreti oppure per altri scopi politici. Rispondo per chi è interessato: non c’è stato nulla che riguardi i rapporti bilaterali tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa russa. Non si è discusso su nessuna questione politica. L’incontro era di natura personale tra due vecchi amici.

Per le fonti vaticane interpellate, le dichiarazioni del metropolita Ilarion sono più che corrette. “Corrispondono esattamente ha quanto è accaduto”, dicono, e aggiungono che “da parte della Santa Sede non c’era null’altro che un abbraccio di cortesia tra persone che si conoscono e hanno lavorato insieme per diversi anni. Tutti e due ci tengono veramente all’ecumenismo seppure il passaggio è difficile, incerto e complesso. Inoltre il solo sospetto che Ilarion sarebbe stato troppo disponibile a ipotetiche richieste di Francesco poteva essere micidiale per il metropolita”.

Infatti, una buona parte delle dichiarazioni di Ilarion sono rivolte chiaramente alla gerarchia del patriarcato di Mosca (Metropolita Ilarion: “Con Papa Francesco non abbiamo parlato di nessuna questione politica o su accordi segreti”, 1° maggio 2023)

Francesco e Orbán

Nel caso dell’incontro con il premier Viktor Orbán (28 aprile scorso), che ha ricevuto da papa Francesco un sostegno chiarissimo seppure con diverse divergenze, trattate dal pontefice con educazione e delicatezza nonché affabilità, e discusse anche in lingua spagnola con la presidente Katalin Novák, nel mondo diplomatico di Bruxelles si sottolineano elementi simili all’incontro con Ilarion.

“Tra il primo ministro ungherese e il pontefice non si è discusso su eventuali piani per la pace in Ucraina”, precisano. “Non c’era il proposito di sostituirsi o intralciare quanto è in corso nei canali diplomatici di mezzo mondo. Sia Kyiv sia Mosca sanno che al tavolo dei negoziati si potrebbe arrivare relativamente presto, ma per ora, purtroppo, è prioritario per le due parti l’impegno militare allo scopo di sedersi a parlare da posizioni forte e chiare sul terreno. Ora la questione politica sostanziale è cosa chiederà Pechino ai russi e cosa accetterà Mosca. E lo stesso vale per l’Ucraina”.

Infine, le dichiarazioni a un alto consulente di Zelensky alla Cnn, ieri sera, che ha detto che non esistono colloqui in cui altri parlano in nome dell’Ucraina, hanno messo una pietra tombale su questa fase confusa e pericolosa.

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[1] Dobbiamo allontanarci – spiega Bergoglio alla Stampa – dal normale schema di Cappuccetto rosso: Cappuccetto rosso era buona e il lupo era il cattivo. Qui non ci sono buoni e cattivi metafisici, in modo astratto. Sta emergendo qualcosa di globale, con elementi che sono molto intrecciati tra di loro. Un paio di mesi prima dell’inizio della guerra ho incontrato un capo di Stato, un uomo saggio, che parla poco, davvero molto saggio. E dopo aver parlato delle cose di cui voleva parlare, mi ha detto che era molto preoccupato per come si stava muovendo la Nato. Gli ho chiesto perché, e mi ha risposto: “Stanno abbaiando alle porte della Russia. E non capiscono che i russi sono imperiali e non permettono a nessuna potenza straniera di avvicinarsi a loro”. Ha concluso: “La situazione potrebbe portare alla guerra”. Questa era la sua opinione. Il 24 febbraio è iniziata la guerra. Quel capo di Stato ha saputo leggere i segni di quel che stava avvenendo.

Fonte: ilsismografo.blogspot.com

 

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