Genova / Quella “veglia di preghiera contro l’omotransfobia” in una diocesi che è ormai l’ombra di se stessa

Cari amici di Duc in altum, torna a scriverci Romano Curiale, che come di consueto si occupa di Genova. E ancora una volta ha parole dolenti, vista la sconfortante situazione nella gloriosa arcidiocesi.

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Caro Valli,

avevo deciso di ignorare i pur numerosi spifferi che quasi quotidianamente mi giungono da Genova. Ho la mia età e mi rattrista troppo vedere una così gloriosa arcidiocesi, sede cardinalizia, umiliata e vilipesa ad extra ma, soprattutto, ad intra. Ormai san Giorgio sembra aver battuto in ritirata e il drago la fa da padrone. Padrone di che, poi? Di una diocesi derelitta e cenciosa, l’ombra di sé stessa, regno di petulanza e pavidità, piaggeria e ignoranza, condannata all’insignificanza, alla tiepidezza. E Lei conosce, mio caro amico, la sorte che attende i tiepidi: “Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca” (Apocalisse 3,15-16).

Ebbene, cos’hanno combinato nuovamente a Genova?

Il Gruppo Bethel di cristiani LGBTQ+ a Genova – così si definisce – promuove una veglia per un mondo senza omotransfobia. Fin qui non ci sarebbe alcuna notizia, ché ognuno è libero di vegliare per quel che vuole, col solo rischio di perdere il sonno inutilmente.

La cosa significativa è, invece, che tale veglia si svolga nella chiesa di San Pietro in Banchi, nel centro di Genova, chiesa aperta al culto, nel vicariato del centro storico, in cui sorgono chiese e basiliche storiche di Genova, come quella delle Vigne, di cui è meglio tacere che parlare, stante la situazione in cui è stata lasciata da chi è migrato ad altri lidi, a coste meno scoscesa e acque basse.

Ebbene, proprio in questa chiesa in cui, secondo la tradizione, si radunavano a pregare i crociati prima di partire per la Terrasanta, il 16 maggio si terrà la suddetta veglia contro l’omotransfobia.

Notizie di stampa locale c’informano (ma speriamo l’arcivescovo smentisca) che “fino a qualche anno fa, all’interno della nostra Chiesa eravamo a malapena tollerati: ci siamo sentiti pienamente accolti dopo tanti anni solo quando l’arcivescovo Marco Tasca ha voluto conoscere la nostra storia, aprendoci le porte della Curia, e ci ha incoraggiati ad andare avanti”. Così, pare, dalle parole della fondatrice di Bethel.

Speravo, caro Valli, che la veglia annunciata fosse l’improvvida iniziativa di qualcuno un po’ confuso in materia di catechismo e morale cattolica. Invece sembra che sia stato addirittura designato da tempo un rappresentante dell’arcivescovo per “seguire” il gruppo Bethel, nella persona, prima, di monsignor Anselmi e ora, approdato egli ad altra spiaggia e altro mare, di don Gianni Grondona, vicario episcopale per la comunione e la sinodalitá (sic). Quest’ultimo consterebbe essere addirittura “assistente spirituale” del suddetto gruppo.

Don Grondona è uno dei vicari di cui si è circondato monsignor Tasca, uno di quelli del cerchio magico, come lo chiamano a Genova. Si sa che i genovesi mal digeriscono di essere turlupinati con la tecnica “stucco e pittura fa bella figura”, come dicono loro. È dai tempi della Repubblica marinara che non digeriscono queste pietanze. Il cerchio magico: un’élite clericale, di nomina arcivescovile, i cui risultati in termini di reale evangelizzazione e salutare aumento della pratica religiosa (cattolica) tendono allo zero, se non a valori negativi.

Cotale vicario – leggiamo – interverrà alla veglia e, a questo punto, dobbiamo ipotizzare (sperando vivamente in una smentita) a nome e per conto dell’arcivescovo, essendo specificato nel manifesto che trattasi di “vicario episcopale arcidiocesi di Genova”. Anzi, il suo nome figura primo nella lista degli intervenienti, a suggerire una posizione preminente dello stesso in seno all’evento.

Un’ultima chicca è poi la citazione evangelica del manifesto: “Chi accoglie Voi, accoglie me”. Scritto proprio così: Voi con V maiuscola e me con la m minuscola. LGBTQ+ maiuscoli, Nostro Signore Gesù Cristo minuscolo. Un refuso?

Per intanto prendiamo atto che nell’arcidiocesi che fu del compianto cardinale Siri il gettito dell’otto per mille quest’anno è calato di una cifra considerevole, si parla di 600 mila euro. Che ci siano ancora dei cattolici a Genova che, senza sprecare parole, abbiano deciso finalmente di chiudere i cordoni della borsa proprio a motivo dello scandalo dato dai loro pastori?

Ai posteri…

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Nella foto, la chiesa genovese di San Pietro in Banchi, sede della “veglia di preghiera per un mondo senza omotransfobia”

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